- Articolo di:Livia Bidoli
Di tutto il ciclo del Ring, presentato tre volte per il 150° di Der Ring des Nibelungen ai Bayreuther Festspiele dell'estate 2026, Die Walküre (La Valchiria) è generalmente la più amata dal pubblico, anche perchè, finalmente, si entra nel vivo del tessuto mitico connesso all'Umano. Nella serata del 13 agosto di esattamente 150 anni dopo, possiamo assistere a questa messinscena del primo giorno della Tetralogia wagneriana piuttosto in tumulto, che la direzione di Christian Thielemann, già dal Vorspiel, fa inebriare di immensità per il valore totale di questo Musikdrama.
Scalfire la roccia. La perseveranza di una donna
Ci vanno pesanti in Iran con le donne libere e indipendenti, come è dimostrato dall’interessante documentario Cutting Through Rocks, che ha vinto il Gran Premio della Giuria nella categoria World Cinema Documentary del Sundance Film Festival 2025, in uscita in sala dall’otto marzo per pochi giorni (si spera resti grazie al gradimento del pubblico, come successo per il docu-film su Battiato).
Le storie narrate in Cutting Through Rocks saranno molto gradite alle donne che le conoscono sulla propria pelle, come l'ingiustizia di genere che è il tema ricorrente del film. Il problema, senz’altro universale, allo stesso tempo è profondamente personale per chi lo subisce. Racconta la storia di una donna forte che sceglie di rimanere nel suo villaggio e ha il coraggio di spingersi oltre i propri limiti per offrire un cambiamento alla società, nonostante le difficoltà.
Il film esplora altri temi universali come la perseveranza e la speranza, mettendo in risalto lo straordinario in ciò che sembra ordinario: è una grande testimonianza dello spirito indomabile di coloro che ispirano gli altri a sognare in grande e a non fermarsi ai paletti che mette la società, in particolare la parte maschile di essa. È una bellissima storia di coraggio e caparbietà: l’eroina, pur se perseguitata, non demorde.
La regista iraniana Sara Khaki è sempre stata attratta dalle arti visive, trasferitasi a New York ha conseguito un Master in regia di documentari sociali e ha lavorato per diversi anni come montatrice di documentari. “L'ispirazione per realizzare Cutting Through Rocks è venuta –dice Sara Khaki- ...dalla mia passione per la narrazione autentica. Avendo intrapreso un percorso che mi ha portato a conoscere diverse culture, sono sempre stata attratta dalla forza e dalla determinazione di donne appartenenti a comunità sottorappresentate, in particolare nella mia terra natale. Ho scoperto Sara Shahverdi mentre svolgevo ricerche approfondite sulle imprenditrici in Iran. La storia di una donna imprenditrice che si candida per un seggio nel consiglio comunale di un remoto villaggio iraniano ha risuonato profondamente con la mia convinzione dell'importanza di catturare le lotte silenziose ma profonde e i trionfi di individui che sfidano le probabilità. Sono tornata in Iran, dopo 17 anni di assenza, per iniziare questa nuova avventura”.
Con lei il regista Mohammadreza Eyni crede nel potere del cinema di raccontare storie che non solo affrontano le questioni in modo logico, ma risuonano anche emotivamente nel pubblico. Personaggi forti come Sara Shahverdi, che supera i limiti e si sforza di creare opportunità di crescita: “Come regista, ho imparato a raccogliere fatti e informazioni che mi circondano e a tradurli in un linguaggio visivo. Ho fatto tesoro di questa lezione e l'ho messa in pratica sul campo come regista e direttore della fotografia di Cutting Through Rocks. Dietro l'obiettivo della mia telecamera, con perseveranza e pazienza, ho assistito all'evoluzione di ciascuno dei personaggi ritratti nel film”.
Questo film coinvolge particolarmente, perché mostra la forza, ma anche la vulnerabilità della protagonista e sa catturare in modo intimo le varie emozioni che prova, rendendone partecipe il pubblico come se fosse presente agli eventi, caratteristica precipua dei buoni documentari; contemporaneamente riverbera nei presenti il proprio vissuto, come fanno i film impossibili da dimenticare. Ciò è anche dovuto alla stretta collaborazione tra i coniugi registi che non avrebbero potuto realizzarlo se non con l’apporto del maschile e del femminile. Infatti in questa particolare regione dell’Iran, le porte non sarebbero state aperte a nessun regista che non appartenesse alla comunità e non parlasse turco azero. Inoltre per la natura conservatrice del villaggio, senza la presenza di Sara Khaki non sarebbe stato possibile ottenere l'accesso alla comunità delle donne. Ne risulta un’opera molto equilibrata e vivida con una colonna sonora da segnalare del compositore Karim Sebastian Elias.

