- Articolo di:Teo Orlando
Domenica 4 gennaio 2026 nel piccolo e raccolto Teatro Il Cantiere, situato nel cuore di Trastevere, abbiamo assistito a un incontro speciale: quello tra Marilena Paradisi e Kevin Harris, nel nome del jazz storico e dell'avanguardia contemporanea. Si presentava con una promessa impegnativa: un concerto “speciale” incentrato su improvvisazione e libertà creativa, con l’interplay come vera trama della serata. Non si tratta di etichetta di comodo: l’assetto in duo, essenziale e scoperto, impone che ogni secondo venga guadagnato con ascolto reciproco, perché senza una scaletta protettiva (o un repertorio “salvagente”) la musica vive o muore nel modo in cui due personalità riescono a farsi spazio senza schiacciarsi.
Stiffelio secondo Gregory Kunde. Intervista al tenore verdiano
Gregory Kunde è un tenore affine a quelli ottocenteschi, interprete delle opere verdiane per la sua carriera di belcantista, è partito da Rossini, Bellini e Donizetti, in seguito Berlioz e Meyerbeer, approdando poi ai grandi ruoli di Verdi, giungendo ad Otello, di cui è uno straordinario interprete di riferimento.
Kunde unisce alla magistrale padronanza vocale la capacità di calarsi nei più diversi personaggi, dicendo spesso che, oltre che cantante si considera anche attore, con un'esperienza maturata dal rapporto con i registi nella sua ultra quarantennale carriera in cui ha affinato le sue doti attoriali. Gregory Kunde in occasione del suo debutto come Stiffelio ha gentilmente risposto ad alcune domande che gli abbiamo rivolto.
Come vede il personaggio di Stiffelio?
Gregory Kunde: È affine ad Otello per la differenza di età tra marito e moglie, per lui hanno importanza le regole imposte dal suo profondo credo religioso e viene sorpreso, quando si rende conto di non aver capito chi è l’amante della moglie. Stiffelio è una bella parte, un bello studio di un personaggio serio.
Proprio perché è un personaggio particolare, un austero pastore, la parte si sviluppa nel registro centrale e basso.
G.K. Sì è molto bassa, non ci sono acuti, ma ho aggiunto un si naturale nel duetto. È molto nel centro.
Come l’hai affrontata?
G.K. Dopo il primo atto è tutto facile, il primo è quello del declamato alla fine del primo duetto con Lina, una tessitura bassa e per me è meglio sopra.
Ho avuto l’impressione che l’eccessiva velocità impressa dal direttore non aiutasse.
G.K. Io preferisco una direzione più veloce, se va troppo lento è più pesante.
Lei conosce molto bene molte opere di Verdi, questa opera fa parte di una trilogia in cui Verdi ha affrontato personaggi, non tipi, ed è ambientata nella sua contemporaneità; in Luisa Miller i protagonisti sono due giovani divisi dal censo e dalle ambizioni politiche del padre del ragazzo, opera che hai interpretato recentemente e che abbiamo molto apprezzato. In Stiffelio c’è la crisi matrimoniale tra un pastore protestante e la moglie adultera, che poi viene perdonata e infine in Traviata (1853) la protagonista è una prostituta. Un Verdi deciso e molto coraggioso?
G.K. Veramente coraggioso: a quell’epoca non era possibile il divorzio in Italia, però noi dobbiamo ricordare che Stiffelio non è cattolico.
L’ha sposata però con un nome diverso e quindi non è un vero e proprio divorzio, bensì la correzione di un atto non corretto.
G.K. Ma il fatto è che Stiffelio è sposato, mentre un sacerdote normale non può.
Come affronti tutti i passaggi psicologici che sono ardui?
G.K. Guarda questo è molto interessante, in Ernani ho aggiunto l’aria Odi il voto e la cabaletta, qui non ci sono arie, c’è la cabaletta nel primo duetto con Lina, nel terzo atto c’è il bellissimo duetto sempre con Lina, c’è una pagina di un’arietta in mezzo al primo duetto però non c’è un’aria. Per quello ho detto, è abbastanza interessante, ma è interessante per il personaggio, è quello che mi interessa. L’ultima delle pagine, per me è come il Guglielmo Tell, è una rivelazione: “Perdona Dio.” È una cosa che è musicalmente notevole, anche il testo: tutto è perdonato. Stiffelio è furioso, mai perdonare la perfida! Poi legge il testo del Vangelo in cui Cristo ha detto all’ adultera: alzati sei perdonata” e Stiffelio ha pensato: ”Devo seguire le parole di Cristo” e perdona.
In questa produzione ha ritrovato Pier Luigi Pizzi, io ricordo il Guillame Tell di Pesaro nel 1995.
G.K. Prima l’avevamo già fatto a Nizza e prima ancora Le Comte Ory a Roma, e poi l'Italiana in Algeri, Tancredi, insomma tanto Rossini.
Allora sarà contento di averlo ritrovato?
G.K. Si, sono andato a trovarlo a Parma alla prima, quando ha messo in scena Il barbiere di Siviglia nel gennaio del 2024: dopo alla cena gli ho chiesto: "Gigi, sei interessato a fare Stiffelio con me a Piacenza?" E lui ha detto di sì.
Adesso che in questa parte della sua carriera interpreta molto Verdi che pensa di lui come musicista e drammaturgo?
G.K. Secondo me è stato grande ad immaginare queste trame nella sua epoca, ha interpretato Macbeth, Otello, Falstaff ma anche un dramma come questo, Stiffelio, in cui non c’è solo il belcanto, è più complicato se devi interpretare il personaggio; ogni Verdi che ho fatto è così, devo trovare la chiave interpretativa.
Alla fine abbiamo ringraziato Gregory Kunde per la sua affabile disponibilità nel rispondere con franchezza alle nostre domande.


