- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
Spoleto. Le ellissi di Purcell rilette da Panfili al Belli
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
Riccardo Panfili ha composto le musiche per le parti del libretto di cui non è pervenuta la musica di Purcell, che sono state eseguite in prima assoluta. Marco Angius ha diretto l’Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani, il Coro madrigalistico del Teatro Lirico Sperimentale e i giovani dello sperimentale che si alternano negli spettacoli, che hanno la regia di Tommaso Amadio, le scene e le luci di Fabrizio Visconti e i costumi di Clelia De Angelis.
Vivente Purcell si ha notizia di un’unica rappresentazione di Dido and Aeneas nel 1689, quando fu rappresentata nel collegio aristocratico femminile di Chelsea diretto da Josias Priest, un insegnante di ballo. Dido and Æneas è l’unica opera, cioè cantata dall’inizio alla fine di Purcell, che invece collaborò con le musiche di scena ai drammi dei più importanti degli autori del teatro inglese della Restaurazione. Sebbene possa sembrare strano che un autore di tale importanza possa avere composto il suo capolavoro per un collegio, all’epoca le rappresentazioni teatrali e musicali all’interno di tali istituzioni facevano parte del percorso didattico, in Inghilterra come in Francia, dove Racine scrisse Esther per le studentesse della Maison royale de Saint-Louis.
L’argomento classico tratto dal celeberrimo canto del poema virgiliano è interpolato secondo il gusto dell’epoca da altre fonti e al posto degli Dei compaiono presenze magiche, le streghe, che odiano Didone e sotto la veste di Mercurio ordinano la partenza di Enea, determinando l'esito fatale della vicenda.
Della prima rappresentazione ci è rimasto solo il libretto, ma non la partitura autografa. Nel cosiddetto manoscritto Tenbury, il più antico che ci sia giunto, ma risalente al 1748, che fu probabilmente copiato da fonti precedenti al 1720, mancano il prologo, il coro e la danza che chiudono il secondo atto, presenti nel testo di Tate e con i quali, peraltro, si concludono tutte le altre scene dell’opera. Pubblicata poi tra il 1887 e l’89 da William H. Cummings, venne ristampata in edizione moderna, nel 1960, dalla Purcell Society Edition.
Nella prassi esecutiva spesso si introducono, secondo le abitudini dell’epoca, brani sostitutivi sulle parole di Tate. Enrico Girardi, il direttore artistico, ha affidato il compito di mettere in musica le parti del libretto di cui manca la musica a Riccardo Panfili. Inoltre Tommaso Amadio, il regista, in accordo con Girardi, ha pensato di ambientare l’azione in un collegio femminile in cui l’amore è tra due allieve e le streghe diventano i rappresentanti di un potere dispotico e oppressivo, in un ambiente repressivo non caratterizzato storicamente.
La conseguenza è che il rapporto tra il testo cantato e ciò che avviene in scena non c’è più, una prassi molto seguita attualmente nei teatri allo scopo di essere vicini alla sensibilità attuale. Una convinzione che non condividiamo, perché pensiamo che il pubblico possa comprendere, non sia sempre imprigionato nel presente, ma possa confrontarsi con la diversità di visioni differenti, soprattutto quando sono espresse in capolavori.
Amadio ha svolto la sua idea con coerenza drammaturgica, l’efficace resa scenica e interpretativa dei giovani cantanti testimonia il lavoro lungo e accurato del regista, che già lo scorso anno aveva tenuto una masterclass per avviare i giovani alla professione. Le scene e le luci di Fabrizio Visconti e i costumi di Clelia De Angelis hanno contribuito alla riuscita della drammaturgia ideata da Amadio la cui visione era coinvolgente. La preparazione alla professione dei giovani cantanti è la missione dello Sperimentale, missione riconosciuta dal Presidente della Repubblica che in occasione dell’80°anniversario gli ha destinato la Targa che celebra l’importanza del ruolo che svolge.
Riccardo Panfili ha affermato che: «È importante precisare che non si tratta di un completamento in stile. L’idea di Enrico Girardi era un’altra: musicare le parti mancanti del Dido and Æneas – ossia il lungo monolite del Prologo, il coro e una danza – non in stile, ma attraverso una scrittura contemporanea capace di entrare in dialogo con Purcell, facendo emergere una dialettica tra due sintassi musicali lontane nel tempo».Panfili ha anche dichiarato che, secondo lui, Purcell volutamente non ha musicato il Prologo per il suo livello così lontano dalla bellezza e dall'efficacia teatrale del restante libretto.
La musica composta da Panfili si è incisivamente inserita nella drammaturgia immaginata dal regista, lieve e poetica nelle parti liriche, violenta nella scena della tortura con l’uso del ritmo percussivo che ricorda i ritmi latino americani, ma anche, come ci ha detto Panfili, con inserti che evocano la musica slava, in memoria di regimi oppressivi i cui metodi si stanno paurosamente estendendo. Panfili ha colto di Purcell la sua visione drammaturgica rapida e incalzante e nelle parti vocali la scrittura è attenta alle caratteristiche delle voci, infatti ci ha detto che, a suo parere, una scrittura imperniata nelle tessiture estreme rovina la voce.
Marco Angius, come ha dichiarato in conferenza stampa, ha inserito gli strumenti usati da Panfili, oboe, fagotto, fisarmonica, anche come raddoppi degli archi previsti insieme al basso continuo nella partitura, ottenendo un risultato convincente e aderente alla drammaturgia del regista, che ha deciso anche la divisione del Prologo, una parte all'inizio, l'altra con la Primavera all'inizio del terzo atto. Angius molto attento ai raffinati equilibri timbrici ha guidato i bravi Solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani e il Coro madrigalistico del Teatro Lirico Sperimentale. Il Coro è stato chiamato a un impegno notevole e ottimamente svolto, in quanto Purcell fu magistrale nella capacità di impiegare il coro, sia teatralmente che negli anthems (mottetti), che furono il modello di quelli di Händel.
Benedetta Grasso, dotata di un bel timbro sopranile, luminoso e vellutato ha affrontato con successo l’arduo ruolo di Dido, l’efficace brevità delle arie non deve trarre in inganno, sono molto impegnative, in particolare quella finale che precede il suicidio. La Grasso è stata drammaticamente espressiva e ha anche mostrato una buona presenza scenica. Non è stata da meno il mezzosoprano Anna Pieri come Aeneas, ha una voce limpida e morbida, incisiva nella resa drammatica anche scenicamente. Il soprano Sara di Santo ha interpretato la dolce Belinda, che ha ben disegnato con la sua voce chiara ed espressiva e la partecipazione drammatica, ha inoltre efficacemente interpretato Venus nel Prologo.
Gianpiero Delle Grazie è stato una inquietante Strega, ha usato la sua piena e calda voce baritonale imprimendole un carattere duro e spietato, per rendere il carattere disumano della repressione, bene i suoi aiutanti, il tenore Joaquin Cangemi, che ha ben reso anche la parte di Phoebus nel Prologo, e il tenore Nicola Di Filippo. Aurora Bertoldi, soprano con la sua voce cristallina ha interpretato la seconda donna e ha ben reso la Primavera nella seconda parte del Prologo.
Si sono ben distinte i soprani: Chiara Guerra, come spirito, Beatrice Caterino, come marinaio, Elena Finelli, nel doppio ruolo di prima nereide e prima pastorella, Giorgia Cavaliere, come seconda nereide, e Rosa D’Alise, come seconda pastorella.
Scroscianti, intensi e meritati applausi hanno salutato alla fine tutti gli interpreti

