Rossini Opera Festival. La Vamp de L’Italiana in Algeri

Articolo di: 
Daniela Puggioni
L'Italiana in Algeri

La bravura del cast vocale in cui Daniela Barcellona ha giganteggiato, ha determinato l’incandescente successo de L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini il 18 agosto al Teatro Rossini di Pesaro, in ogni ordine di posto stracolmo di pubblico elettrizzato ed entusiasta.

Tra le opere buffe L'italiana in Algeri, dramma giocoso in due atti di Rossini, è quella dove più impera la follia nelle gag più assurde ed esilaranti; nacque per uno di quegli imprevisti che potevano accadere in quell'epoca. L’impresario del Teatro S. Benedetto chiamò Rossini perché l’opera di Giovanni Coccia, La donna selvaggia, non era pronta e il cartellone era scoperto. In emergenza si pensò di utilizzare il libretto di Angelo Anelli un dramma giocoso in due atti appartenente al genere dell'opera buffa, che era già stato musicato nel 1808 da Luigi Mosca e si ispirava vagamente ad un fatto di cronaca realmente accaduto. Rossini affidò a Gaetano Rossi, già autore dei libretti de La cambiale di matrimonio e di Tancredi, il compito di fare alcuni cambiamenti tra i quali è il finale primo “Nella testa ho un campanello” che chiude l’atto. Rossini compose l'opera in tutta fretta, si disse in 27 giorni, ma alcuni sostennero addirittura solo in 18. L'italiana in Algeri venne rappresentato per la prima volta 22 maggio 1813 al Teatro San Benedetto di Venezia ed ebbe subito un ottimo successo.

La trama in sintesi narra di Isabella che, in viaggio con lo sciocco cicisbeo Taddeo per ritrovare l’amato Lindoro, viene catturata e portata nell’harem di Mustafà, che stufo della moglie Elvira vuole qualcosa di esotico: una italiana. Viene accontentato ma se ne pentirà, perché Isabella in un gioco di seduzione e di inganni riuscirà a organizzare non solo la fuga sua e di Lindoro ma anche di tutti gli Italiani prigionieri costringendo così il protervo e sciocco Mustafà a tornare ad apprezzare le virtù della moglie.

La pesarese Rosetta Cucchi ha immaginato per la regia non solo di trasferire la favola rossiniana in tempi moderni, ormai è di rigore e inevitabile, ma di trasformare Isabella in una Drag Queen. Lo spettacolo ha un inizio divertente fuori teatro con l’arrivo in un pulmino coloratissimo, tipo gay pride, di un gruppo di Drag Queen con naturalmente Isabella e con l’impresario Taddeo, una riuscita gag che evoca il bel film, Priscilla regina del deserto. Il problema è stato di sviluppare l’idea, la trama non è cambiata ma il palcoscenico è stato riempito di colorati quanto inutili dettagli tra cui l’harem trasformato in palestra, inoltre la trasformazione di Elvira in dark lady assatanata nel finale non aggiunge nulla. Le colorate e ben struttuate scene sono state di Tiziano Santi, i bei costumi variopinti e divertenti di Claudia Pernigotti, le luci ingegnose e appropriate ai diversi accadimenti di Daniele Naldi e le proiezioni di Nicolás Boni. Le comparse Drag Queen meritano una menzione speciale per il loro spirito e bravura scenico- mimica. 

A Isabella- Daniela Barcellona è stata messa una fluente parrucca rossa alla Jessica Rabbitt, che l’ha trasformata in una vistosa e sensuale vamp più che in una Drag Queen. L’ardua parte di Isabella è di mezzocontralto perché la tessitura è posta soprattutto tra il Do3-Do4 e raramente supera il Re4 cosa che ne caratterizza l’imperiosità nella seduzione. L’interpretazione della Barcellona è stata memorabile nel suo ritorno a Rossini al Rossini Opera Festival, per l’emissione limpida, per la bellezza e la corposità dello strumento vocale intatto e per la stupefacente tecnica che le permette una straordinaria facilità nelle acrobazie vocali con le note che fluiscono come stelle filanti nell’aria. Quando scriviamo di facilità intendiamo non che sia facile cantarle, ma senza sforzo percepibile da chi ascolta, condizione fondamentale, come giustamente affermava Stendhal per godere appieno del canto, cosa che è puntualmente avvenuta: la cavatina "Cruda sorte!" e l’aria "Pensa alla Patria" sono state accolte dal pubblico esultante con ovazioni febbricitanti da stadio. I recitativi sono stati magistrali, teatrali, ricchi di colori diversi per sottolineare le differenti situazioni, con l’assoluta padronanza scenica tutto questo fa di Daniela Barcellona una straordinaria artista.

Giorgi Manoshvili, assiduo interprete al ROF dall’Accademia rossiniana 2021, è stato un degno e divertente antagonista, possiede una voce calda e corposa di basso che sa sapientemente usare, abile nelle agilità e nei recitativi ha talento teatrale e ha riscosso un motivato personale successo. Misha Kiria è stato un esilarante Taddeo, con la bella voce baritonale e una grande bravura vocale, scenica e mimica ha delineato efficacemente il personaggio contribuendo alla riuscita delle varie gag è stato lungamente appludito. Josh Lovell è stato un Lindoro, una parte per tenore contraltino (acuto), scenicamente efficace ha una bella voce ma non sempre si è trovato a suo agio, l’italiano per le doppie e poi lo stile rossiniano che richiede di non usare la piena voce negli acuti.

Tra i comprimari abbiamo ritrovato tre dei protagonisti delle Soirées musicales: Vittoriana De Amicis è stata l’infelice Elvira, parte che ha interpretato con sicura presenza scenica e vocale con la sua limpida voce sopranile, Andrea Niňo con la morbida voce di mezzosoprano ha ben interpretato vocalmente e teatralmente Zulma. Gurgen Baveyan si è calato nel ruolo Haly, divertente e disinvolto in scena ha ben risolto vocalmente l’aria del sorbetto “Le femmine d’Italia“.

Un ruolo importante lo svolge il coro, impegno che il Coro del Teatro Ventidio Basso guidato da Pasquale Veleno ha efficacemente assolto. I musicisti dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna hanno dato buona prova di sé sotto la guida di Dmitry Korchak. La sua direzione ci è parsa tralasciare la cantabilità e dare più importanza al ritmo con tempi a volte troppo veloci che non mettevano a loro agio i cantanti, come è avvenuto in “Nella testa ho un campanello”. Cosa strana per un artista che è stato un tenore rossiniano non tenere troppo conto delle esigenze dei cantanti. Lunghe ovazioni al termine dello spettacolo per tutti gli interpreti.

Pubblicato in: 
GN41 Anno XVII 25 agosto 2025
Scheda
Titolo completo: 

Rossini Opera Festival 2025
18 agosto, ore 20.00
Teatro Rossini - Pesaro

L’Italiana in Algeri
Dramma giocoso per musica in due atti di Angelo Anelli
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Azio Corghi

Direttore DMITRY KORCHAK
Regia ROSETTA CUCCHI
Scene TIZIANO SANTI
Costumi CLAUDIA PERNIGOTTI
Video designer NICOLÁS BONI
Luci DANIELE NALDI

Mustafà GIORGI MANOSHVILI
Elvira VITTORIANA DE AMICIS
Zulma ANDREA NIÑO
Haly GURGEN BAVEYAN
Lindoro JOSH LOVELL
Isabella DANIELA BARCELLONA
Taddeo MISHA KIRIA

CORO DEL TEATRO VENTIDIO BASSO
Maestro del coro PASQUALE VELENO

ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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