- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Opera Massenzio 2025. Don Giovanni alle giostre, ovvero l'epifania edipica
Il dramma gioco di Mozart, Don Giovanni, ossia Il dissoluto punito, è approdato alla Basilica di Massenzio per la stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma: Vasily Barkhatov, regista russo classe 1983, in grande ascesa internazionale, ha firmato il suo debutto a Roma in questa nuova produzione del titolo mozartiano, che è stata in scena da domenica 20 luglio fino al 25 luglio. Sul podio, alla direzione dell’Orchestra dell’Opera di Roma è stato impegnato Alessandro Cadario, impegnato nella partitura in seconda versione, quella viennese del 1788.
La scena del Don Giovanni di questo regista russo nato a Mosca, Vasily Barkhatov, si avvalgono dell'ingegnosa immaginazione del bielorusso Zinovy Margolin, che ha mutato la Basilica di Massenzio in una grande giostra con giardino, panchina ed uno psicodramma che avviene tra Don Giovanni ed i suoi "presunti" genitori, una sorta di epifania edipica. Il regista stesso ha spiegato infatti: "Assisterete a un viaggio nella vita di Don Giovanni, dalla sua infanzia, attraverso l’età adulta, fino alla morte. Ripercorreremo i traumi vissuti e le tragedie della sua vita".
La lettura edipica acquista una sua ironia soprattutto quando nella scena clou dell'uccisione del padre di Donna Anna, viene soffocato dai pop-corn, una macabra ironia che fa sembrare beffarda anche la morte. D'altronde il padre di Donna Anna è raffigurato su una panchina insieme alla moglie, una sorta di coppia zombie che "vegeta" senza proferir parola.
Sulla vitalità di Don Giovanni invece, non cè che dire; Barkhatov d'altronde ha ascelto appositamente, ecco le sue parole: "Un interprete come Roberto Frontali, artista all’apice della sua carriera, maturo." Aggiungiamo noi, che ha dato il meglio, in una rappresentazione che lo situa in bilico tra il proprietario sbilenco di una giostra che vive poveramente in una roulotte, ed un pedofilo supposto per la miriade di segni tangibili come i pelouche in esposizione magna, e quello di Zerlina in particolare, un gigantesco orso rosa. Quindi i costumi efficaci della russa nata a San Pietroburgo Olga Shaishmelashvili, compresi unicorni ed altre figure che rimandano ai bambini.
L'ambiguità è una delle cifre di Don Giovanni ed in questa versione troviamo financo le ombre della giostra, che inquietano: degli enormi quadri di Rorschach che riportano virtualmente al dramma edipico che fa di Don Giovanni una figura di divoratore-divorato (vedi Aldo Carotenuto, Riti e miti della seduzione, Bompiani 2007), con la sofferente ferita aperta dalla madre da cui non si sentiva amato; da qui la ricerca continua di sedurre delle donne per tornare poi alla figura materna.
Molto bene operano le luci a cura del moscovita Alexander Sivaev, ingenerando suggestioni che negli specchi del secondo atto mutano in labirinto l'incontro tra Don Giovanni e Donna Elvira, con la collana gialla, "marchio" dell'appartenenza al seduttore.
Senza il coro finale invisibile della "morale", Don Giovanni scompare vicino ai suoi "fantasmi genitoriali" in una lettura ardita e foriera di riflessioni, e che per fortuna siamo riusciti a vedere fino alla fine nonostante i tre annunci di pioggerellina sopra la Basilica romana.
Certamente difficile l'operato dell'Orchestra dell'Opera di Roma nella Basilica di Massenzio tra vento e pioggietta, che si è disimpegnata adeguatamente sotto la bacchetta del giovine Alessandro Cadario. Ottime le performaces canore di Vito Priante come Leporello, Maria Grazia Schiavo nei panni di Donna Anna, Carmela Remigio in quelli di Donna Elvira, Eleonora Bellocci di Zerlina. Buone altrettanto Anthony León come Don Ottavio, Mihai Damian come Masetto e Gianluca Buratto come Commendatore. Il Coro del Teatro è stato diretto con la consueta cura da Ciro Visco.
Il pubblico rimasto fino alla fine ha apprezzato la conclusione dell'intera opera applaudendo con rinnovato calore.



