- Articolo di:Livia Bidoli
Nella piazza romana della Basilica di Massenzio a Roma c'è stato un concerto memorabile lo scorso 9 luglio: il Parco Archeologico del Colosseo con vista sui Fori Imperiali ha accolto un incontro tra musica e cinema all’interno della rassegna estiva Santa Cecilia Classica Estate. Per il suo debutto sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il compositore francese Alexandre Desplat ha diretto per oltre due ore i suoi maggiori successi, tra cui le colonne sonore di film come The Tree of Life di Terrence Malick, e la musica di due dei suoi premi Oscar: The Grand Budapest Hotel e La forma dell'acqua.
Teatro Arcobaleno. Il fascinoso chiarore delle notti a San Pietroburgo
Frammenti da Le notti bianche: questo più precisamente è il titolo dello spettacolo andato in scena la sera del 3 giugno al Teatro Arcobaleno di Roma. E lì ci siamo confrontati con una serie di scelte quanto mai appropriate, a partire volendo proprio dalla location: il palco così spazioso del Teatro Arcobaleno si è sempre prestato bene all'allestimento di “classici” che intendessero poi valorizzare l'elemento scenografico; e tra i primi esempi a tornarci in mente e di cui siamo stati testimoni diretti vi è senz'altro Mostellaria (la commedia del fantasma), riuscito omaggio alla drammaturgia plautina ivi andato in scena dal 28 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020.
Veniamo però ora a questo adattamento della celebre opera di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. E facciamolo riassumendone intanto l'interessantissima genesi, sulla scia di quanto riportato nel comunicato stampa: “Questo lavoro, del tutto sperimentale, nasce dall’incontro di due attori con l’immaginario degli studenti dei corsi di Scenografia dell’Accademia delle Belle Arti. La lettura critica che Paolo Minnielli e Diamara Ferrero hanno elaborato, messa a confronto con le analisi e le proposte dei ragazzi, ha generato l’allestimento. La proposta parte dall’idea che la scena si debba rivelare come lo spazio interiore del Sognatore. Egli, chiuso nel suo mondo, rivive l’incontro amoroso con la fanciulla Nasten’ka, la quale "è tutt’altro che immagine eterea e sceglierà senza esitazione, di volgere in direzione della vita reale.”
Ecco elencata una prima interazione di rilievo. Tant'è che, al termine della rappresentazione, oltre ai due protagonisti sono stati proprio i ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti ad affacciarsi sul palco per ricevere un meritatissimo applauso. Del resto estremamente valida ci è parsa la combinazione dei differenti contributi artistici. Ambientato a San Pietroburgo nelle interminabili serate estive, più specificamente nel periodo dell'anno in cui il chiarore del giorno si propaga fino alle 22, denominate appunto Notti Bianche, il racconto giovanile dello scrittore russo si snoda ponendo a contatto gli stati d'animo dei protagonisti con un così peculiare contesto urbano. E quindi un primo livello di fascinazione è dovuto allo sguardo del Sognatore sulla città: i palazzi ridotti qui a solidi geometrici, concepiti tra un'impronta strutturalista che sembra quasi citare le avanguardie russe e un sobrio minimalismo, giacciono in scena, vivificati però dalle azioni e dal flusso di coscienza del protagonista fino a configurarsi quali protagonisti aggiunti.
Attenzione, però, perché l'approccio sperimentale alla componente scenografica dialoga costantemente col testo ma senza sovrastarne la “classicità”, ribadita semmai dagli eleganti costumi, dalle studiate acconciature e finanche dalla recitazione in bello stile dei protagonisti.
L'intensità dell'incontro tra l'uomo e la controparte femminile, Nasten'ka, che un Maestro del cinema come Luchino Visconti aveva saputo trasfigurare immaginandolo addirittura a Livorno, si riempie così di quelle inquietudini, di quel carico di aspettative reciproche, che rendono così denso, serrato e appassionato il dialogare dei due. Finiscono così per farsi apprezzare altri apporti, che vi elenchiamo in linea col comunicato precedentemente citato: “Il progetto Frammenti da Le Notti Bianche in una seconda fase viene condiviso con gli studenti del corso di Direzione della Fotografia del prof. Tullio Gubinelli, che ospita nella sua aula l’azione scenica dando vita all'elaborazione di un breve video con l’intento di valorizzare il valore plastico della scena in rapporto alla luce e di rappresentare in sintesi la lettura interpretativa. I costumi curati in seno al corso della prof.ssa Claudia Federici sono stati ideati e realizzati con la collaborazione di Andrea Sorrentino che insieme alla docente, ha guidato le studentesse con raffinatezza ed efficacia.”
Ordunque, i due calibratissimi protagonisti Paolo Minnielli e Diamara Ferrero, oltre ad assicurare il giusto pathos e uno strisciante disincanto al casuale incontro notturno dei propri personaggi, nel farsi carico anche della regia hanno saputo incanalare gli sforzi creativi degli altri soggetti coinvolti nel miglior modo possibile. Particolarmente centrata ed elegante ci è parsa peraltro l'illuminazione in scena, con quei tagli di luce soffici, plastici e ben modulati sui personaggi, le cui sottili variazioni interferiscono positivamente con la drammaturgia stessa.
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