- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Opera di Roma. Il Trionfo dell'Inganno
Con la direzione musicale di Gianluca Capuano, da anni alla guida di Les Musiciens du Prince – Monaco, ensemble creato da Cecilia Bartoli, è giunto al Costanzi un capolavoro morale di Georg Friedrich Händel, Il trionfo del Tempo e del Disinganno. Per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, l’oratorio in due parti, nella sua prima versione composta proprio a Roma nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, è proposto in forma scenica dal 7 al 14 aprile 2026, con la regia di Robert Carsen.
Chissà se Händel si sarebbe mai immaginato di arrivare a sostituire uno specchio (della strega delle favole come in Biancaneve) con un dispostitivo di comunicazione ultramoderno come il cellulare, che sostanzialmente è un pc portatile touchscreen? Robert Carsen con il suo allestimento del 2021 al Festival estivo di Salisburgo è del tutto attuale, e mancavano solo i protagonisti reali tra il pubblico: i giovani e gli studenti che ne fanno uso compulsivo 24 ore al giorno, o quasi, hélas!
Come al solito però, e ben insegna l'opera allegorica di Händel, il Tempo ed il Disinganno insegnano solo a posteriori che non si può prevenire proprio nulla, e come in Siddharta di Hermann Hesse, bisogna fare di tutte le esperienze un fagottino, piu' o meno ingombrante, che siano esse droghe, lussuria, promiscuità, vanità, ed il resto del catalogo dei vizi possibili, con queste sicuramente in testa.
La nostra Bellezza, impersonata da un soprano svedese carina e piccolina, Johanna Wallroth - diversamente da come ci immaginiamo noi italiani le svedesi, dai tempi dei Vitelloni cinematografici, naturalmente! - è brava e ben interpreta la sua parte di giovane svagata, superficiale e svampita anzitempo: su una passerella fatta apposta per lei e tutti quelli che partecipano al Talent Show organizzato da Piacere, Anna Bonitatibus, soprano della Basilicata che ci ha regalato l'aria "Lascia la spina, cogli la rosa" da applauso e commozione nella seconda parte dell'opera.
In ogni caso, dicevamo che Piacere è la Main Manager - una sorta di Maria De Filippi all'opera - di una squadra di ragazzi vanesi di fronte al cellulare come alla telecamera: diciamo che oggi il cellulare è la telecamera onnipresente nella vita di tutti e che tutti adoperano come se la legge sulla Privacy non esistesse, riprendendo la qualunque (non ricordando che è reato penale riprendere e soprattutto conservare, senza prevìo consenso, immagini altrui, in movimento o non) e i Qualunque che, inavvertitamente, gli si avvicendano intorno.
In un tripudio di rosa fucsia, viola giacinto, rosso fuoco, ed acidi verdi, il carrozzone televisivo è in onda anche nella buia discoteca dove due occhi d'ombra ai lati guardano la scena un pò come un gigantesco Scream (cfr. la serie di film horror): chiaramente sono Tempo e Disinganno che si materializzano sia per il fermo-immagine della scena, parabolando le loro minacce sulla Verità dello scorrere inevitabile del Tempo per chiunque, consapevole o non, e per aprire quelle "urne", con la bell'aria cantata dal Tenore britannico Ed Lyon, che di certo non si richiudono a richiesta. Raffaele Pe, inossidabile presenza come controtenore internazionale apprezzato oltr'alpe al Festival estivo di Innsbruck di musica antica, è perfetta metafora del Disinganno. La sua aria "L'uomo sempre sè stesso distruggge/l'anno sempre sé stesso rinnova", è perifrasi perfetta di come la vita si rinnova nonostante il nostro avanzare cogli anni, che nella seconda parte si materializza con un doppio del teatro in forma di specchio a tendine ed i doppi di Bellezza, infanta e vecchia. Gli occhi dell'anziana Bellezza guardano quella giovane quasi a rimproverarla di sprecare il suo tempo in piaceri senza senso che l'aria prima della seconda parte del Tempo dispiega: "Se del falso piacere", spronando così alla ricerca del vero bene: "Il falso rende al falso, il vero al vero".
Nella drammaturgia Ian Burton ha diminuito alcune arie, non è dato sapere il perchè ed il per come, in ogni caso sembra tutto alquanto funzionale, come alle scene, ben concepite in un'evoluzione verso la discesa interiore, e verso l'oscurità di ciò che appena si scorge, a cura di Gideon Davy, anche curatore dei costumi. Luci ben presenti, anche sul pubblico a volte, e simboliche nei colori, a cura di Peter van Praet e Robert Carsen stesso. Ben ideati i balli di gruppo a cura di Rebecca Howell, ed interessanti i Video RocaFilm, per la Green Room, effetti morphing e transizioni (avvizzimento dei fiori; invecchiamento e ringiovanimento dei volti).
Grandissimo plauso per la sincronica, orecchiabilissima nei suoi fraseggi, bella direzione di Gianluca Capuano, alla guida dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma: applauditissimo insieme ai cantanti Pe e Bonitatibus in particolare.



