- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Più libri più liberi 2025. Un laboratorio prezioso tra ragioni e sentimenti
Anche quest'anno, nel complesso polifunzionale La Nuvola, dovuto all'archistar Massimiliano Fuksas, è tornata a Roma Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, che si è tenuta, come di consueto, nella settimana coincidente con il Ponte dell'Immacolata, da giovedì 4 a lunedì 8 dicembre. Sono cinque giorni dedicati ai libri e alla lettura per un evento che ha coinvolto 569 editori da tutta Italia, con 700 appuntamenti e scrittori e scrittrici da tutto il mondo. L’inaugurazione ufficiale della manifestazione si è tenuta il 4 dicembre alle ore 10.30 alla Nuvola, con varie autorità politiche e culturali.
Sono stati presenti 569 editori da tutta Italia, e ci sono stati circa 700 incontri: un condensato di produzione indipendente che rappresenta oltre il 60% delle novità pubblicate in Italia nel 2024. Non è più da tempo una piccola fiera di nicchia, ma uno dei termometri simbolici dello stato dell’editoria e del dibattito pubblico nel nostro Paese. Ciononostante, dobbiamo registrare alcune "defezioni" rispetto all'anno passato e anche rispetto ad anni remoti. Certo, dato che si tratta della Fiera della piccola e media editoria, sarebbe improprio trovarvi Mondadori e Rizzoli (ormai fusi nel conglomerato Mondazzoli, di cui fa parte pure Einaudi) oppure Giunti/Bompiani, Feltrinelli, Garzanti, Longanesi/Spagnol. Meno scontata, invece, è l’assenza di marchi come Adelphi e La nave di Teseo, che nelle ultime edizioni erano presenti, così come quella di Bollati Boringhieri, Newton Compton, ETS, Efesto, Il Melangolo e di altri editori che in passato consideravano questo appuntamento un passaggio naturale. Anche queste assenze contribuiscono a ridisegnare la mappa della Fiera, e meritano di essere annotate accanto alle presenze più visibili.
Il tema scelto per l’edizione 2025 è Ragioni e sentimenti: un omaggio a Jane Austen, nel 250° anniversario della nascita: come hanno osservato i curatori (in particolare la direttrice del programma, la scrittrice Chiara Valerio), si tratta anche di un modo per interrogarsi su che cosa desideriamo e temiamo, su quanto la lettura sia ancora capace di alimentare la speranze e non solo le disperazioni. Intorno a Jane Austen ruota un piccolo “festival nel festival”: incontri su economia, sentimenti, casa, lingua, geografie dei romanzi, con studiosi e studiose che vanno da Susanna Basso a Gaja Cenciarelli, da Edoardo Prati a Giovanni Peresson, coordinati dalla scrittrice Giovanna Zucca.
Tuttavia, al di là del riferimento trasparente al romanzo della Austen (Ragione e sentimento, titolo italiano che rende l'inglese Sense and Sensibility, il romanzo in cui Austen mette in scena il conflitto – e la possibile composizione – fra razionalità ed emozioni nelle figure di Elinor e Marianne), verrebbe naturale aspettarsi, da parte dei curatori che hanno scelto di fare di questo binomio il cuore della Fiera, una presenza significativa di libri e incontri di filosofia: luoghi in cui interrogare proprio il rapporto fra logos e pathos, fra argomentazione e affetti. Invece, sul versante filosofico, il programma appare sorprendentemente gracile. Non solo latitano la filosofia analitica e quella continentale “alta”; persino il rimando – quasi obbligato – a Sense and Sensibilia di John L. Austin (cognome singolarmente quasi omofono di quello della scrittrice), classico della filosofia del linguaggio che gioca ironicamente sul titolo austeniano (riproposto in italiano da Marietti1820, peraltro presente in Fiera), resta del tutto inesplorato. A dominare sono quasi esclusivamente i soliti format para-filosofici di taglio psicologico–motivazionale, affidati ai beniamini della divulgazione pop (su tutti il marchio Tlon e i suoi sacerdoti mediatici), segno di una scelta precisa: evocare “ragioni e sentimenti” come slogan rassicurante, senza davvero approfondire come meritano né le une né gli altri. Con qualche eccezione, come la lectio magistralis di Gloria Origgi su Simone De Beauvoir.
La Fiera conferma comunque il suo format: una grande arena di incontri e un dedalo di stand dove scoprire cataloghi spesso invisibili ai grandi circuiti. Sul palco principale sfilano nomi che parlano a pubblici molto diversi: Jovanotti in versione “narratore totale” tra musica e bici, Zerocalcare (che poi ha annunciato la sua defezione, come osserviamo infra) con il nuovo Nel nido dei serpenti, Alessandro Barbero alle prese con le molte vite di San Francesco, Marco Travaglio su guerre e trasformazioni globali, Stefano Mancuso che rilegge il Cantico delle creature come canto della Terra. Accanto a loro, l’incontro su Gaza con Valentina Petrini, il dialogo tra Anna Foa e Francesca Mannocchi su “Chi ha perso la guerra in Palestina”, e la presentazione del nascente Pen Roma, sezione italiana di Pen International, con Sandro Veronesi, Roberto Saviano e Burhan Sönmez a discutere di libertà di parola e di stampa.
C’è naturalmente una robusta componente per ragazzi: Jeff Kinney, creatore di Diario di una schiappa, Pera Toons e i “giganti del Mediterraneo” raccontati da Alberto Luca Recchi. In Auditorium torna anche il Premio Strega Ragazze e Ragazzi, segno di quanto la fiera sia ormai uno snodo strutturale anche per la narrativa per l’infanzia e l’adolescenza.
Sul fronte internazionale la varietà è notevole: dall’islandese Jón Kalman Stefánsson alla francese Véronique Ovaldé, dai nordamericani Tessa Hulls (fresca di Pulitzer per il memoir) e Lily King al canadese Sébastien Dulude. Dall’Europa continentale arrivano, tra gli altri, Hito Steyerl con il romanzo Medium Hot, Tonio Schachinger, premio tedesco del libro 2023, e una piccola pattuglia ispano–catalana (Eva Baltasar, Rebecca Lighieri, Edurne Portela, José Ovejero). L’America Latina è rappresentata da Gabriel Abreu e Salomé Esper, mentre sul versante saggistico spiccano l’israeliano Omri Boehm con il suo “universalismo radicale” e la studiosa Banu Subramaniam sulle eredità coloniali nella scienza.
Una parte consistente del programma è dedicata alle “ragioni della pace”: Ucraina, Gaza, Siria, con libri che alternano testimonianze dirette, graphic journalism e riflessioni teoriche. Un altro filo rosso è rappresentato dalle “ragioni al femminile”: incontri sul femminismo, sulla violenza di genere, sulla storia delle professioniste dell’informazione, sulle forme del desiderio e sul corpo in trasformazione, da Simone de Beauvoir alle attrici dell’Ottocento, fino a Michela Murgia, cui è dedicato l’incontro di chiusura.
Non mancano le “ragioni del presente”: la democrazia in crisi (Federico Finchelstein, Alessandro Di Battista, Giovanni Floris), il conservatorismo italiano (Francesco Giubilei), i diritti LGBTQ+, la sanità pubblica, le mafie e il loro immaginario sessuale, l’Africa post–coloniale, l’America fra elezioni e polarizzazione. In parallelo, le “ragioni del pensiero” portano in fiera saggistica su enigmistica, magia, libertà, ecologia, energia, con nomi come Stefano Bartezzaghi, Luca Sommi, Roberto Battiston, Dacia Maraini.
Anche gli aspetti professionali relativi al libro, alla lettura, alle librerie e alle biblioteche non mancano: Business Centre e Rights Centre, incontri su politiche per la lettura, mercato interno, relazioni con la Germania e il mondo ispanofono, fino a un focus specifico sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle case editrici. Curioso, e non privo di ironia, che la Fiera presenti quest’anno anche la propria IA, PLAI, una sorta di “Jane Austen artificiale” chiamata a consigliare percorsi di visita e incontri ai lettori: è stata pensata per accompagnare i visitatori nella scoperta degli espositori, degli eventi e dei protagonisti della manifestazione. PLAI aiuta a orientarsi tra i numerosi appuntamenti in programma e offre suggerimenti personalizzati per organizzare al meglio la propria visita. Lo fa con uno stile speciale: quello di Jane Austen. Un’esperienza innovativa - scrivono i curatori - "che unisce tecnologia e immaginazione, rendendo la fiera ancora più accessibile, coinvolgente e aperta alla curiosità di ogni lettore".
Fin qui la vetrina ufficiale, ricchissima e coerente con il posizionamento che Più libri più liberi si è data negli ultimi anni: femminista, attenta alle minoranze, nettamente schierata sul fronte dei diritti e della pace, in una parola molto sollecita della cultura woke. Proprio per questo risalta, quasi come una dissonanza, la presenza nello spazio espositivo della casa editrice Passaggio al bosco – molti titoli della quale si richiamano esplicitamente alla galassia della cultura neofascista –, al centro di accese polemiche nei giorni precedenti l’apertura, che hanno portato alla defezione del fumettista Zerocalcare e all'assenza dei rappresentanti del comune di Roma Capitale alla cerimonia inaugurale.
Ora, si può discutere a lungo se sia giusto o no ospitare nella Fiera un editore che propone anche titoli apertamente apologetici del fascismo o del nazismo, fino ad arrivare a toni negazionisti. A nostro avviso, però, il terreno della censura preventiva, da molti invocata, rischia di diventare un vicolo cieco: non solo rischia di trasformare il soggetto escluso in oggetto perfetto del vittimismo identitario, ma contraddice lo stesso titolo della manifestazione, Più libri più liberi. Ha più senso, semmai, un’altra strada: selezionare nel catalogo di questi editori quei testi che hanno un contenuto storico–ideologico discutibile ma non apertamente apologetici e nostalgici, e organizzare intorno a essi presentazioni presidiate da storici e intellettuali dichiaratamente antifascisti, in grado di smontare analiticamente tesi, omissioni, manipolazioni. Non per “normalizzare” l’estrema destra, ma per praticare davvero l’idea che i libri si combattono con altri libri e con argomenti più solidi, non con l’oscuramento.
Certo, è innegabile che alcuni editori di estrema destra riflettono un pensiero neofascista, se non addirittura nazistoide, con punte anche di ripugnante antisemitismo, in alcuni casi limitati. E tuttavia, spesso la loro produzione annovera anche libri di qualità e classici del pensiero conservatore e reazionario. Peraltro, solo Passaggio al Bosco e Idrovolante sono presenti in fiera, tra gli editori di estrema destra (ci sono in realtà anche le Edizioni Mediterranee, meno connotate verso la destra radicale): brillano per la loro assenza le Edizioni di Ar, Altaforte, Settimo Sigillo, Il Cerchio (una volta presente), Fede & cultura, Edizioni Radio Spada e simili. Invece, editori di estrema sinistra, apologeti anche del socialismo reale sovietico, di Stalin e oggi di Putin, non mancano, e nessuno osa censurarli.
Ora, non si vede perché se Jünger, Schmitt, Heidegger, Pound e Gómez Dávila li pubblica Adelphi vanno bene, mentre se li pubblica un editore "reazionario" debbano essere interdetti. Certo, molto di quello che questi editori pubblicano getta una luce inquietante, ma perfino il più "estremo" di tali editori ha nel suo catalogo libri di valore: le edizioni di Ar (dirette non solo da Franco Freda, famigerato per i suoi trascorsi terroristici, ma anche da una raffinata scrittrice, omonima, per paradosso, della curatrice della Fiera, Anna K. Valerio) propongono ad esempio il volume Platone. La lotta dello spirito per la potenza (Platon. Der Kampf des Geistes um die Macht) di Kurt Hildebrandt, interpretazione del filosofo greco nata all'interno della cosiddetta "rivoluzione conservatrice", che ha la sua rispettabilità. E propongono perfino la ristampa delle Origini indoeuropee del grande glottologo Giacomo Devoto, non certo sospettabile di filo-nazismo.
In questo senso, sarebbe interessante che la Fiera, accanto a panel come Libertà di parola/Libertà di stampa o agli incontri sulla democrazia minacciata, mettesse in scena anche il conflitto critico con le culture illiberali che attraversano il Paese. Organizzare un dibattito serrato su alcuni titoli di Passaggio al bosco – escludendo rigorosamente quelli che arrivano quasi all'apologia di reato, ma portando in primo piano quelli storici, teorici, “identitari” – potrebbe essere un gesto di grande coerenza con lo spirito della manifestazione. Mostrerebbe che l’antifascismo non è solo una postura morale o un atto di esclusione, bensì la capacità di affrontare e confutare pubblicamente le narrazioni che vorrebbero riscrivere la storia del Novecento.
Più libri più liberi, in definitiva, resta un laboratorio prezioso, in cui la piccola e media editoria continua a dimostrare di essere molto più viva e ardita dei grandi gruppi. Proprio per questo, ogni volta che sceglie gli ospiti e gli assenti, i temi e i silenzi, manda un messaggio politico forte. La sfida, oggi, è far sì che quel messaggio tenga insieme ragioni e sentimenti senza rinunciare al coraggio del confronto: anche quando il libro che abbiamo davanti ci è profondamente estraneo, o ci ripugna.


