- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Santa Cecilia. La Valchiria, l'Eroe ed il puramente umano
L'opera inaugurale della nuova stagione 2025-2026 dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è stata la prima giornata della Tetralogia wagneriana: Die Walküre (La Valchiria) nelle tre giornate di giovedì 23 ottobre (ore 18), sabato 25 (ore 15) e lunedì 27 (stasera ore 18).Il britannico Maestro Daniel Harding ha diretto l'Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e le voci di un cast superlativo con lo sfondo dell'impianto scenico di Pierre Yovanovitch e la regia di Vincent Huguet. Le tre recite sono tutte esaurite da tempo.
La composizione dell’opera, ovvero la stesura del libretto in primis, o Musikdrama Die Walküre, come volle Wagner a cominciare da Tristan und Isolde (Handlung, azione) iniziò alla fine di luglio del 1854 a Zurigo, dove il primo atto venne ultimato entro agosto: la strumentazione dell'opera terminò a marzo 1856. La première di Die Walküre è avvenuta al National Theater di Monaco di Baviera il 26 luglio del 1870, sotto la direzione di Franz Wüllner.
Nel primo atto compare innanzitutto l’eroe Siegmund con il nome di Wehwalt (in tedesco arcaico vuol dire sventurato): durante una tempesta, cerca ricovero nella casa del guerriero Hunding e di sua moglie, Sieglinde; ma quest’ultima è sola ad accoglierlo. In realtà Siegmund e Sieglinde sono gemelli, entrambi generati dal padre degli dèi Wotan (o Odino, che essi identificano con il nome umano di Wälse), ma non si riconoscono l'un l'altro, almeno in un primo momento. Anzi, Siegmund si appresta ad andar via, ma Sieglinde fa di tutto per trattenerlo, dicendo che non può portare sfortuna alla "casa in cui vive la cattiva sorte".
Al suo ritorno a casa Hunding chiede da dove venga l’ospite e osserva che Siegmund appartiene a quel genere odiato dei Velsidi o Volsunghi, che egli ha appena combattuto perché pagasse “l'espiazione per la colpa del sangue”. Il diritto di ospitalità lo obbliga però a ricoverare Siegmund per la notte, ma la mattina successiva sarà un duello a decidere chi tra i due potrà rimanere.
Hunding si sdraia per dormire (Sieglinde canta: "Gli ho dato una pozione paralizzante", „ich würzt ihm betäubenden Trank“) e Sieglinde ne approfitta per informare Siegmund della spada piantata in un tronco di frassino nel bel mezzo della stanza, ivi conficcata un giorno da uno straniero sconosciuto (il padre Wotan, Signore del Walhalla) e destinata solo a chi riuscisse a estrarla. La spada viene chiamata da Siegmund, Nothung (allusione al suo stato di estrema necessità, in tedesco Not). L'eroe riesce sorprendentemente ad estrarla, e i fratelli a quel punto si riconoscono, brillando quasi per un amore reciproco che avrà un esito fatale: dalla loro unione incestuosa nascerà infatti l'eroe Siegfried, protagonista della giornata seguente ed omonima della Tetralogia del Ring.
Die Walküre nella Sala Santa Cecilia è accolta da un sold out: la sala stracolma di persone, molti stranieri, e altrettanti giovani: l'allestimento è gigantesco ed occupa tutto il retropalco dove usualmente si trova il Coro ed altre file di poltrone. Si spengono le luci, nel buio entra l'Orchestra, il primo violino Carlo Maria Parazzoli accorda e, dopo pochi minuti, a passo veloce, entra il Maestro Harding.
Un tempio eburneo con due grandi scalinate ai propri lati fa da sfondo a questo dramma in musica senza tempo, un autentico dramma musicale che dipinge la scena in toni schietti e pervasi di una spiritualità atavica. Ci piace immaginare che lo avrebbe apprezzato Borges un simile allestimento, come se fossimo in uno dei suoi tempi paralleli, magari nel labirinto di Asterione.
In vesti di antichi romani Wotan, Siegmund e Sieglinde, e di primitivo barbaro Hunding, i personaggi della prima giornata del Ring wagneriano (Der Ring des Nibelungen) si presentano ai nostri occhi come occhi sulla storia. I costumi sono di Edoardo Russo con la storica sartoria Tirelli Trappetti.
L'incipit della Valchiria, ovvero il Vorspiel (preludio) è potente, romantico, immaginifico: il fragore dei tuoni sovrasta il palcoscenico di luci rifrangenti, a cura di Christophe Forey. Lo scatto del Maestro Daniel Harding lancia il tonante Vorspiel in modo fulmineo, governatore di ogni strumento come Wotan sulle sue Valchirie. A Wotan si ribellerà la sua preferita Brünnhilde, il maestro Harding è riuscito invece ad armonizzare ogni strumento, ad incatenarlo alla sua malia - districandola tra gli innumerevoli Leitmotive wagneriani che formulano la melodia infinita - di mani bilanciate che convergono e divergono, danzano e si abbattono su intere schiere di archi, o su singoli strumenti come la tuba wagneriana o il violoncello, che hanno parti preminenti nel secondo capitolo della saga dei Volsunghi.
La voce dolcissima di Sieglinde, interpretata dalla magnifica e biondissima soprano lituano Vida Miknevičiūtė, - al suo debutto nei concerti dell'Accademia - è chiara e limpida, accogliente ed amorevole; in dialogo quasi costante ed amoroso fin dal loro primo sguardo di "riconoscimento", con il flessuoso, coinvolgente, intellegibile tenore americano Jamez McCorkle che interpreta Siegmund, una sorta di saraceno (nell'aspetto) Volsungo.
Hunding, il marito di Sieglinde - sposata contro la sua volontà, un ratto si scoprirà nel racconto di Siegmund - è un gigante barbaro biondo della tribù avversa ai Volsunghi, ovvero i Neidling (Neid significa "invidia" in tedesco), che Wotan stesso identifica così, come coloro che provano invidia, opposti al Friedmund, il pacificatore che doveva rivestire Siegmund, finché non finì per sterminarli quasi tutti per un impeto di giustizia - in seguito ad un'intuizione inconscia - per difendere una donna che poi chiaramente scoprì essere sua sorella. Nel ruolo di Hunding il basso danese Stephen Milling, che, come al Festival di Bayreuth nel 2019 nelle vesti del Langravio Hermann in Tannhäuser, è connotato da una voce grave e potente, perfettamente scandita.
Una notazione va fatta anche sul nome che Wotan si dà come padre di Siegmund sotto mentite spoglie: Wolfe, ovvero Lupo, mentre Hunding ha Hund, ovvero "cane", nel suo nome; una stirpe libera quella dei lupi, addomesticata, quella dei cani. Il figlio di Wotan non può che appartanere a quella libera dei lupi.
Il Wotan di Michael Volle, grandissima presenza in una tunica nera e oro che ricorda Nerone, è superlativo e commovente: il rapporto con il suo doppio, ovvero i suoi desideri reconditi che la figlia preferita Brünnhilde raffigura, è di estrema vulnerabilità, quanto la sua ira, che si scioglie nel finale di fronte alla giusta richiesta di pietas contro la viltà degli uomini cui sarebbe sottoposta senza protezione.
Wolle lo abbiamo ascoltato quest'estate, di nuovo a Bayreuth nel ruolo impervio di Amfortas, dal Parsifal, l'empito finale dei drammi musicali di Richard Wagner, la festa scenica sacrale (Bühnenweihfestspiel), ovvero il suo testamento religioso, profondamente votato alla figura di Cristo.
Brünnhilde, la vera protagonista di questa prima giornata del Ring è di autentica commozione: la struggenza è vitalistica nella sua voce; una ribellione a ciò che non è compassionevole con l'umano, il "puramente umano" di matrice nietzschiana, come nella quarta scena del secondo atto, ovvero quando rivela a Siegmund la sua sorte, decisa da Wotan obbligato dalla moglie e Dea Fricka, irosa per i continui tradimenti di lui. Wotan infrange sia il voto di fedeltà verso di lei insieme a quello verso i suoi stessi patti, le regole generate dal Dio stesso.
Miina-Liisa Värelä, al suo debutto in Accademia nella parte della Valchiria, è superba: l'abbiamo ascoltata anche lei a Bayreuth quest'estate nella parte diabolica di Ortrud nel Lohengrin diretto da Christian Thielemann e faceva rabbrividire; qui la tessitura drammatica della sua voce spige al pianto, per la transustanziazione, come direbbe Quirino Principe, tra musica e libretto. L'accorato richiamo a Siegmund e la promessa di difenderlo (atto secondo scena quarta) nonostante il comando del padre Wotan in seguito all'inflessibile amore e coraggio di lui per proteggere Sieglinde, spinge a condividere in assoluta sincronia la sua scelta rivoluzionaria.
La Fricka del mezzosoprano Okka von der Damerau - applaudita tante volte a Santa Cecilia - espone perfettamente il suo ruolo di moglie soffocante che però richiama all'ordine il Signore degli Dei: voce chiara ed inflessibile; l'abbiamo ammirata anche quest'estate nella parte difficile della strega Ježibaba in Rusalka alla Bayerische Staatsoper per l'Opernfestpiele estivo a Monaco di Baviera.
I nemici di un tempo cui si è appena sfuggiti, parlo di Siegmund, si ripresentano quindi, come in un tempo circolare di stampo borgesiano, che in fondo rappresenta l'Ouroboros che è il Ring: il filo di Arianna è nelle mani di un Dio irato, che vorrebbe ma non può disobbedire alle sue stesse leggi. E che finirà per punire chi, come sua figlia Brünnhilde, sua figlia specchio, realizzerà il suo più intimo scopo, di difendere i suoi figli. Ed è per questo che, quando Wotan la condanna e lei gli rivela che lo ha fatto interpretando i suoi desideri più profondi (atto terzo scena terza), il cerchio si completa, e l'Ouroboros mangia la sua coda.
I colpi finali di incudine e gli sprizzi di fuoco quando Wotan chiama Loge per creare il magico cerchio di Fuoco che difenderà la Valchiria dagli attacchi dei vili, assicurandole solo un Eroe come compagno, già predispongono alla giornata seconda, il Siegfried dell'anno venturo, di nuovo qui, con Harding e l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
La musica discende nella sua osmosi raffinatissima a far divampare un fuoco esoterico intorno a Brünnhilde, con le parole finali di Wotan che chiamano Loge, l'astuto Dio del Fuoco:
Come un giorno ti trovai
ardente fiamma,
come poi mi sparisti,
sfuggente vampa;
come io ti legai,
ti incanto oggi!
Sorgi, guizzante vampa,
di rosse fiamme avvolgi la rupe!
Wie zuerst ich dich fand,
als feurige Glut,
wie dann einst du mir schwandest,
als schweifende Lohe;
wie ich dich band,
bann ich dich heut’!
Herauf, wabernde Lohe,
umlodre mir feurig den Fels!
(Trad. ita. di Franco Serpa).
Esplode un applauso con cori di Bravò e Bravi, per il Maestro Harding, per l'Orchestra, per le voci, e lo stesso pubblico balza in piedi battendo le mani alla prima di un Ring che ci accompagnerà per altri tre anni fino a tornare all'inizio, come nel serpente ciclico che abbiamo prima citato.



