- Articolo di:Teo Orlando
Giovanni Bellucci ha inaugurato a Roma la sua stagione concertistica il 9 gennaio 2026. La venue è stata, anche questa volta, la Sala Riario dell’Episcopio di Ostia Antica (che appartiene, non dimentichiamolo, al comune di Roma, checché ne dicano alcuni velleitari secessionisti). Ad attenderlo un vasto pubblico, con alcuni aficionados che seguono il Maestro da anni.
Santa Cecilia. Tra il mare e la campagna fatata
Il Maestro Daniel Harding ha diretto un concerto speciale lo scorso 30 giugno: due capolavori dell’impressionismo musicale: La Mer di Claude Debussy e Daphnis et Chloé di Maurice Ravel, in occasione del 150° anniversario dalla nascita del compositore. Con Harding, sul palco, la sua Orchestra ed il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
La mer di Debussy che dà il titolo alla serata, viene preannunciata da un’opera coeva Pelléas et Mélisande (1902) in cui si ha una prima stesura dei tre schizzi sinfonici terminati nel 1905. Il cappello è proprio l’alba, De l’aube à midi sur la mer, che richiama gli uccelli in volo a pelo d’acqua, una forza leggera li agita e gli fa cambiare continuamente traiettoria. Le percussioni incedono e rimestano turbamenti dei due giovani innamorati dell’opera, le trombe ed i tromboni declamano una vittoria del mare su sé stesso attraverso un’elevazione in stato di grazia. I giochi del vento e delle onde, Jeux de vagues, inondano di spruzzi di schiuma gli strumenti in una rosa di bagliori. La mer è la mère, la madre di tutto che dialoga con i suoi figli che siano pesci o uccelli trasportati dal vento. Gli uomini sono ancora lontani e l’oscurità del Dialogue du vent et de la mer apporta una coloritura grave che li inquieterebbe: il flettersi delle onde e lo schioppettare del vento, intreccia una litania onirica in re bemolle che definisce lo sfuggente sapore salato del mare, liberato dai giochi degli uomini, in dialogo con sé stesso ed i propri simili.
La seconda parte del concerto si compone del balletto Daphnis et Chloé di Maurice Ravel per orchestra e coro senza testo (completo è della durata di un’ora circa), ed è una sinfonia coreografica, come affermano le stesse parole dell’autore che lo compose tra 1909 e 1912 per la compagnia Balletti Russi di Sergej Diaghilev, con la coreografia di Michel Fokine, le scenografie originali di Léon Bakst e il primo ballerino, nel ruolo di Daphnis, Vaslav Nijinski, l’8 giugno 1912 nella prima al Théâtre du Châtelet. La suite fu orchestrata da Ravel nel 1911 con tre brani: Lever du jour (Alba); Pantomine (Les amours de Pan et Syrinx) e Danse générale (Bacchanale).
La storia d’amore tra due pastorelli, Daphnis e Chloé appunto, dipinta dal greco Longo Sisifo tra II° e III° secolo, viene musicata da Ravel come se una lontana reminescenza brillasse tra timbri e voci amene, albeggiando ed imitando nei suoni il naturalistico paesaggio evocato con estremo dettaglio. Le arpe colorano di fatate armonie il tema centrale dalle plurime aperture, su cui il flauto si adagia insieme al violino. Il folclore risplende in una tarantella in un respiro sinfonico che ricorda La mer di Debussy, mentre i piatti delineano il tema di nuovo insieme alla rincorsa degli archi e del coro a chiosare con vigore la danza, che Harding ha condotto con delicata oculatezza.
Grandissimo successo di pubblico per una serata effusiva quanto il mare nella sua bassa marea, con un pubblico ipnotizzato dal fulgore cromatico di entrambe le meraviglie musicali.


