Supergirl: the woman of steel, tra vendetta, giustizia e perdita dell’innocenza

Articolo di: 
Teo Orlando
Supergirl

Con Supergirl l'universo cinematografico della DC/Detective Comics si arricchisce di un nuovo capitolo della saga, totalmente al femminile: il film, diretto da Craig Gillespie e interpretato dall'australiana Milly Alcock nel ruolo di Kara Zor-El, la cugina kryptoniana di Kal-El, alias Superman, nasce sotto il segno di una contraddizione fertile: raccontare un’eroina luminosa e "solare” (nel senso letterale del termine!) attraverso una storia cupa e scabrosa, dalle tinte quasi western, e in cui la giustizia confina pericolosamente con la vendetta.

La scelta è tanto più interessante, perché Kara non è semplicemente la versione femminile di Superman. È, al contrario, una sorta di Doppelgänger con meno vincoli morali, ossia ciò che Superman non può permettersi di essere: una sopravvisuta di Krypton che ha conosciuto direttamente la fine del proprio mondo, senza poi passare attraverso l’adozione da parte di una famiglia terrestre, quei Kent che infusero nel giovane Kal-El un codice etico a prova di bomba. La sua psicologia è invece intessuta dal doppio trauma della distruzione di un pianeta e dello sradicamento senza legami solidi.

Da questo punto di vista, il film evidenzia fino al parossismo questa decisiva antitesi, visualizzata anche dalle poche, ma calibrate, apparizioni di Superman in persona. Quest'ultimo è l’eroe dell’integrazione: alieno per nascita, statunitense (ma proprio nel senso dei valori positivi dell'American Dream) e terrestre per educazione morale. Supergirl è invece l’eroina dello spaesamento e dell'estraneazione, che racchiude in sé quel carattere distruttivo di cui parlava il filosofo e critico Walter Benjamin: "Il carattere distruttivo conosce un solo motto: fare spazio; una sola attività: sgomberare. Il suo bisogno di aria fresca e di spazio libero è più forte di qualsiasi odio. Infatti, distruggere ringiovanisce, perché spazza via le tracce della nostra stessa vecchiaia; rallegra, perché ogni eliminazione significa per chi distrugge una riduzione totale, anzi una radicazione del proprio stato. A tale immagine apollinea del distruttore conduce a maggior ragione la consapevolezza di quanto il mondo si semplifichi enormemente quando viene sottoposto a verifica in base alla sua idoneità alla distruzione. Questo è il grande legame che avvolge armoniosamente tutto ciò che esiste. È uno spettacolo che offre al carattere distruttivo un’immagine di profonda armonia".

Il carattere distruttivo si manifesta come portatore della novità, del cambiamento, del bisogno di emanciparsi dalla memoria e dai legami del passato, per generare una radicale trasformazione. Lo si nota perché Supergirl appartiene a Krypton più di Superman, ma quel pianeta Krypton non esiste più. Laddove Clark può credere nella bontà degli uomini perché è cresciuto tra gli uomini, Kara vede più facilmente la crudeltà, la menzogna e la sopraffazione. È in questa frattura che il film colloca la sua ambiguità più forte: Supergirl non esita a usare la violenza estrema, perfino armi da taglio, e arriva là dove l’immaginario classico dei supereroi “solari” tende a fermarsi. Uccidere, per un personaggio della famiglia di Superman, non è mai un dettaglio narrativo: è quasi una violazione delle convenzioni  del mito.

Qui il riferimento obbligato è sempre ancora Umberto Eco e il suo celebre ed epocale saggio sul “mito di Superman” (in Apocalittici e integrati, 1964). Eco vedeva in Superman una figura paradossale: onnipotente ma costretta a non cambiare davvero il mondo, perché il racconto seriale deve conservarlo sempre disponibile per l’avventura successiva. L’eroe deve essere potentissimo, ma non troppo rivoluzionario; deve salvare, non rifondare la realtà ab imis fundamentis. Supergirl, nella versione proposta da questa nuova incarnazione cinematografica, sembra incrinare quel patto. Non è soltanto una salvatrice: è una creatura offesa che cerca una forma di compensazione. Non ripara semplicemente il torto: rischia di restituirlo.

Il rapporto con Ruthye, la giovane compagna di viaggio, rende ancora più visibile questa tensione. Kara sembra voler preservare in lei una purezza che lei stessa sente di avere perduto. La esorta a non farsi corrompere dalla vendetta, a non diventare ciò che odia e a non cercare giustizia ricambiando la ferocia di cui è stata vittima. Ma proprio qui si annida la contraddizione più problematica: se poi è Kara stessa a uccidere il villain di turno (perdonate lo spoiler, ma è inevitabile), il film rischia di trasformare la distinzione morale in un privilegio dell’eroina. Ruthye deve restare pura; Supergirl può sporcarsi le mani. È una logica drammatica comprensibile, ma moralmente instabile. Si può leggere come gesto sacrificale – l’adulta traumatizzata si assume il peso della violenza per salvare l’innocenza della ragazza – oppure come incoerenza: si predica la rinuncia alla vendetta e poi la si compie in forma delegata.

Anche sul piano mitologico resta un punto fragile: la dipendenza dei kryptoniani dal sole giallo. Che Kara, privata dei raggi solari terrestri, diventi quasi una donna normale è un dato classico del canone DC (come in quello Marvel è fisiologico che Hulk, trasformandosi in Bruce Banner, perda tutti i suoi poteri), ma al cinema appare sempre meno credibile quanto più il realismo spettacolare pretende di non collidere troppo con le leggi della fisica. È accettabile nella logica del fumetto, dove la luce solare è insieme energia, simbolo e convenzione narrativa. Ma in un film che vuole accentuare elementi come il trauma, le ferite e la sopravvivenza, la dinamica per cui al sole giallo corrispondo poteri semidivini mentre alla sua assenza corrisponde una vulnerabilità umana rischia di suonare troppo schematica. Funziona come mito, ma non convince come biologia concreta.

Il confronto con la Captain Marvel, eroina simile del Marvel Cinematic Universe, è inevitabile. Anche Carol Danvers è una donna investita del potere cosmico, chiamata a muoversi tra identità terrestre e dimensione interstellare. Ma Captain Marvel è stata spesso costruita come figura di emancipazione assertiva: una donna di origine aliena che recupera la memoria, i poteri e l'autonomia. Supergirl appare invece più tragica. Non deve semplicemente scoprire quanto è forte; deve capire se la propria forza sia ancora compatibile con una forma di innocenza morale. Carol tende alla liberazione; Kara tende alla colpa, quasi all'elaborazione del lutto.

Milly Alcock
sembra dunque chiamata a un compito non semplice: evitare sia la “Superman in vesti femminili”, sia l’anti-eroina generica, rabbiosa e intercambiabile. L'attrice rende molto bene la capacità di tenere insieme durezza e vulnerabilità, ironia e trauma, vendetta e residuo di pietà: una ragazza d’acciaio che non sa più bene se l’acciaio serva a proteggere o a ferire. Gli altri attori, come Lobo/Jason Momoa, sembrano più caricaturali, mentre la performance del cane Krypto è ragguardevole. 

La scommessa di Supergirl è tutta qui: mostrare che Kara Zor-El non è meno eroica di Superman perché più incline alla violenza, ma più tragica perché sa di poterla scegliere. E, forse, di non poter più tornare indietro dopo averlo fatto.

Pubblicato in: 
GN35 Anno XVIII 30 giugno 2026
Scheda
Titolo completo: 

Supergirl
Lingua originale    inglese
Paese di produzione    Stati Uniti d'America
Anno    2026
Durata    108 minuti
Genere    azione, fantascienza, avventura
Regia    Craig Gillespie
Soggetto    Supergirl: La donna del domani di Tom King e Bilquis Evely
Sceneggiatura    Ana Nogueira
Produttore    James Gunn, Peter Safran
Casa di produzione    DC Studios, Troll Court Entertainment, The Safran Company
Distribuzione in italiano    Warner Bros. Pictures
Fotografia    Rob Hardy
Montaggio    Tatiana S. Riegel
Effetti speciali    Paul Corbould, Geoffrey Baumann, Malcom Humphreys, Industrial Light and Magic, Framestore, Legacy Effects, Digital Domain
Musiche    Claudia Sarne
Scenografia    Nel Lamont
Costumi    Michael Mooney, Anna B. Sheppard
Interpreti e personaggi
Milly Alcock: Kara Zor-El / Supergirl
Matthias Schoenaerts: Krem delle Colline Gialle
Eve Ridley: Ruthye Marye Knoll
David Krumholtz: Zor-El
Emily Beecham: Alura In-Ze
David Corenswet: Clark Kent / Kal-El / Superman
Jason Momoa:w

Uscita al cinema 25 giugno 2026