- Articolo di:Teo Orlando
Domenica 4 gennaio 2026 nel piccolo e raccolto Teatro Il Cantiere, situato nel cuore di Trastevere, abbiamo assistito a un incontro speciale: quello tra Marilena Paradisi e Kevin Harris, nel nome del jazz storico e dell'avanguardia contemporanea. Si presentava con una promessa impegnativa: un concerto “speciale” incentrato su improvvisazione e libertà creativa, con l’interplay come vera trama della serata. Non si tratta di etichetta di comodo: l’assetto in duo, essenziale e scoperto, impone che ogni secondo venga guadagnato con ascolto reciproco, perché senza una scaletta protettiva (o un repertorio “salvagente”) la musica vive o muore nel modo in cui due personalità riescono a farsi spazio senza schiacciarsi.
Primavera. La libertà è nella Fuga
L'esordio cinematografico targato Warner Bros del regista d'opera Damiano Michieletto (nato a Venezia nel 1975) avviene in una data fatidica, il Natale, la nascita di Gesù il prossimo 25 dicembre, ad inaugurare una nuova Primavera - come titola il suo film- anche per lui, sul grande schermo. La sceneggiatura di Primavera è firmata da Ludovica Rampoldi ed è liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009, pubblicato in Italia da Giulio Einaudi editore). L'interpretazione delle due parti principali di Cecilia ed Antonio Vivaldi è affidata alla giovane attrice Tecla Insolia ed a Michele Riondino per il compositore.
Una ventata di primavera cos'è se non una nuova vita, l'afflato dell'essere lanciato nel futuro? Cecilia, una delle orfane dell'Ospedale della Pietà di Venezia, che acoglie le fanciulle abbandonate appena venute alla luce, sente per la prima volta questa sorgiva aria nel flettersi del suono sulle corde del suo strumento, un violino. Il suo nome ricorda la patrona santa della Musica, insieme al suo martirio nel canto estatico.
L'attrice giovanissima che la interpreta sembra raffigurare la stessa semplicità della santa, in vesti profane e comportamenti ingenui, Tecla Inzolia è il giusto profilo per un recitare asciutto e intimo, come il temperamento della fanciulla amata dalla musica e dotata per essa, e che viene corroborata durante la visione del film.
La relazione che intercorre con i suoni ammplificati dalle corde del suo strumento subisce un aut aut nel momento dell'incontro con il genio musicale di Antonio Vivaldi (1678-1741), cui Michele Riondino conferisce una serietà espressiva del tutto credibile; smorzando i toni della passione e inverberando una sottile complicità che però non sarà assoluta.
Una composizione ravvisa per Vivaldi questa giovine, la "sua" Juditha Triumphans, ovvero l'oratorio meraviglioso in latino Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie (RV 644), letteralmente Il trionfo di Giuditta dopo la sconfitta del barbaro Oloferne, che Vivaldi consegnò a Giacomo Cassetti per fargli scrivere il libretto, basato sul biblico Libro di Giuditta. Juditha triumphans fu rappresentato storicamente nel 1716 a Venezia proprio all'Ospedale della Pietà con queste fanciulle educate alla musica nell'orfanotrofio, riscuotendo grande successo.
L'oratorio è scritto su commissione del Doge per la celebrazione della vittoria della Repubblica di Venezia sui Turchi e la difesa vittoriosa dell'isola di Corfù. Nel luglio del 1716, i Turchi sbarcarono a Corfù e misero sotto assedio l'isola. La popolazione resistette all'occupazione e in agosto Venezia firmò un'alleanza con il Sacro Romano Impero Germanico. Il 18 agosto, sotto il comando del conte Johann Matthias von der Schulenburg (presente alla prima di Juditha, e qui interpretato da Stefano Accorsi), la battaglia decisiva fu vinta e i turchi abbandonarono l'isola. La tragedia del popolo veneziano è metafora di un altro, quello ebraico di Betulia, assediato dal generale assiro Oloferne, che viene sedotto da Giuditta per poi essere decapitato, come mostra Caravaggio nella sua tela del 1603.
Quel che mostra il film è molto di piu' della celebrazione di una vittoria: in questo film misurato, realistico per colori e timbri musicali, l'eccellente colonna sonora è curata e composta da Fabio Massimo Capogrosso con l'aggiunta di alcuni brani di Antonio Vivaldi. Pubblicata da CAM Sugar ed Indigo Film, si presenta in una lussuosa edizione numerata formato LP, con le autorevoli esecuzioni dell'Orchestra della Fenice di Venezia diretta dal Maestro Carlo Boccadoro, I Solisti Aquilani, diretti dal Maestro Daniele Orlando; e con David Romano, primo violino del Sestetto Stradivari dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia; e la partecipazione del primo violino Leonardo Spinedi nella cadenza del brano 45.
Un film, questo del regista Damiano Michieletto, che in conferenza stampa riconosce il dono della fotografia di Daria D'Antonio, insieme al montaggio di Walter Fasano, che elabora un discorso che è una spinta a prendere il largo: nonostante la sua origine povera, Cecilia, che si scontra con una classe di ricchi e nobili laida e priva di pietas, in primo luogo cristiana, agisce con grande coraggio ed inventiva, emancipandosi da regole imposte come nella celebre serie - cruda ed asfissiante per le donne in primis - di The Handmaid's Tale tratta dal celebre romanzo di Margareth Atwood. E ricorda, di contro alle caricature di tutti i vizi rappresentati coloristicamente e dall'obesità, dai tratti malati, falsi, truccati, della nobiltà veneziana, che esiste, come nel capolavoro di Henri Laborit, premio Nobel per la Biologia, che esiste una via di scampo, la Fuga (cfr. Elogio della fuga, in originale Éloge de la fuite, di Henri Laborit, 1976; pubblicato da Mondadori in trad. ita.)


