- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Renata Colorni ritraduce la Montagna Magica di Thomas Mann
Per il lettore è una grande emozione leggere La Montagna Magica (Der Zauberberg) di Thomas Mann, capolavoro della letteratura del Novecento, tradotto in modo magistrale da Renata Colorni, con il commento e le note a cura di Luca Crescenzi, libro che fa parte della prestigiosa collana i Meridiani Mondadori (noto in Italia altresì con il titolo La Montagna incantata, come suonava nelle due precedenti traduzioni, a cura di Bice Giachetti-Sorteni ed Ervino Pocar).
Nella parte iniziale del romanzo, una vasta narrazione, compare Hans Castorp, l’ingegnere che lascia la città di Amburgo per recarsi a Davos-Platz , dove sorge il Sanatorio Internazionale Berghof in cui si trova suo cugino Joachim. Hans Castorp, il protagonista di questo grande libro, è orfano, visto che ha perduto i genitori quando era bambino e, di recente, il nonno Hans Lorenz Castorp. Il console Tienappel è stato nominato suo tutore. Appena giunto nel sanatorio, dove si trovano persone provenienti da tutto il mondo in cura per la tubercolosi, Hans Castorp intuisce che vi è una differenza sostanziale e profonda tra il luogo di cura, in cui il tempo scorre lentamente, e la vita in pianura, consacrata alla economia, al lavoro, alla produzione di ricchezza. Nel sanatorio, dove pensa di restare per tre settimane, il giovane ingegnere incontra il dottor Behrens, che cura i polmoni delle persone colpite dalla tubercolosi, e il dottor Krokowski, che, invece, si occupa di analizzare la psiche degli ammalati. Krokowski, che è un medico colto, rimane meravigliato quando apprende che Hans Castorp non è ammalato. Infatti osserva che lui, nel corso degli anni in cui ha esercitato la sua attività professionale, non ha mai conosciuto una persona completamente sana.
Hans Castorp decide di seguire lo stile di vita del sanatorio, scandito dai pasti abbondanti nel ristorante, dalle lunghe passeggiate per i boschi con il cugino Joachim, dal riposo sulla veranda di fronte alle montagne maestose e innevate, dove rimane avvolto per molto tempo in due coperte di cammello. Con Joachim, mentre passeggia, incontra e conosce la figura affascinante di Ludovico Settembrini, l’umanista, membro della Lega Internazionale per l'Organizzazione dd Progresso, che sostiene che la critica discende dalla ragione e rappresenta lo spirito del progresso e il fondamento della cultura illuministica. Settembrini è impegnato a redigere un volume sulle opere letterarie dove è indagata la sofferenza umana. Crede, il letterato italiano che è stato allievo di Giosuè Carducci, che vi sia un intimo legame tra la pedagogia e l’umanesimo, per favorire l'educazione di giovani.
Hans Castorp nota che una bella signora, il cui nome è Clawdia Chauchat, di origini russe, dallo sguardo seducente, ogni qual volta entra nella sala da pranzo del sanatorio, lascia sbattere e tintinnare la porta centrale. Il giovane ingegnere è attratto e innamorato di questa donna. Hans Castorp, sottoposto a una radiografia, risulta malato e da ospite diviene un paziente del sanatorio di Davos. Il Dottore Krokowski, proprio quando Castorp è angosciato e in preda al dolore per l’amore che prova per Clawdia Chauchat, tiene, ogni quattordici giorni, delle conferenze sull’amore e sulla sua potenza primordiale. Per Krokowski il timore, il senso della decenza e il terribile bisogno di purezza hanno tenuto l’amore in ombra, rendendo le persone infelici. Settembrini, durante una delle conversazioni che ha con il giovane ingegnere, osserva che il perfezionamento morale dell'umanità è necessario, poiché è vero che l’uomo proviene dall’odio, dal timore, e dalle tenebre.
Tuttavia, grazie al pensiero che deriva dalla cultura umanistica, la condizione umana può progredire verso la felicità, la chiarezza interiore, la bontà e la felicità. Mentre Hans Castorp passeggia con Joachim per i boschi, per caso incontra il dottor Behrens che nella sua abitazione gli mostra il ritratto che ha dipinto di Clawdia Chauchat. Il dottor Behrens viene colto da una improvvisa malinconia e chiede di essere lasciato da solo. Anche lui ha perso la mogie da pochi anni. Sono dolorose e intense le descrizioni che nel sanatorio mostrano Hans Castorp che, spinto dalla compassione cristiana, si reca nelle stanze dove i pazienti, alcuni molto giovani, sono in procinto di morire. Settembrini, notando il turbamento del giovane ingegnere, dà una definizione della morte memorabile, descrivendola come la parte sacra della condizione umana. Si chiede Hans Castorp che cosa sia la vita, e come la materia diventi cosciente di sé stessa, anche se non si comprende da dove abbia origine la vita cosciente.
In questo periodo, disteso sul loggiato del sanatorio, avvolto nelle coperte di cammello, Hans Castorp inizia a leggere i testi di medicina per conoscere come sia avvenuto il passaggio dall’inorganico all’organico, dall’immateriale al materiale, e il concepimento della materia da quello che materia non è. Joachim, impaziente di lasciare il sanatorio, per raggiungere la pianura e arruolarsi, appare inquieto, fino a quando, contro il parere dei medici abbandona l'istituto di cura. Nel libro molto belle sono le pagine dove si riflette intorno al rapporto tra il tempo, il movimento e lo spazio. Settembrini, dopo avere lasciato il sanatorio, va a vivere in una stanza in affitto nella casa del sarto per signore Lukaček, dove condivide la casa con il coinquilino Naphta, un gesuita e professore di latino. Da questo momento, nella seconda parte di questo grande classico del novecento, si sviluppa un dibattito intellettuale tra Settembrini e il gesuita Naphta.
Per Settembrini non è ammissibile deplorare quella che Naphta chiama con disprezzo l'affermazione borghese della vita, una forza ideale che è presente nella storia per favorire le idee di libertà, della morale, della ragione, e del perfezionamento umano. Naphta, nel rispondere all'osservazione di Settembrini, nota che l’idillio illuministico deriva da un imbarbarimento razionalistico della dottrina ecclesiastica che postula la libertà originaria dell’uomo dalla società e dal peccato. Se Naphta, citando Plotino, si interroga sul rapporto tra la materia e lo spirito, Settembrini esalta l'eredità greco-romana, la forma, la bellezza, il classicismo e il primato della ragione. Naphta è un seguace della scolastica, sicché la divinità, per lui, è trascendente e vi è l’antitesi tra Dio e il mondo, così come l’uomo è un essere dualistico, sospeso tra il sensibile e il sovrasensibile, per la presenza dell’anima immortale.
Nel libro la personalità dell’umanista e quella del gesuita sono delineate e descritte in modo straordinario. Con gli sci Hans Castorp raggiunge le vette della montagna. Durante la bufera, con la neve che cade in modo incessante, si addormenta e fa un sogno che ha valore simbolico. Grazie al sogno comprende che le antitesi sono fondamentali nella condizione umana. Infatti è l’amore, e non la ragione, che si oppone alla morte. Joachim rientra in sanatorio, e, ammalatosi gravemente, muore. Clawdia Chauchat ritorna nel luogo di cura con un compagno di viaggio, Mynheer Peeperkorn, che diventa amico di Hans Castorp. Per Peeperkorn si ha la sconfitta del sentimento al cospetto della vita, quando non si è capaci di apprezzare i doni naturali e semplici della vita che derivano da Dio e dal creatore. La conclusione di questo libro sorprenderà il lettore.
Le citazioni presenti nel libro derivano dalle opere di Goethe, Nietzsche, Schopenhauer, Kierkegaard, Wagner, autori su cui Thomas Mann ha scritto saggi fondamentali. Un grande capolavoro della letteratura moderna.


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