- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Tactus e Naxos. Prime registrazioni di Giannotti e Rieti
Due cd di due etichette specializzate nelle incisioni di rarità della classica ed in particolar modo, di musica barocca. Sono Tactus e Naxos, rilevabili nei migliori negozi di musica della Capitale e delle città maggiormente fornite di questo repertorio. La prima riguarda una prima registrazione mondiale delle dodici Sonate a violino solo e basso op.1 di Pietro Giannotti. Il secondo cd, targato Naxos, è una prima registrazione moderna dei tre Concerti per pianoforte del compositore Vittorio Rieti.
Il Labirinto armonico, ensemble abruzzese capitanato dal virtuoso violinista Luigi Mencattini, già in passato meritevole di scoperte musicali, come nel caso del lucchese Michele Mascitti e Pietro Marchitelli, si cimenta ora con la riproposta delle dodici Sonate a violino solo e basso op.1 di Pietro Giannotti (?-1765). Particolarmente rimarchevole la sua attività a Parigi, dove si trasferì nel 1728 rimanendovi sino alla morte e dove figura per un trentennio come contrabbassista alla Académie Royale de musique e violinista solista ai Concert spirituel (1749). L’op. 1 (1728), qui eseguita con squisita sensibilità e perizia filologica, era dedicata a un Pari di Francia, musicista dilettante. Generalmente in quattro movimenti, seguono il modello della Sonata da camera con frequenti inserti di danze barocche (allemande, gavotte, correnti e simili). Nonostante la destinazione amatoriale, queste pagine rivelano una grande facilità inventiva e conquistano all’ascolto.
Vittorio Rieti (1898-1994) è certo tra i più (ingiustamente) dimenticati compositori italiani del Novecento. Eppure basterebbe ricordare che fu tra i pochissimi musicisti italiani coinvolti nella prodigiosa stagione dei Ballets Russes di Diaghilev (per i balletti Barabau e Le bal di Balanchine rispettivamente del 1925 e del 1929) e che godette tra gli altri della stima di Casella, Toscanini, Kubelik e Mitropoulos. Se ne fa ora portavoce, in un lodevole interesse per i dimenticati compositori italiani di quel periodo (Alfano, Casella, Respighi e compagni), l’etichetta Naxos che affida al pianista Alessandro Marangoni, già allievo di Maria Tipo, in prima registrazione moderna i suoi tre Concerti per pianoforte rispettivamente del 1926, del 1937 e del 1955, ma anche quello per due pianoforti (con il contributo supplementare di Orazio Sciortino) del 1951. Una musica piacevolissima, in perfetta sintonia con lo stile neoclassico degli Anni Venti e Trenta, eseguita con prontezza, grande senso ritmico da Marangoni e dall’Orchestra di Milano diretta da Grazioli. Per molti una felice scoperta, non per chi aveva letto il prezioso volume monografico dedicatogli nel 1987 da Franco Carlo Ricci. Emigrato nel 1940 in America (di cui prese la cittadinanza), anche dopo Diaghilev continuò a collaborare con Balanchine, Lifar ed altri. La sua musica echeggia Stravinsky e Bartok ma non senza una forte personalità che cattura.



