- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Lo specchio di Beatrice di Marta Dionisio. Dalla seconda guerra mondiale a Facebook
Arriva incredibilmente dal nostro Paese, e da una giovanissima autrice, un antidoto alla letteratura adolescenziale fantastica fatta di storie d'amore tra vampiri e fanciulle mortali: Lo specchio di Beatrice, di Marta Dionisio, appena pubblicato da Fazi, parla di viaggi nel tempo e scambi di persona, ma non soltanto, ricordando che le storie di fantasia possono anche essere altro che puro romanticismo.
Jessica è una sedicenne di oggi, tutta cellulari, facebook, jeans a vita bassa e telefilm, mentre Beatrice è un'adolescente degli anni Quaranta, nell'Italia della Seconda guerra mondiale e della caduta traumatica del fascismo. Un giorno, dopo essersi viste allo specchio dal loro tempo e dal loro mondo, si ritrovano l'una nel corpo dell'altra: Jessica si ritrova quindi in un'epoca in cui non ci sono né telefilm, né facebook e dove non può avere tutta la libertà a cui è abituata con genitori e ragazzi. Beatrice invece viene catapultata nel mondo di oggi, dove tutto è stravolto, dai rapporti con i familiari a quelli con l'altro sesso, fino all'uso smodato di tecnologie che sessant'anni fa erano più che fantascienza, mentre oggi sono talmente diffuse che bisogna saperle usare per forza.
Tra equivoci, ribellioni, disavventure per entrambe, cattivi e buoni incontri, traumi e occasioni per crescere, le due ragazze scopriranno un altro mondo e nuove prospettive per il proprio, ma anche come l'oggi sia legato allo ieri, e di come oggi si diano per scontati molti fenomeni perché ci sono state le generazioni precedenti che li hanno rese possibili, e non solo per quel che riguarda invenzioni ed innovazioni. Il tutto raccontato senza retorica, facendo ridere ma lasciando verso la fine un groppo in gola, quando i nodi si sciolgono, anche se il finale resta aperto, anche se non è dato per ora sapere se l'autrice vorrà scrivere un seguito (che potrebbe anche non esserci).
Un libro interessante per le ragazze di oggi (ma sono davvero tutte così stereotipate?), ma piacevole anche per chi è più adulto, magari non troppo distante per età a quella di una coetanea di Beatrice, con una storia che sa ricostruire bene le atmosfere dell'Italia anni Quaranta, ben documentata e con dettagli non banali.
L'autrice, Marta Dionisio, dichiara di essersi ispirata ai racconti di sua nonna per la ricostruzione dell'Italia sotto le bombe, tra propaganda fascista e fermenti partigiani: è un fatto che, pur essendo una ragazza di oggi, sa raccontare meglio gli eventi di ieri che l'epoca contemporanea, un po' troppo composta di luoghi comuni e poco incisiva, se si dovesse valutarla al di là degli stereotipi. Forse perché Marta, classe 1992, somiglia di più a Beatrice che non a Jessica: studiosa, rispettosa delle regole, amante dei racconti delle generazioni più anziane: si spera che questo libro non resti un caso unico, e che continui la sua esplorazione del presente alla luce del passato.



