- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Opera di Roma. Piramo e Tisbe di Lampe, mock opera a Montemartini
Il Teatro dell’Opera di Roma si sposta per una sera, il 25 ottobre scorso, a Via Ostiense, alla Centrale Montemartini, un museo unico che fonde insieme statuaria antica e vecchi macchinari industriali, il bianco delle statue romane con il nero del ferro dei macchinari dismessi. Una cornice suggestiva, anzi metafisica, per ospitare una autentica rarità musicale settecentesca riscoperta dal musicologo settecentista Lorenzo Tozzi, instancabile ricercatore e divulgatore della musica barocca soprattutto italiana. In scena, in una lodevole cooperazione tra Opera, Teatro di Roma e Sovrintendenza dei Beni culturali, la mock opera Piramo e Tisbe del tedesco John Frederick Lampe, fagottista nell’orchestra di Händel, andata in scena al Covent Garden di Londra nel 1745.
Nell’adattamento testuale e drammaturgico del regista Cesare Scarton e di Lorenzo Tozzi, che cura anche la consulenza musicale, in una cornice parodistica si è rivissuta la vicenda della rappresentazione comica dei giovani innamorati Piramo e Tisbe, seguendo la traccia della scena finale del Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer Night's Dream, 1595) di William Shakespeare che riscriveva il mito delle Metamorfosi di Ovidio in chiave grottesca (si trattava allora di prendere in giro attori dilettanti e maldestri).
In Lampe invece la satira è contro la trionfante opera italiana dei Porpora e Bononcini ma anche contro quella di Händel, che si dividevano pubblico e corte londinese (il Principe di Galles e la nobiltà con gli italiani, Re Giorgio e Regina con Häendel). L’opera nasceva infatti dal sogno di dare vita ad un’opera inglese in antitesi al predominio assoluto del melodramma italiano giudicato inverosimile, con lieti fine improbabili e cantanti troppo esosi.
La felice riscoperta (arie in inglese, parlati in italiano) si legava alla buona vena del regista Scarton che riusciva a delineare molto significativamente la cornice affidata a giovani attori della Scuola del Teatro di Roma (Federico Gariglio, Giacomo Cremaschi, Andrea Cuciuc, Emanuele Baldoni e Niccolò Massi), sottolineando l’aspetto ridicolo e grottesco.
Alla tastiera Antonio Pergolizzi ha evocato con personalità le note, talvolta anche di un intenso pathos lirico, di Lampe assecondando le ugole dei giovani di Fabbrica (tre cinesi e un argentino) impegnati un in repertorio per loro inconsueto: Guabgwei Yao (un impulsivo Piramo), Jessica Ricci (una fragile Tisbe), Jiacheng Fan (un biancheggiante e stralunato Muro), Alejo Alvarez Castillo (un roboante Leone), Dayu Xu (una Luna dark).
Divertimento, cultura e buona musica per tutti per una prima italiana che ha incuriosito e stregato il pubblico, che ha decretato un successo che incoraggia ad ulteriori riscoperte.



