- Articolo di:Teo Orlando
Giovanni Bellucci ha inaugurato a Roma la sua stagione concertistica il 9 gennaio 2026. La venue è stata, anche questa volta, la Sala Riario dell’Episcopio di Ostia Antica (che appartiene, non dimentichiamolo, al comune di Roma, checché ne dicano alcuni velleitari secessionisti). Ad attenderlo un vasto pubblico, con alcuni aficionados che seguono il Maestro da anni.
Santa Cecilia. Il festoso Messiah Natalizio di Händel
Il calendario 2025 della Stagione da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è stato concluso dall’eccellente e lungamente acclamata esecuzione del Messiah di Georg Friedrich Händel, di cui sono stati magnifici protagonisti i Monteverdi Choir e l’English Baroque Soloists diretti da Christophe Rousset.
L'invito del luogotenente d'Irlanda, il duca di Devonshire, a nome di tre associazioni benefiche di recarsi a Dublino, nel 1741, giunse a Händel in un momento assai opportuno. Arrivò, infatti, dopo che il compositore si vide costretto ad abbandonare l'attività di impresario e compositore d'opera a causa degli insuccessi e dei conseguenti disastrosi rovesci finanziari e anche i primi oratori inglesi non ebbero l'accoglienza sperata.
Il Messiah fu quindi composto per Dublino, in ventiquattro giorni, ed è l'unico oratorio inglese il cui argomento è tratto dal Nuovo Testamento. Il testo di Charles Jennens, autore anche del libretto del Saul, fu tratto dalle Sacre Scritture, i Salmi, Antico e Nuovo Testamento, Lettere degli apostoli e Apocalisse. Non è un oratorio drammatico, non ha personaggi ma ruoli vocali e il testo è una meditazione su l'Avvento, la Passione e la Resurrezione, le tre parti in cui è diviso l'oratorio.
Il Messiah fu eseguito la prima volta il 13 aprile 1742 a Dublino ottenendo un grande successo per cui ebbe ulteriori repliche. In Irlanda Händel non ebbe problemi con il testo, in quanto l'intento filantropico e il diverso atteggiamento del pubblico dublinese gli risparmiarono quelle accuse di blasfemia dell'ambiente londinese, che non accettava la rappresentazione di soggetti sacri a teatro. A Londra, infatti, l'oratorio fu presentato come Nuovo Oratorio Sacro, omettendo il nome, e non ebbe il successo di Dublino, fino al 1750 quando si cominciò a proporlo annualmente a scopo benefico.
La parte musicale del Messiah per arie e recitativi è nello stile dell'opera e delle cantate di tradizione italiana, alcuni brani poi sono parafrasi di brani profani che Händel aveva scritto in precedenza, ma con meno pirotecnici abbellimenti per venire incontro al gusto londinese. La parte corale è nel solco della tradizione tedesca delle Passioni e dei solenni anthems inglesi, i mottetti o inni sacri anglicani. Un esempio celeberrimo è l'Alleluja, che formalmente è scritto come un anthem dell'incoronazione, non è un caso che ci sia la consolidata tradizione britannica di alzarsi in piedi durante la sua esecuzione.
La grandezza di Händel nella composizione di questo capolavoro è di aver fuso queste diverse tradizioni in modo mirabile, creando uno stile originale in cui trova posto anche la splendida Ouverture di stile francese e una Pastorale per orchestra (Pifa), situata al centro della prima parte, che evoca l’apparizione notturna degli angeli esultanti ai pastori di Betlemme. I temi di questa Sinfonia pastorale sono ispirati al canto dei pifferari abruzzesi, ascoltato e annotato da Händel a Roma molti anni prima durante il Natale.
A Dublino il musicista trovò l’organico molto esiguo del Complesso di Stato di Dublino, per cui non poté adottare la scrittura per Concerto grosso, in cui gli archi sono divisi tra concertino, solisti e tutti; ai pochi archi aggiunse due trombe e i timpani. Händel aumentò l'organico nelle successive esecuzioni londinesi al Foundlin Hospital aggiungendo, oltre agli archi che raggiunsero il numero di venti per avere un sostanzioso Concerto grosso, quattro oboi, quattro fagotti, corni trombe e timpani.
Händel rinunciò al narratore e ai personaggi, le quattro voci soliste soprano, contralto, tenore e basso conferiscono alla composizione un profondo pathos evocativo e una notevole varietà di accenti in alternanza o in connessione con l'eloquenza prorompente dei cori.
Il personaggio di Cristo è umanizzato nelle sue vicende terrene, l'universalità del suo significato per l'umanità è mostrato dall'attesa del Messia, nelle profezie del Vecchio Testamento, e al ritorno trionfante nella gloria celeste dopo avere compiuto la missione di superamento della morte. Händel nella composizione si serve di due fondamentali mezzi espressivi: i recitativi e le arie dei solisti, danno voce alla meditazione cristiana, mentre gli interventi corali aderiscono ai contenuti con vigorosi interventi.
Il soprano, Ana Vieira Leite, è stata l’interprete più convincente, ha una luminosa e morbida emissione, una voce chiara ed espressiva nel canto disteso e negli ariosi, sicura, con voce squillante ha affrontato le agilità nel Rejoice greatly. La prova del mezzosoprano, Sarah Connolly, è andata in crescendo, acquisendo più incisività nella seconda parte in He was despised and rejected, la voce è piccola ma limpida e soave. Andrew Staples, il tenore, si è ben disimpegnato nei recitativi e nelle arie, mentre William Thomas, che ha una voce nasale di basso profondo, non era a suo agio nella parte in particolare nella squillante aria The trumpet shall sound accompagnata dalla fanfara della tromba.
Il Monteverdi Choir ha fornito una strepitosa e intensa esecuzione delle parti corali, per intonazione, precisione, musicalità, le fughe sono state una preziosa e folgorante cascata di note, l’Halleujah e l’Amen finale hanno esaltato il pubblico, che alla fine gli ha tributato una incandescente ovazione. I musicisti dell’English Baroque Soloists non sono stati da meno, la loro eccellente bravura di strumentisti è stato un elemento fondamentale per il successo del concerto diretto da Christophe Rousset. Rousset, clavicembalista e direttore, ha frequentato soprattutto nel barocco francese, bachiano e italiano, meno Händel, la sua visione per quanto attenta e curata è a nostro parere descrittiva, non tiene conto della drammaticità teatrale che Händel dall’opera trasferisce negli oratori e a volte la direzione ci è parsa piatta e opaca.
Il pubblico che gremiva la Sala Sinopoli ha applaudito con entusiasmo alla fine delle di ognuna delle tre parti tutti gli interpreti ma in particolare il Monteverdi Choir, l’English Baroque Soloists, Ana Vieira Leite e Christophe Rousset.


