Santa Cecilia. Šostakovič, il dissenso sottile come una lama

Articolo di: 
Livia Bidoli
Dmítrij Dmítrievič Šostakovič

Nel cinquantesimo anniversario della morte, lo scorso 2 febbraio 2026, è stato presentato nella Sala Petrassi in una serata unica, lo spettacolo Gli occhiali di Šostakovič, scritto e diretto da Valerio Cappelli sulla vita del compositore russo Dmítrij Dmítrievič Šostakovič (1906-1975), avversato fino al 1953 da Josif Stalin, che morì lo stesso giorno di un altro compositore russo della stessa levatura e perseguitato anche lui, Sergei Prokofiev (1891-1953). Ad interpretare un dimesso eppur semprevivo Šostakovič è stato Sergio Rubini, con inserti musicali registrati e riprese multimediali.

Lo spettacolo Gli occhiali di Šostakovič ha debuttato al Ravenna Festival nel 2023 per poi essere rappresentato il 5 e 6 luglio dello stesso anno in estate, al Teatro del Portico antistante al Tempio di Giove per il cartellone del Caracalla Festival 2023, ovvero la kermesse estiva del Teatro dell'Opera di Roma negli spazi antichi delle Terme di Caracalla. Allora vide Moni Ovadia sul palcoscenico e sempre Valerio Cappelli alla drammaturgia e regia.

Dmítrij Dmítrievič Šostakovič può giustamente dirsi, con le sue quindici sinfonie, il massimo autore sinfonico russo del Novecento, ed ascoltare dalle sue introspettive parole - declamate dall'attore Sergio Rubini - ciò che ha subito durante la Russia dei Soviet, ovvero l'URSS (l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), significa anche rendersi conto di ciò che significa totalitarismo, in questo caso, sovietico, ovvero comunista. Gli altri totalitarismi sono rappresentati dal Terzo Reich nazista e dal comunismo diffuso in Cina da Mao Zedong, che lo vide a capo del Partito Comunista Cinese dal 1949. Nonostante stiamo quindi parlando di un paese come la Russia che ha sconfitto il nazismo, come ben racconta lo stesso Šostakovič attraverso la sua apicale espressione della lotta bellica con la sua Sinfonia numero Sette, la Leningrado (oggi San Pietroburgo: nel link potete ascoltare in inglese, nel servizio della BBC, l'intera narrazione di ciò che è successo durante l'assedio della città e i gulag di Stalin). Ed è altrettanto celebre la sua foto del 1941 nelle vesti di pompiere pubblicata sul Time, poichè fu rifiutato dal servizio militare attivo a causa della sua grave miopia, e poté ricoprire le vesti di vigile del fuoco dal tetto della radio dove diffondevano le sue note per incitare la città ed i suoi imberbi abitanti a resistere. L'assedio durò per tre anni, dall'8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, con l'Operazione Barbarossa iniziata il 22 giugno 1941 con l'attacco dei nazisti alla Russia, nonostante la sigla dell'accordo Molotov-Ribbentropp il 23 agosto 1939. Al termine della seconda guerra mondiale (nel link la cronologia secondo l'Enciclopedia dell'Olocausto), l'8 maggio in Europa, il 9 in Russia,  si rilevò che l'Unione Sovietica aveva subito le maggiori perdite umane, con stime recenti che indicano circa 27 milioni di morti totali tra il 1941 e il 1945. 

La musica di Dmítrij Dmítrievič Šostakovič è quella di un indefesso legionario della patria, un compositore che era usato da Josif Stalin per la Propaganda, ma che scriveva su pentagramma il suo infinito amore per la Russia, sia che scrivesse sinfonie dedicate, sia nei celebri quartetti, il n. 8 uno per tutti. Il quartetto in do minore, il n.8  fu eseguito, per volontà del compositore, ai suoi funerali nel 1975 (che vengono ripresi nel video). Dopo la visita a Dresda, rasa al suolo a guerra finita – ed oggi completamente ricostruita –, Šostakovič, scioccato dall'enorme carico di distruzione della Seconda guerra mondiale, scrisse questo quartetto dedicandolo alle “vittime della guerra e del fascismo” e imperniandolo sul classico motivo DSCH (re, mi bemolle, do, si), sua firma qui come in altre opere, compresa la censurata Lady Macbeth del distretto di Mcensk.

DSCH. l'acronimo e firma musicale di Dmítrij Dmítrievič Šostakovič (le iniziali del compositore DSCH - Dimitri Schostakowitsch in tedesco, che corrispondevano alle note re (D) - re bemolle (eS) - do C) - si (H), pronunciato "De-Es-Ce-Ha").

Ascoltare DSCH, il grande perseguitato di Josif Stalin, l'uomo delle contraddizioni: le accuse mossegli per "formalismo", non appena si allontanava dalla musica trionfalistica di propaganda sovietica, che in realtà non ha mai scritto, perchè le sue marce trionfali sono sempre state feroci e di un'asprezza tale che nemmeno la più aperta delle dissimulazioni avrebbe potuto occultare. Ecco, nessun critico musicale coerente con sé stesso e con le sue competenze, potrà mai scrivere questo: DSCH non ha mai fatto propaganda, ha piuttosto reso la propaganda un simulacro. Quella propaganda e quella censura usata come una clava su di lui, perché Stalin era un contadino sanguinario e affettato, che non capiva nulla di musica (e non solo, sic!).

La propaganda infatti non è sempre la stessa – come insegna Jacques Ellul nel suo tomo omonimo del 1962 ed ancora attuale (edizioni Piano B) –, il paragone è improbo: un conto è quella, iniziale, dei tempi di Edward Bernays, dal 1917 al 1928 – anno in cui è uscito il suo saggio Propaganda, fucina americana della partecipazione alla prima guerra mondiale e di "Poison" Ivy Lee, a libro paga di Josef Goebbels, non a caso Ministro dell'Istruzione pubblica e della Propaganda; altra era la propaganda sovietica, che mise anch'essa la cultura sotto torchio e nei gulag; e altra ancora è la propaganda censorea e della sorveglianza di oggi, che ha però nelle sue radici una propaganda sulla scia del Panoptikon di Jeremy Bentham, solo di stampo tecnologico. E questo spiega come il nostro GDPR, quasi al completo, si è dovuto dimissionare dopo un'inchiesta di Report arrivata fino alla magistratura.

Questi organismi sembrano rappresentare quei "Simulacra" (1964) di cui raccontava Philip Kindred Dick nel suo romanzo omonimo: l'intelligenza artificiale rende tutto questo "traffico" ancora più "invisibile".

A Šostakovič non sarebbe affatto piaciuto vivere in questa frazione di secolo, quali che fossero i suoi "occhiali": ai suoi tempi almeno dovevano recarsi a casa sua per accusarlo di qualcosa, - come ben racconta Sergio Rubini - oppure pubblicare un "finto" articolo giornalistico (che oggi si chiama "fake news" e che avviene tutti i giorni da noi, su testate nazionali, internazionali, cartacee e non) per denunciare il suo "Caos al posto di musica" sulla Pravda nel 1936 dopo la rappresentazione di Lady Macbeth del Distretto di Mcensk. No, a DSCH non sarebbe piaciuto affatto vivere oggi: quindi il racconto trascinante di Rubini, di DSCH in prima linea con la sua settima sinfonia, Leningrado, a lanciare l'Armata Rossa contro i nazisti alla radio, troverebbe forse una radio occidentale che lo "negherebbe" in quanto "russo"- "facendo di tutta l'erba un fascio"; e il Time non esporrebbe in copertina quel famoso ritratto di DSCH con l'elmetto da pompiere ed i suoi famosi occhiali, che abbiamo citato prima.

E conclude così lo spettacolo: "La musica non può mentire, possono mentire le parole, ma la musica no. La mia musica non ha mai mentito", narra Rubini, interpretando Dimtrij e nemmeno lui mente, DSCH, con tutte le sue incoerenze, l'essere stato membro del Soviet Supremo e Presidente della Lega dei Compositori per poi esserne licenziato; quelle luci ed ombre che si sono proiettate sulle due lenti attraverso le quali ha guardato il "suo" mondo e l'ha messo in musica.

La kermesse di brani in sottofondo è partita dal Valzer n. 2 dal Jazz Album, utilizzato da Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut; tra i piu' notabili, il Quartetto n.8, la Sinfonia Leningrado, divenuta il simbolo del terribile assedio della città; la Sinfonia 11, che celebrava la prima Rivoluzione Russa del 1905; la Sinfonia n. 5, la Tragica, eseguita a Leningrado nel 1937 e fintamente "riabilitativa" - le minatorie lettere d'accusa di "formalismo" erano già partite dal 1936 -; Il Naso, scritto a 22 anni nel 1928, un nodo scorsoio per la burocrazia al potere. 

Grande affresco di un'epoca e di uno dei compositori piu' rilevanti, a livello musicale, operistico, politico e le cui "marcette" grottesche da sole dipingono in modo impeccabile la ripetitiva e noiosa vita del burocrate e dei volenterosi ed obbedienti di qualsiasi regime, financo quelli fintamente democratici.

Partecipazione di pubblico commosso e coinvolto per questa lettura così introiettata da Sergio Rubini.

Pubblicato in: 
GN15 Anno XVIII 9 febbraio 2026
Scheda
Titolo completo: 

LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2026 SALA PETRASSI ORE 20
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

SERGIO RUBINI
Gli occhiali di Šostakovič
 
Uno spettacolo multimediale sulla vita del compositore russo
scritto e diretto da Valerio Cappelli

Biglietti: 25 euro

Info: www.santacecilia.it

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