- Articolo di:Livia Bidoli
Nella piazza romana della Basilica di Massenzio a Roma c'è stato un concerto memorabile lo scorso 9 luglio: il Parco Archeologico del Colosseo con vista sui Fori Imperiali ha accolto un incontro tra musica e cinema all’interno della rassegna estiva Santa Cecilia Classica Estate. Per il suo debutto sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il compositore francese Alexandre Desplat ha diretto per oltre due ore i suoi maggiori successi, tra cui le colonne sonore di film come The Tree of Life di Terrence Malick, e la musica di due dei suoi premi Oscar: The Grand Budapest Hotel e La forma dell'acqua.
Polirone, Leitner-Gründberg: Il Fato spezza l'ombra, l'Eros la ricongiunge
La Montecassino del Nord, San Benedetto Po in provincia di Mantova fa parte della rete di siti cluniacensi, cammino culturale approvato dal Consiglio Europeo. Il Refettorio del Monastero di Polirone è un massiccio prisma di laterizio coricato sul pavimento della piazza, accanto al chiostro di san Benedetto che la infiora coi suoi giardini e il ristoro le sue ombre. Nell’ultimo scorcio della primavera l’aria è calda ma non ardente in questo paese del Po, con due campanili e un complesso monastico che ha fatto la storia dell’Italia, dove si vede la luce del Medioevo splendere accanto al Rinascimento classico e al Manierismo di Giulio Romano.
Entrando nel Refettorio, dove ha luogo il Vernissage della mostra 'Il senso della grandezza' dedicata all'Artista Rudolf Leitner-Gründberg, la percezione longitudinale dello spazio incontra a sinistra l’ultima cena del Bonsignori - Agape - copia da Leonardo, inserita nella stupenda architettura classica dipinta ad affresco dal Correggio sulla superficie centinata della parete; a destra il dipinto con il letto sfatto - Eros - capolavoro dell'Artista. Agli estremi della lunga sala, alcune opere degli anni ’80, luoghi dell’ombra, mentre nella parte centrale si snoda il filo che le lega alle opere recenti di luce e oro. Questa è la sala dove lo spazio ha il respiro adeguato ai dipinti di grande formato, collocati sopra supporti verticali grigio cenere.
Il sindaco Roberto Lasagna ha aperto il Vernissage sottolineando l’importanza della mostra di arte contemporanea nel monastero del Polirone. Ha ricordato poi gli amici curatori Peter Assmann, Paola Artoni e Paolo Bertelli, e l’impegno dell’Associazione Postumia. La mostra è per San Benedetto Po una importante occasione di apertura verso l’Europa. Le opere esprimono secondo il sindaco un senso di grandezza, di Sublime, di Qualcosa più grande di noi. Il sindaco ha ricordato il premio ricevuto a Nicosia sull'isola di Cipro. Il Complesso Monastico del Polirone ha ricevuto il prestigioso Europa Nostra Award 2026, il più autorevole riconoscimento europeo per la tutela del patrimonio, oltre al Grand Prix della Giuria.
L’assessora alla Cultura Vanessa Morandi ha ricordato come quattordici anni prima della consegna del premio, il 29 maggio 2012, il terremoto avesse messo in ginocchio San Benedetto Po, oltre a parte del mantovano e dell’Emilia. I lavori dopo il terremoto furono impegnativi. L’Assessora ha poi sottolineato come Polirone sia parte di una rete UNESCO di siti cluniacensi tra Francia e Italia, che cresce anche grazie al dialogo tra arte moderna e stili antichi.
Il curatore Paolo Bertelli ha preso la parola ricordando i compagni di ‘Mostruose avventure’, con i quali nel 2019 aperse la mostra su Giulio Romano e il ‘500 nella chiesa di Polirone dopo l'onerosa ricostruzione. Bertelli ha messo in luce l’importanza del complesso architettonico in questo territorio, ‘dove la campagna e il Po è così bello’. Dopo i ringraziamenti a Federica Guidetti, direttrice del Museo Civico Polironiano, Bertelli ha presentato i luoghi della mostra: il Salone del Refettorio, la Sala Capitolare, la Galleria delle Mostre. Il Curatore ha tracciato la vita dell’artista, nato a Linz il 1° gennaio 1955 - Maria Santissima madre di Dio - e vivente oggi in un piccolo paesino della bassa Austria, in un piccolo convento sconsacrato dove ha ricavato la sua casa nello spazio delle celle e dove si trovano oro e colori sopra ogni superficie, dove la luce è straordinaria. Il Refettorio è il suo studio, abbacinante di luce, di cui l’oro e i lapislazzuli sono l’essenza. L’artista ci invita a portarci più in alto con lo Spirito, grazie alla spinta dell’Arte.
La curatrice Paola Artoni ha iniziato il suo intervento constatando che ‘l’arte illumina l’estate’, dà un senso di vita. L’arte di Leitner-Gründberg va oltre la realtà, si introduce nello spazio del sogno, dove si trovano animali, oggetti, visitatori del sonno - l’inconscio, le visioni femminili, la parte più buia dell’essere. Dal sogno, buio e cupo, l’artista si muove verso la luce delle ultime opere. Le impronte nere di passi sopra una tela indicano una direzione, verso l’alto: un cammino verticale - Tutto conduce verso l’alto. C’è una sedia d’oro, omaggio a Matilde, che rappresenta la regalità della femminilità. La Regalità come unicità, essenza che fa essere unici, il cui simbolo è la Corona. Guardiamo la natura: il seme muore e sembra tutto finito, ma poi germoglia e arriva la vita. Raramente, afferma la curatrice, l’oro è così dominante, come per i grandi pittori del Medioevo. L’oro è incorruttibile, comunica la luce e l’eternità. L’oro è unito al blu dei lapislazzuli, il più prezioso, così intenso che è stato scelto nei secoli per il manto della Madonna: Maestà, Corona, Elezione. Nelle zone del Monastero sta rivivendo lo spirito di un tempo, dove i monaci cenavano un tavolo è dipinto, con sopra una corona. Anche il nostro tavolo diventa un luogo sacro, ha concluso Artoni, se gli sappiamo dare la Luce.
Il curatore Peter Assmann ha aperto il suo intervento raccontando che l’Artista vive a 700 chilometri da Mantova, e sta con noi. Poi si è rivolto al numeroso pubblico di lingua tedesca, mandando un pensiero all’Artista in occasione della mostra più grande della sua vita. Il curatore ha messo l’accento sul titolo della mostra, ‘il senso della grandezza’, che può essere interpretato in vari modi, e che è centrale nella ricerca artistica di Leitner-Gründberg. L’uso dell’oro, dei materiali, la qualità pittorica, le grandi tematiche raccontate, ci elevano, ci danno pace e tranquillità, ci rendono più introspettivi nel nostro approccio a quest’arte. All’ingresso della sala capitolare Assmann anticipa una situazione di luce molto speciale, dove si trova il trono della donna, con riferimento alla padrona di casa nel senso più ampio del termine, Matilde di Canossa. L'allestimento è un percorso che parte da aspetti del crepuscolo, della semioscurità, da situazioni oniriche che possono essere piuttosto gravose, giungendo attraverso singole stazioni di luce, a un appagante, grande, radioso splendore dorato che si riflette e si espande costantemente. Quindi, ciò che si potrebbe in qualche modo descrivere come un percorso verso la salvezza nella convinzione dell'artista, ma sempre una decisione individuale. Assmann conclude che l'umanità è capace di grandezza se la desidera e sceglie di raggiungerla.
Alcuni dettagli pratici: la mostra può essere visitata fino al 27 settembre. Un libro che accompagna la mostra sarà pubblicato a metà agosto, con fotografie di Marina Tomasi, e probabilmente presentato a Grazie di Curtatone (MN) il 16 agosto. Sono seguiti i ringraziamenti, agli amici venuti dall’Austria, a Peter Sonnberger e Klaus Haslinger, a Nanni Rossi e a Natalino Cavalli, all’Associazione Postumia, a Marcello Mossini, a Luciano Rizzi.
Accanto all’Ultima Cena del Bergognone, troviamo Der Rock des Malers, La giacca del pittore, che ha la data del 7 marzo 1988 ed è un’opera polimaterica, un assemblage con una giacca (Der Rock) nera e usurata appesa all’angolo di una tela incorniciata, dalla superficie grigia, come fremente, da cui sembrano aggallare immagini indistinte. Accanto alla giacca, la pudica Afrodite Cnidia di Prassitele, applicata a collage, e la scritta Glück, felicità. Forse è la felicità dell’arte. Nelle opere di quel periodo l’Artista osservava il mondo classico, anche attraverso la lente dell’arte tardo-rinascimentale, di quella visionaria di Francisco Goya, della Secessione di Gustav Klimt (la frontale Pallade Atena, ad esempio, che ricorda la figura centrale del trittico MITTELTEIL, parte intermedia, (1985 - 86, olio su lino). Tornando alla giacca, è stata lasciata dall’artista che è passato accanto alla tela, è un oggetto del suo quotidiano fossilizzato nell’opera d’arte.
Dalla parte opposta della sala, nel grande dipinto Eros (1989, Trittico, olio su tela), un universo buio misurato da un assito consunto con un letto spartano e profili di cervi che sembrano fatti di cristallo, dipinti con poche pennellate: le sagome, i muscoli precisi delle gambe, il muso rivolto verso l’alto, le giovani corna gentili. Gli animali sono fatti di aria come il loro respiro, ‘il fiato violento che di mentastro odora’, su cui la mente si attarda per decifrarne il geroglifico, per poi scoprirlo davanti alle quattro ‘crespe froge’, per concludere che è aria come il nome ‘Eros’ al centro del quadro, un fatto spirituale nei pressi della fisicità del letto, delle ‘muglia’ di cui scrive Gabriele d’Annunzio nella poesia 'Il cervo'. Il disegno del letto col materasso piegato su se stesso ha la quotidianità e assieme la bellezza disarmante di un oggetto che si innalza ad arte come nel Dadaismo di Marcel Duchamp o di Man Ray. Il cuscino steso accanto all'abbraccio del materasso è quasi la raffigurazione della Solitudine che guarda l’Amore.
Tra le opere di luce, Glanzvolles Haus, Casa piena di splendore (2010 - 2011, olio e foglia d’oro su tela) è una porta aperta sul Sole, uno splendore di giallo acceso e potente che penetra nella casa. Presenta un piano orizzontale che accecato dall’irruenza dell’oro smarrisce l’equilibrio divenendo un piano generico, con la linea di fuga rossa alla quale convergono quattro rette parallele. Le linee trasmettono profondità agli archi pieni e si incontrano con lacrime di sangue nel punto di fuga, sull’orizzonte vacillante della prospettiva.
Die Zenit von Venedig, Il tempo di Venezia (2022 - 2025, olio e foglia d’oro su tela) presenta una scena sacra dove si stagliano poligonali chiuse, ortogonali, fatte di gigli e giacinti, ed è come un frammento di eternità nel tessuto del quotidiano. La Madonna e un santo sono a colloquio nell’aria tersa del mattino, i colori lavati dalla Morgentau, la rugiada che precede e annuncia il brillio del sole, le forme ancora sfocate come al primo sguardo desto, ma i volumi e le espressioni dei volti perfettamente sintetizzati sulla tela, tanto che ricorda un quadro del ‘500 veneziano, e la memoria si attarda nel passato senza trovare il modello, tra il volto della madre orlato dal velo azzurro, il corpo vivace del bambino, il colore bruno della morbida e giovane barba del Santo, il rettangolo purpureo di stoffa serica del panno d’onore, i contrasti cromatici. Il quadro è dentro un altro quadro, che presenta la parte invisibile della scena, la luce divina, i bagliori degli angeli. Il rettangolo è inserito in un cielo di eternità come una cellula, la più Eterna di tutte, quella che governa il mondo.
Accanto a queste opere troviamo una cinquecentesca terracotta a tutto tondo della Vergine e un rilievo medievale dei mesi, illuminati dall’Oro e dai gesti di quest’arte che inquadra il quotidiano e lo inserisce nel solco, nel campo dell’Eternità.
In queste tele si scopre il colore mitteleuropeo di prati splendenti di fiori - che fa andare ancora la mente a Gustav Klimt - di simboli come epifanie dell’infanzia, di oggetti amati legati tra le maglie di una rete invisibile, pura ed elastica, che racconta la vita dell’Artista, il suo stupore davanti al mondo splendente, condotto a noi mediante il rigore dello studio.
Vakanter Thron IV, Trono vacante IV (2007 - 2015, Dittico, olio e foglia d’oro su tela) presenta un tronco d’albero tagliato, con gli anelli immagine del calcolo del Tempo, che getta fiori giallo cadmio, alcuni con capolini bianchi, uno dei quali assai grande. Si distinguono steli rossi tra le campiture in foglia d’oro. Erwacht, erwacht, ihr Blumen zur Wonne, viene fatto di dire, come nelle parole di 'Gurrelieder' di Arnold Schoenberg: Ridestatevi, ridestatevi, o fiori, alla gioia!
In Allegorie der Zeit, Allegoria del Tempo (2007 - 2025, olio su tela), l’Eternità, una stella splendente dal grande centro bianco, presso la fanciulla che cammina a occhi chiusi sui frammenti sparsi a terra, l’Eternità irradia bagliori di sole sul mondo, e sono i raggi del tempo in cui passa la vita. La ragazza passa in punta di piedi, cercando l’equilibrio, inconsapevole.
Nel dipinto Der Spiegel, Lo specchio (2006 - 2016, olio su tela) torna il tema del Tempo. Vi sono due giovinetti. Lui in ginocchio, curvo a a scrivere, nell’atto primordiale della creazione che porta alla conoscenza, lei in piedi in posa ieratica, con l’anima pura tesa nella verticalità della contemplazione. Tra loro, ancora il sole dal cuore bianco. Il chiarore del dipinto ha un carattere onirico, la scena è nella luce pura e immutabile del bianco, nell’eterno presente della contemplazione e dell’azione, nella luce divina che regola l’Universo.
Vermessen II, Prendere la misura II (2007, olio su tela), è un dipinto dove l’altezza quotata di 270, che corrisponde all’altezza minima di una stanza, è verosimilmente anche l’altezza della tela. I colori sono il giallo, il nero, il rosso, applicati di getto con le setole dei pennelli. Il cammino dato dalle impronte delle suole di gomma è verticale, erotico, indica il cielo e il compimento della vita terrena: das iridische Leben fluisce in das himmlische Leben, la vita celeste, direbbe Gustav Mahler.
OPUS mit Schuhen in Verwendung, OPUS con scarpe in utilizzo (2022, olio e scarpe), è un assemblage in grigio e nero su bianco, e significa ancora una volta la verticalità del cammino, espressa dalla direzione delle scarpe e dalle linee estemporanee. L’ostacolo è il tratto orizzontale, la linea del destino che taglia l’anima.
Was wir weitergeben, Ciò che noi tramandiamo (2018 - 2024, olio, malachite e foglia d’oro su tela), è un’opera legata alla vita, alla bellezza e alla conoscenza. In essa il verde penetrante della malachite accanto all’oro esprime il tempo della creazione, sei anni nei quali lentamente il pensiero dell’autore si è trasformato in luce per depositarsi sulla tela. Il sole d’oro è qui e altrove energia vitale dell’Eros unificatore, essenza stessa dell’anima umana, spirito che si evolve nel tempo: è ciò che tramandiamo, la bellezza oltre il dolore. Nel capolavoro del giovane Arnold Schoenberg, 'Gurrelieder', il coro misto Seht die Sonne, Guardate il Sole, termina con le parole läßt von lichter Stirne fliegen/ Strahlenlockenpracht. Lascia che dalla sua fronte luminosa/ si stacchino raggi di seducente splendore.
Phaeton, Fetonte (1982 - 1983, olio su tela) presenta il contrasto speculare tra l’orgoglio di Fetonte, atterrato dal padre Helios, il Sole, e l’umiltà di Cristo, che con la Resurrezione ha portato a compimento la sua opera nella gloria. Il nero e la disperazione dei personaggi si intridono della luce portata da Cristo, in vibrazioni cromatiche potenti e repentine. La tela comunica la paura della notte e dell’annientamento del sepolcro - mentre sembra di scendere nelle fauci della morte come in quelle di Saturno nella terribile visione di Francisco Goya - vinta dalla luce della Resurrezione. Glaub, es gibt ein Auferstehn, Credi, c’è una Risurrezione, diceva Paul a Marietta in 'Die Tote Stadt' di Erich Wolfgang Korngold (1920).
Il dipinto Höflichkeit, Cortesia (1989, ma con annotazione a matita 1991, olio, matita e collage su carta), è una composizione su fondo bianco dove emergono due bombette, segni veloci, alcune scritte e punti di colore. Tutto è raccolto attorno ad un incontro, tra le due bombette e appena sotto tra i loro proprietari. Al centro, i tocchi di pennello in viola, e la spiegazione Veilchen, viole, simbolo dell’umiltà e della timidezza. Altra scritta estemporanea, blühende Opfergärten, giardini di sacrificio fioriti, narra che il sacrificio, mediante l’arte, fa fiorire l’anima dell’uomo. Himmelschlüssel, odorosa Primula veris, o letteralmente la chiave del cielo, sono i tocchi gialli sotto la bombetta di sinistra. Le primule coesistono col nero dei cappelli, come i ranuncoli di Marcel Proust erano accanto alle rovine del castello di Guermantes, perché la luce è più fulgida quando ci sorprende accanto a lacerti e tenebra.
Fuori dalla mostra, in asse col Refettorio, si cammina verso la parte interna del monastero seguendo la teoria degli archi a tutto sesto. In fondo al chiostro di San Benedetto, la luce che le aperture gettano a terra sale bionda e femminile sulla parete, affusolata e gentile come una storia cavalleresca. Oltre la porta di legno ruvido, nell’ombra odorosa del chiostro di san Simeone la geometrica materia dei pilastri lobati e delle bifore, la poesia semplice degli archi acuti, serrano nel verziere le piccole siepi di bosso misterioso e le ultime rose esauste. In fondo al chiostro, la Galleria dove sono ospitate le opere di piccole dimensioni, il raccoglimento necessario alla fruizione delle quali è favorito dalla forma intima e sottile dello spazio e dalla luce lattea diffusa.
Qui al tema dell’Acqua (Wasser) e della Creazione (ad esempio Woher wir kommen II, Da dove veniamo II, del 2023), al tema delle Corone -la Corona è un simbolo interiore, indica profonda consapevolezza di sé, superamento della sofferenza terrena, la Corona è metafora del cuore e della mente che si uniscono attraverso l’Eros universale - e alle riproduzioni di installazioni all’aperto o al chiuso, si affiancano le bellissime opere grafiche dedicate all’ombra, Der Schatten. Queste opere a matita hanno la potenza di xilografie o litografie come quelle di Edvard Munch.
Schreiender Schatten eine Stange, ombra urlante di un’asta (pastelli a olio e matite su carta, 2018) presenta l’ombra come una forza viva che urla, una parte oscura che si libera da un oggetto. La forma dell’ombra ricorda la sagoma di una Valchiria dall’elmo alato. Il celebre grido Hojotoho!, sul pentagramma di Richard Wagner, è la voce di questo attributo rivelatore del personaggio psicopompo. Schatten der Berührungen, ombra dei contatti (2018, pastelli a olio e matite su carta) presenta l’ombra dell’Essere che trasale spezzata dalla linea orizzontale della parete, il Fato. Con Eros, Spirito e Materia provano a toccarsi, la mano prova a congiungere l’ombra. L’oro dell’Eros connette ciò che è spezzato dal Fato, come nel Kintsugi giapponese. La ferita è chiusa con i materiali preziosi, la cicatrice è ricordo, crescita, cammino. L’oro è elemento unificatore che eleva la materia spezzata al celeste della Bellezza assoluta.
Nel 'Neo-Dada' di Leitner-Gründberg, i frammenti che in Marcel Duchamp erano condannati alla separazione sono congiunti. Le scarpe, la giacca e il cappello diventano la misura della verticalità, Eros, che per Platone era ascesa al Divino. Gli scapoli di Duchamp non arrivavano a congiungersi con la Sposa, mentre Leitner-Grünberg riesce a chiudere la distanza, ci offre il senso della grandezza e la promessa della felicità. L’arte trasfigura l’esistente. L’immediatezza delle scritte è poi traccia del pensiero intimo, diario vivo, epifania di un istante, e rende sacro il frammento del linguaggio quotidiano all’interno dell’opera d’arte, accanto al colore, al collage, all’assemblage. La parola scritta è illuminazione della mente, rivelazione annotata per salvarla dall’oblio. È chiave del cielo, Himmelschlüssel, che apre il significato dell’opera e della vita.
Potremo dire, colle parole di Johann Wolfgang von Goethe nel Coro Mistico dal 'Faust' che chiude l’ottava sinfonia di Gustav Mahler, pensando alla figura della Madre, a quella di Matilde, al viaggio verso l’alto dell’Eros: Das Unbeschreibliche, / Hier ist's getan; / Das Ewig-Weibliche / Zieht uns hinan. L’indescrivibile / qui ha già esistenza; / in alto ci attira / l’eterna femminea essenza.
Uscendo sulla piazza, potremo respirare l’aria del tramonto e guardare la trasparenza rosea del sole sulle volute che rivelano la navata alta della Basilica giuliesca, la sequenza delle cappelle laterali, il sole acuto come un arancio cinto di spade sul confine della strada, ascoltare le chiome degli alberi come la brezza le dispone nelle sera, il crepitio d’oro dei tigli sparso a terra sui marciapiedi del viale.
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