- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Palazzo Bonaparte. Mucha, viaggio nella Belle Époque
A Roma Palazzo Bonaparte ospiterà fino all’8 marzo 2026 un’ampia retrospettiva dedicata ad Alphonse Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939), artista ceco e uno degli artisti iconici dell’Art Nouveau e di quell’epoca che fu chiamata Belle Époque.
In mostra, una selezione di oltre 150 opere, che offrono una visione dell’intera opera di Mucha, dalle affiche agli studi sull’Epopea Slava, provenienti dal Mucha Museum di Praga. La retrospettiva è cura di Elizabeth Brooke e Annamaria Bava, con la direzione scientifica di Francesca Villanti. Iole Siena, Presidente di Arthemisia, ha dichiarato che è stato scelto un artista come Mucha, che mise al centro della sua arte l’esaltazione della bellezza femminile, per celebrare anche il 25º anniversario di Arthemisia.
La mostra ha il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e del Centro Ceco presso Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino.
Il catalogo a cura è a cura di Elizabeth Brooke, gli interessanti saggi di diversi autori permettono di approfondire diversi aspetti dell’artista, il volume è corredato di innumerevoli immagini a colori e fotografie ed è edito da Moebius.
L’allestimento mira a immergere il visitatore nell’atmosfera della Belle Époque anche con profumi luci, mobili e oggetti che, nelle intenzioni si vorrebbe far risaltare con un’ambientazione scura, a parte la sala immersiva. In realtà ci pare che si ottenga l’effetto contrario, di lugubre monotonia, in contrasto con l’atmosfera di sfolgorante luminosità delle opere e dell’atmosfera di cui poteva godere la parte privilegiata della Ville Lumière, facoltosa o almeno benestante.
La mostra è infatti maggiormente incentrata sull’attività a Parigi che diede fama internazionale a Mucha. L’artista vi arrivò dopo una serie di esperienze diverse: apprendista scenografo, ritrattista, decoratore e il viaggio in Italia con il conte Egon Khuen-Belasi. Poi fu sostenuto finanziariamente dal conte Eduard Khuen-Belas, fratello di Egon, studiò all’Accademia di Belle Arti di Monaco e poi a Parigi all’Académie Julian Finito il sostegno economico si mantenne come illustratore per editori di Parigi e di Praga e iniziò ad interessarsi alla fotografia.
A dicembre del 1894 disegnò il suo primo manifesto per Sarah Bernhardt, protagonista di Gismonda di Sardou, l’afficheche entusiasmò non solo la mitica attrice, ma anche il pubblico parigino che decretò il successo di Mucha. Divenne il protégé di Sarah Bernhardt, che gli fece un contratto di sei anni affinché si occupasse dei successivi manifesti per le sue produzioni: La signora delle camelie (1896), Lorenzaccio (1896), La Samaritana (1897), Medea (1898), La Tosca (1898) e Amleto (1899).
Cosa c’è nella grafica dei manifesti e nel design degli oggetti, come i gioielli e le confezioni ideate per profumi, che piacque a tal punto da diventare una moda ineludibile? Sicuramente la bellezza idealizzata, ma declinata in modo da richiamare il gusto per l’esotismo già presente nella cultura dell’epoca. Mucha fu anche amico di Gaguin e come i Preraffaeliti, fu affascinato dalle donne idealizzate e dalle forme morbide e flessuose di Botticelli. Inoltre la sua appartenenza alla cultura slava, che amava, lo indusse ad evocare anche alcuni aspetti dell’arte bizantina, che riteneva fonte primaria di quella slava. L’attenzione alle tonalità dei colori e alcuni elementi decorativi, che incorniciano le donne, rappresentate come simboli lontani e astratti, incontrarono il gusto dell’epoca.
La mostra è articolata in diverse sezioni che si occupano dei vari aspetti creativi, tra queste una parte è dedicata alla fotografia, infatti Mucha fu interessato alla modernità, oltre alla fotografia si interessò al cinema e conobbe i Lumière. Fu un protagonista del design, da quello pubblicitario, che è approfondito nelle sue diverse manifestazioni, dai celeberrimi manifesti a quello dei vari oggetti da lui ideati, tra cui i flaconi di profumo e i gioielli. Fu anche fonte di ispirazione per altri, come dimostrano alcuni oggetti in esposizione e anche deliziosi elementi di arredamento, che restituiscono al visitatore un’epoca in cui vissero illusioni di gioioso progresso, presto distrutte dalla guerra e dai successivi totalitarismi che ne generarono un’altra ancora più mostruosa.
La sezione dedicata alla spiritualità mette in luce un aspetto poco noto, ma importante per l’artista che divenne massone e nel 25 gennaio 1898 fu accolto nella loggia parigina del Grande Oriente di Francia. La sua spiritualità si espresse nel volume illustrato Le Pater, pubblicato a Parigi il 20 dicembre 1899, che rappresenta la personale interpretazione di Mucha della preghiera del “Padre Nostro”. In patria divenne Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio della massoneria ceca.
Alle sue radici e al profondo amore per la patria e per la causa slava di libertà e progresso è la sezione dedicata al ritorno in patria, che avvenne nel 1910. Grazie al sostegno finanziario dell’industriale di Chicago Charles Richard Crane queste motivazioni si concretizzarono e lo spinsero a dipingere il monumentale ciclo pittorico dell’Epopea slava (1912–26), composto da venti imponenti tele che narrano i momenti fondamentali della storia slava dal III al XX secolo.
Per questo realizzò numerosi lavori preparatori che spaziano dai bozzetti e studi a matita, inchiostro, olio, pastello, carboncino e acquerello, in scala ridotta ai disegni a grandezza naturale, alcuni di questi sono in mostra in questa sezione. Mucha lo considerò sempre il vero capolavoro della sua vita. l’Epopea slava fu presentata per la prima volta a Praga nel 1928, in occasione del decimo anniversario dell’indipendenza cecoslovacca dal dominio austro–ungarico. Durante l’occupazione nazista le tele furono nascoste per sottrarle alle requisizioni. Oggi sono esposte al castello di Moravsky Krumlov, nella Moravia meridionale, regione natale dell’artista.



