ROF 2026. Claudia Foresi e Dave Monaco. Dite pur: questo è Rossini!

Articolo di: 
Giulio Migliorini
ROF 2026 Recital Dave Monaco

Nel mezzogiorno ardente di Pesaro, dove nessun gelato ha scampo, il 17 agosto 2026 assisto al concerto di Dave Monaco, tenore rossiniano di grande valore che avevo già ascoltato al Teatro Filarmonico di Verona, quale molto valido Don Narciso nel Turco in Italia (novembre 2025). La sala del Teatro Rossini è fresca, la vernice dello Steinway nero brilla in contrasto con i colori setosi del sipario storico, che rappresenta La fonte di Ippocrene, una scena mitologica completata nel 1818 a tempera su tela dal pittore milanese Angelo Monticelli.

Sul monte Elicona, le Muse attingono l’acqua alla fonte nata da un colpo di zoccolo del cavallo Pegaso. I letterati che ne bevono sono Vincenzo Monti, Ippolito Pindemonte, Paolo Costa e il conte Giulio Perticari (grande amico di Rossini) con la moglie Costanza Monti (figlia di Vincenzo), abbigliati in foggia classica con pepli dai morbidi drappeggi. Il fanciullo alato con la lira è l’Amore poetico, mentre in alto ad ali spiegate e con ramo d’alloro, la Fama suona la tromba.

Il tenore Dave Monaco (classe 1996, nato a Brescia, di origini siciliane), in total black con smoking sciallato, è accompagnato dalla pianista Claudia Foresi (diplomata con lode al Conservatorio G. Rossini di Pesaro), in lungo abito nero e chignon di capelli biondi. Il programma del concerto, con musiche di Rossini e Thalberg, principia con Terra amica, la cavatina di Ilo dall’opera Zelmira su testo di Andrea Leone Tottola, presentata a Napoli nel 1822. Sull’isola di Lesbo, il principe troiano Ilo sposo di Zelmira, torna dopo aver sconfitto truppe nemiche. Il tenore affronta con fiera baldanza il recitativo, con una bella scala eseguita su era il dolce mio pensier. Altrettanto belle le variazioni e le fioriture su Cara! Deh attendimi!. Il pubblico è entusiasta. Con simile voce, personale, squillante e seducente, Monaco avrebbe potuto aprire questo florilegio rossiniano con più attenzione al canto di grazia, ammorbidire taluni passaggi. Per inciso, al termine di questa opera complessa - con un mausoleo che l’avvicina alla successiva Semiramide - Ilo riesce a ristabilire sul trono il re Polidoro, padre della principessa.

I successivi due brani sono tratti dall’Album italiano dei Péchés de vieillesse, quattordici volumi (album) in cui furono raccolte le composizioni rossiniane da camera successive al ritiro del Cigno dal teatro lirico, avvenuto nel 1829 col Guillaume Tell. La lontananza (testo di Giuseppe Torre) è il messaggio di uno sposo alla moglie Elvira; egli le suggerisce di ascoltare la sera, stando al verone, ossia in terrazza, alla luce di una stella, la voce della capinera, il gemere del ruscello, il suono del vento e delle fronde del pino, e quello sarà il suo saluto a lei. Il pianoforte prelude sereno e malinconico, le immagini della natura sono squisitamente romantiche. La melodia è dolcissima e la voce l’accarezza alla perfezione, coi sempre cantati sottovoce a sempre più fido il cor, e i levigati trilli del pianoforte.

Il fanciullo smarrito (testo di Alessandro Castellani) narra di Lorenzetto, un biondino di quattr’anni, orfano di madre e col padre in carcere, scomparso in una notte triste e nera e alla fine ritrovato. La voce ci immerge nella scena drammatica e patetica, mentre la melodia trasuda i singhiozzi dell’abbandonato. Esultante la parte finale con Oh! L’han ritrovato, Lorenzetto bello!. La melodia bellissima con cui principia l’andantino mosso L’esule (parole di Giuseppe Torre, raccolto nell’Album Morceaux réservés) sembra un’onda di mare in una pittura romantica; in questa musica la malinconia chopiniana accompagna il canto di intensità donizettiana. Con sorgiva cantabilità il tenore ci fa comparire di fronte i cieli ridenti, i gigli e le viole di un paesaggio arcadico lontano dalla Patria, ed emozionante è l’impeto con cui è stagliata infine una città Regina nell’amata Italia.

Dall’album italiano è tratto il brano successivo, un Bolero che si chiama Tirana alla spagnola (canzona a ballo andalusa di moda verso la fine del ‘700) rossinizzata, sul testo di Mi lagnerò tacendo composto da Pietro Metastasio. Nel pezzo si trovano le volute di una danza spagnola, le belle cadenze, corone e acciaccature del pianoforte. Il tenore è angosciato di fronte a un amore difficile, ma ch’io non t’ami, o cara, / non lo sperar da me è eseguito con notevoli variazioni, scale vorticose e finale elettrizzante.

Une caresse à ma femme, dall’Album pour les enfants dégourdis (per i bambini smaliziati), è un brano per pianoforte che inizia con cinque battute per la sola mano sinistra. In questo Andantino le crome e le semicrome fin dal principio disegnano uno zefiro, un vezzeggiare amoroso fatto di confidenza e di intimità. Dopo un intermezzo il tema iniziale torna con la sua travolgente malia, che la pianista Claudia Foresi plasma con grande bravura.

La partenza è una canzone su testo di Pietro Metastasio, offerta da Fileno all’amata ninfa Nice, che lui lontano, dovrà star sola. Egli farà vivere nel suo cuore gli istanti passati assieme, ma lei se ne ricorderà? Il pianoforte preludia con arpeggi di malinconia, mentre il fiero istante della partenza sembra ritratto a grisaglia sul bianco di un cielo nuvoloso, lontan da te presenta l’acuto folgorante della disperazione, e il Ti sovverrai di me che chiude ogni strofa è cantato a bassa voce nell’abbattimento estremo.

Les soirées musicales sono dodici canzoni da camera per voce e pianoforte composte tra il 1830 e il 1835. Era il tempo di Anna Bolena, della Sonnambula, di Norma e Lucia di Lammermoor. Nel concerto, dopo La partenza, ascolto La gita in gondola (parole di Carlo Pepoli, il librettista dei Puritani di Bellini), che inizia con gli scintillanti riflessi d’acqua evocati dal pianoforte di Claudia Foresi. Ecco allora Elvira che nella sera è invitata a una gita amorosa. Sul brillare della tastiera il Voga voga è cantato con passione e dolcezza, poi si spegne ed il finale è sciolto come sottovoce nella luce del mattino.

Il concerto prende il largo con altre tre canzoni da questo album. La danza è un celeberrimo Allegro con brio su testo di Carlo Pepoli, una tarantella dal sapore squisitamente napoletano. Mi piace il trillo del pianoforte in fondo all’introduzione della danza forsennata sotto la luna, poi Dave Monaco canta Già la luna è in mezzo al mare e si misura col tempo velocissimo, passa per i tanti mamma mia, descrive un ballo indiavolato ed erotico, con la voluttà di il più bel colla più bella, legando ed esibendo un virtuosismo impeccabile, che culmina nella lunga timbratissima ultima nota. L’orgia (testo di Carlo Pepoli) è una canzone colorata di viola come il nettare che inebria, lodato dalle note amabili del tenore che canta l’amore e il vino, per scampare da noia e dolor. Ottima la sua dizione fra gli abbellimenti del pianoforte, e repentina la chiusura di Fra Bacco ed Amor!. La canzonetta intitolata La promessa è una barcarola in tempo di allegretto su testo di Pietro Metastasio, dove il solista promette eterno amore a due care pupille. Il mio bel foco fin ch’io vivrò sembra accendere di rossore persino i parapetti del teatro rischiarati dalle luci basse, ed è bellissimo il canto soffuso e intimo del brano.

Il pezzo successivo, di Sigismund Thalberg, è una trascrizione della celebre Se il mio nome saper voi bramate, la serenata di Lindoro alla bella Rosina che ascoltiamo nel primo atto del Barbiere di Siviglia. Dopo un preludiare lieve, la frase canta nel tocco deciso e timbrato di Claudia Foresi, che la fa sciogliere in un ricco non sono, come una dichiarazione accorata. La voce di Rosina che risponde si ode nell’ottava alta del pianoforte, poi ascolto un gioco di variazioni e di veloci scale, che dalle note acute sprofondano, lasciando una nebbia sonora che sotto le dita esperte della pianista diventa trasparente fino a scomparire.

L’Addio ai viennesi è un brano di nostalgia, un Andante mosso con testo di autore ignoto. L’Autore ringrazia i viennesi del loro amore sincero, troppo prodighe d’amor si dipana su una melodia di apollinea bellezza, oro mitteleuropeo fatto musica, e si sentono le onde del Danubio, le aure gotiche, quasi aguzze, della città Asburgica. Canta l’usignolo, ammalia Dite pur: questo è Rossini, e poi c’è un crescendo di sospiri che il pianoforte con un sorriso accompagna agilmente, fino al bellissimo acuto di Risuonar con cui Monaco chiude la canzone.

Cessa di più resistere è l’ultimo pezzo del programma ufficiale. L’aria di Lindoro, intonata spesso al termine del secondo atto del Barbiere (testo di Cesare Sterbini), è messa in cornice dalla voce di Dave Monaco con gli involi, le cadenze, la bellissima coloratura di cui è capace. E tu infelice vittima si fa delicata, si traduce in lacrime, trasporto e passione. Sul fido sposo la tastiera lascia spazio alla frase nuda, ma presto la scrittura pianistica è esaltata a Cari amici questo nodo, seguito dalla stretta dove non fuggite o lieti istanti della mia felicità è cantata con passione e forza, increspata da variazioni e scale, con lo squillo, coronata da una nota piena, timbrata e generosa che esalta il pubblico.

Il primo bis è il Lamento di Federico dall’opera L’Arlesiana di Francesco Cilea su libretto di Leopoldo Marenco. Il brano è famoso per la sua melodia che lascia senza fiato. È la solita storia del pastore è cantata divinamente, con l’anch’io vorrei sottovoce, col vorrei poter che fa inumidire qualche sguardo nel pubblico, mentre la musica si fa perentoria, e la voce implora mi fai tanto male! Ahimè!!!!

Il secondo bis è un’aria di Reveriano Soutullo e Juan Vert, dal titolo Noche de Amor, dalla zarzuela El último romántico (presentata al Teatro Apolo di Madrid il 9 marzo 1928) su versi di José Tellaeche, di grande raffinatezza, dove il pianoforte appassionato sostiene la linea pura e misteriosa del cantante che attacca Bella Enamorada, ripresa poi sulle variazioni del pianoforte con accento al fulmicotone. Al termine dei generosi bis, gli artisti accolgono con gioia l’applauso lungo e caloroso del pubblico.

Pubblicato in: 
GN43 Anno XVIII 31 agosto 2026
Scheda
Titolo completo: 

ROSSINI OPERA FESTIVAL 2026
PESARO 
dall'11 al 23 agosto 2026

Recital Dave Monaco
17 agosto, ore 12.00
Teatro Rossini
DAVE MONACO tenore
Pianoforte CLAUDIA FORESI

Programma

Gioachino Rossini
Zelmira
Cavatina di Ilo «Terra amica»
Péchés de vieillesse
II. Album italiano
2. La lontananza
11. Il fanciullo smarrito
VII/2 Morceaux réservés
2. L’esule
II. Album italiano
3. Tirana alla spagnola (rossinizzata) «Mi lagnerò tacendo» bolero
IV. Album pour les enfants dégourdis
7. Une caresse à ma femme

Les soirées musicales
3. La partenza
7. La gita in gondola
8. La danza
4. L’orgia
1. La promessa

Sigismund Thalberg
L’Art du chant appliqué au piano, Op. 70
N. 13 Il barbiere di Siviglia «Se il mio nome saper voi bramate»

Gioachino Rossini
Addio ai Viennesi
Il barbiere di Siviglia
Aria del Conte «Cessa di più resistere»