Opera di Roma. L'Amore va alla guerra

Articolo di: 
Livia Bidoli
Roméo et Juliette

L'opera lirica Roméo et Juliette di Charles Gounod è andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma lo scorso 28 aprile ed in diretta su Radio3: fino al 6 maggio è stato possibile vedere ed ascoltare questo capolavoro di Gounod con la regia di Luca De Fusco, al suo debutto al lirico capitolino per il triennio di cooperazione col Teatro di Roma, di cui De Fusco è attualmente direttore artistico. Il titolo in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, ritrova sul podio Daniel Oren insieme al Maestro del Coro Ciro Visco.

La celebre contrapposizione tra le due famiglie di Verona Montecchi e Capuleti, funestata oltremodo dalla tragedia dell'amore impossibile tra Romeo e Giulietta, nella musica di Charles Gounod, così espressiva in tutta la gamma emozionale sia nei suoni sia nelle voci, raggiunge un apice di cum passio, di cui tutto il pubblico si è reso partecipe. La tragedia che William Shakespeare ha ripreso nel'ominimo dramma in prosa (1594-95) viene presentato al Costanzi con una prima scena mesta di pioggia, con un coro muto magnifico e gli ombrelli tutti aperti a ripararsi dall'uggiare dell'acqua. La corte è nera e grigia, colori scuri e neutri, il pallore mortale delle maschere di teschio che indossano fa il paio col bianco delle tutine da scherma: siamo in guerra, e la morte serpeggia al ballo in maschera dei Capuleti. La tragedia in cinque atti non dà speranza di scampo. Però, al primo atto si salta subito sulla sedia con il bellissimo "Je veux vivre" del soprano bulgaro Nino Machaidze, che dall'alto della scalinata in rosso vestita, testimonia la sua volontà di darsi all'amore e non al matrimonio già predisposto dal capofamiglia. Abbiamo quindi, già al termine del primo atto, due pezzi clamorosi: il coro muto, interpretato con grande trasporto e splendidamente diretto da Ciro Visco; ed una delle arie indimenticabili della tragédie lyrique.

D'altronde questa meravigliosa tragedia del Bardo, tradotta in opera in cinque atti dalla musica di  Charles Gounod, ha avuto la sua prima assoluta al Théâtre Lyrique (Théâtre-Lyrique Impérial du Châtelet), di Parigi il 27 aprile del 1867, un anno in cui la Francia era in guerra su scala internazionale, Messico, Giappone, Indocina, e questo spiega ampiamente anche la scelta del tema centrale, che De Fusco rapporta con tempi piu' vicini alla nostra storia ed a Verona, ovvero Salò e la gurra civile tra repubblichini e partigiani. 

Il blu carta da zucchero di Roméo ed il rosso, e poi il bianco di Juliette, sono gli unici colori permessi ai protagonisti, - Crisolini Malatesta cura scene e costumi - gli altri, come dicevamo, sono grigi, neri o bianchi, un'assenza di colori come di sentimenti, tutti asserviti ai dettami delle due famiglie regnanti, che sembrano piu' dei capi militari che dei parenti per gli stessi figli e cugini. 

Una sezione particolarmente romantico-onirica è il ritaglio scenografico e proiettivo -  Alessandro Papa i video e Gigi Saccomandi le luci - sulla Regina Mab, la regina dei sogni di Albione, evocata da Mercutio dopo aver ascoltato la premonizione del sogno di Roméo: un apparato di paesaggi gotici à la Caspar David Friedrich, che ci conducono altrove, in un regno di fate e troll, dove quelle scene comiche - le uniche tagliate nel libretto di Jules Barbier e Michel Carré - si rianimano con le parole finali dell'amico fidato di Roméo. 

Naturalmente il clou dell'opera è sotto il balcone, come suole, e qui il nostro romano Vittorio Grigolo, allievo da bambino della Cappella Sistina, che ha portato il ruolo alla Scala nel 2011 e al Met nel 2017; nonchè conosciuto al Costanzi come eccellente Cavaradossi in Tosca, Alfredo ne La traviata e Nemorino ne L’elisir d’amore, fa il suo: "Adieu, de cet adieu si douce est la tristesse" (Atto II, scena quinta), insieme ad una altrettanto coinvolgente Nino Machaidze.

Altra scena stringente è il duello che rappresenta il climax in discesa nel massacro, nella doppia morta dei protagonisti per un fraintendimento e nonostante l'aiuto di Frère Laurent (un protettivo e dimesso per la parte Nicolas Courjal; ed invece glorioso ed autoritario come Le Duc de Vérone). Qui Mihai Damian (Mercutio) e Valerio Borgioni (Tybalt) si affrontano con lena e freddezza, acerbità e disprezzo mostrate mentre Roméo non riesce a sedare la lotta. Nemmeno Gertrude (la balia di Giulietta, ben interpretata da Géraldine Chauvet). Bravi e ottimamente mossi sul palco Raffaele Feo (Benvolio), Alessio Verna (Gregorio) e, da "Fabbrica" Young Artist Program, Alejo Álvarez Castillo (Pâris). Gli spettri si materializzano in modo defnitivo e la guerra è dichiarata oltremodo. 

Lo scioglimento è particolare in Gounod ed apertamente diverso dalla tragedia shespiriana: i due protagonisti parlano o meglio, cantano, la loro condanna. Il meraviglioso equilibrio tra la grande presenza del Coro, protagonista a sua volta, come ente disturbatore e raccontatore di ciò che avviene sulla scena poichè deciso dai conflitti di interessi, è ben miscelato e dosato con il corrispettivo afflato interiore dei protagonisti prima di tutto, di profonda introspezione ed intimità. Da sottolineare anche i movimenti coreografici di Alessandra Panzavolta ben calibrati nel loro insieme ed affascinanti. 

Il primo progetto di connubio tra Opera di Roma e Teatro di Roma attraverso la regia di Luca De Fusco è di sicuro un successo. De Fusco è conosciuto per aver guidato diverse istituzioni teatrali nazionali: lo Stabile del Veneto, il Teatro Nazionale di Napoli, il Napoli Teatro Festival e lo Stabile di Catania; i suoi allestimenti sono stati rappresentati in teatri di rilievo come il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Massimo di Palermo e l’Arena di Verona.

La grande affinità, coltivata negli anni, tra il Maestro Daniel Oren ed il Teatro dell'Opera di Roma, che ha guidato nel 1979 come direttore, inziando una collaborazione felice proseguita finora, dà qui uno dei suoi frutti piu' raffinati, con l'attenzione alla lirica francese esaltandone financo il suo aspetto di grandeur con slancio. L'affiatamento con l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma del M° Oren, lo ha fatto acclamare sul palco dai ripetuti applausi per tutti, in particolare per i due ruoli protagonisti di Machaidze e Grigolo.

Pubblicato in: 
GN28 Anno XVIII 11 maggio 2026
Scheda
Titolo completo: 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
DOPPIO SOGNO – STAGIONE 2025/2026 

ROMÉO ET JULIETTE
Musica di Charles Gounod
Opera in cinque atti
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré

Direttore Daniel Oren 
Regia Luca De Fusco 

Maestro del Coro Ciro Visco  

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Luci Gigi Saccomandi     
Video  Alessandro Papa               
Movimenti coreografici Alessandra Panzavolta                       

PERSONAGGI     INTERPRETI
Juliette   Nino Machaidze / Vannina Santoni  2, 5
Roméo  Vittorio Grigolo / Duke Kim  2, 5
Frère Laurent  Nicolas Courjal
Mercutio  Mihai Damian
Stéphano   Aya Wakizono
Capulet   Christian Senn
Tybalt    Valerio Borgioni
Gertrude   Géraldine Chauvet
Le Duc de Vérone   Nicolas Courjal
Pâris  Alejo Álvarez Castillo*
Benvolio  Raffaele Feo
Gregorio   Alessio Verna

*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma nell’ambito di un progetto triennale in collaborazione con il Teatro di Roma

TEATRO COSTANZI 

PRIMA RAPPRESENTAZIONE martedì 28 aprile, ore 20.00

REPLICHE
giovedì 30 aprile ore 20.00
sabato 2 maggio ore 18.00
domenica 3 maggio ore 16.30
martedì 5 maggio ore 20.00
mercoledì 6 maggio ore 20.00