Teatro Bibiena di Mantova. Il Quartetto Hermès ricorda Alfred Brendel

Articolo di: 
Giulio Migliorini
Teatro Bibiena

Nella serata di inizio primavera - il 24 marzo 2026 alle ore 20:30 - accanto allo schiudersi delle gemme nei parchi della città Virgiliana, l’intenso canto strumentale del Quartour Hermès - Omer Bouchez ed Elise Liu ai violini, Manuel Vioque-Judde alla viola, Yan Levionnois al violoncello - e del pianista Kit Armstrong, risuona nella sala a campana del Teatro Bibiena, e gli attenti spettatori vanno col pensiero al verde ancestrale della campagna di Leoš Janáček, alla Stimmung romantica dell’elaborata Primavera schumanniana.

Si eseguono il quartetto no.1 ‘Sonata Kreutzer’ di Janáček, il quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 e il quintetto in mi bemolle maggiore op. 44 di Robert Schumann.

Kit Armstrong (1992) è compositore e pianista, direttore d’orchestra e organista, ha studiato con Alfred Brendel, si esibisce nei festival più prestigiosi d’Europa, studia ingegneria, fisica, chimica, matematica; nel 2012 consegue un master in matematica pura presso l’Università Paris VI. Kit Armstrong si esibisce nella Stagione di Tempo d’Orchestra per la prima volta. Il Quartour Hermès, di grande precisione tecnica e toccante slancio poetico, nasce nel 2008 tra le mura del CNSMD (Conservatorio nazionale superiore di musica e danza) di Lione, studia con personalità eccezionali come Alfred Brendel, si esibisce presso la Carnegie Hall di New york, la Città Proibita di Pechino, la Wigmore Hall di Londra.

Il concerto in memoria di Alfred Brendel, pensato dall’Oficina OCM, ci ricorda che ‘se il seme muore porta molto frutto’ (Gv 12, 24-26): dall'infaticabile donarsi per l’arte del grande pianista sono infatti germogliati e continuano a fiorire numerosi talenti nel panorama concertistico internazionale. Riandando all’appassionato lavoro di Brendel, che come nota il maestro Carlo Fabiano - fondatore dell’Orchestra da Camera di Mantova - ha a lungo accompagnato le Stagioni di Tempo d’Orchestra, è universale comprendere la vastità del Suo lascito umano e artistico.

Sotto alle eleganti volute dell’arco scenico, davanti alla serliana continua su due ordini della scena fissa barocca, al cospetto delle illustri personalità mantovane ritratte nelle statue, la simmetrica compagine strumentale in nero notte, impreziosito dal verde e dal bianco delle vesti della violinista, dalla immacolata camicia del pianista, suona divinamente. Dal palco centrale del secondo ordine la vista è perfetta, sulla tastiera del pianoforte, sui moti calibrati degli archi. La musica riempie la sala di Antonio Galli da Bibbiena, impareggiabile cassa di risonanza.

Il programma della serata inizia con un’opera di Janáček per illuminare le radici morave di Alfred Brendel, condivise con il grande compositore di Hukvaldy, campione della musica ceca del XX secolo. Il Quartetto per archi numero 1 (1923) - che ha in comune con il secondo quartetto (1928) l’aura di intime confessioni e la composizione in tarda maturità - è legato parimenti alla famosa sonata Kreutzer di Beethoven (nel terzo movimento ce n’è anche una citazione) e al romanzo breve di Lev TolstojLa Sonata a Kreutzer’. Nel racconto del russo un uomo narra di aver ucciso la moglie che accompagnava un violinista nella celebre sonata e ne diveniva l’amante, mentre nella vita di Janáček si trovano una moglie lasciata e una giovane fiamma frequentata per anni. Janáček supera il romanticismo, indaga il folklore della sua terra, mette in luce i lati negativi della sua società. Nella sua musica sono frequenti citazioni popolari, temi di struggente bellezza affiancano ritmi aspri o melodie dissonanti. Il quartetto che ascolto rappresenta la faccia ferina del concerto, risolutivo, impulsivo, compiuto nella sua brevità, evoca una immagine dai toni stridenti, dalle forme aguzze, tutta novecentesca.

L’Adagio e la danza inizialmente esposta dal violoncello tratteggiano le conversazioni in treno del romanzo russo. Accattivante mi pare il contrasto tra il lirismo della viola e il ritmo puntato del secondo violino. Nel secondo movimento, Con moto, sono da ricordare il ritmo di Polka e il dialogo tra suoni acuti e voce baritonale del violoncello, mirabilmente resi, al pari del teso tremolo sul ponticello degli strumenti. Drammatici il suono repentino dell’assieme, il ritmo di danza interrotto sul tremolo inaspettato, il nervoso contatto tra la lirica melodia del violino e la frase irrefutabile del violoncello.

Il terzo movimento reca la citazione del tema beethoveniano, lo stridente canto del violino come un pensiero angoscioso. È un Andante, dove il tema distorto è la figurazione musicale della gelosia del protagonista uxoricida. Dopo il pizzicato del violoncello si ode la voce dei tre archi più acuti e il controcanto del più grave, la melodia cantabile, il ritmo sincopato della viola. Impressionante l’antitesi tra le note acuminate di certi stacchi e l’adiacente melodia addolorata ed estenuata, prima della conclusione, dove la musica penetra nel silenzio. Nel quarto movimento, Con moto, viene ripreso il tema di apertura del quartetto. Il tema mesto del primo violino è ricalcato dal violoncello. Meravigliosa è questa interpretazione, con il lirismo di violino e viola che trovano contraltare nel tema acido del secondo violino, la risposta del violoncello, il tremolo, lo scorrere del disegno lirico, l’incalzare degli strumenti.

Dipanandosi il concerto, salgono alla coscienza le corde che legano i temi del classicismo viennese, le voci beethoveniane già presenti nel lavoro di Janáček e poi nel sublime secondo tempo del quintetto di Schumann, il romanticismo del compositore di Zwickau. Sembra quasi un rebus che celi nemmeno troppo misteriosamente il nome dell’illustre Dedicatario, un suo ritratto a grisaglia, con l’inconfondibile enigmatico sorriso negli occhi limpidi, dietro ai Brille luccicanti.

Le opere cameristiche di Schumann che ascoltiamo qui, vennero alla luce nel 1842 dopo brevissima gestazione, circa nel periodo in cui Verdi scriveva Nabucco, Wagner attendeva a Der Fliegende Holländer, Rossini completava il sublime Stabat Mater. Nelle due opere per archi e pianoforte di Schumann troviamo gli slanci e i ripiegamenti della sensibilità romantica, la scrittura elegante che innalza questa musica al livello degli intenditori, quello dei quartetti per soli archi.

L’Allegro ma non troppo del Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47, brano profuso di una grazia protoromantica, principia con la bella enunciazione del violoncello, il cui timbro ricco mette in luce il messaggio romantico dell’autore. Risponde perentorio il trio, e il pianoforte dipana una scala discendente. Le frasi sono aggraziate, ripetute, in un crescendo di tensione. Poi il pianoforte dialoga col trio, si fa strada la melodia fulgente del violoncello che getta raggi dorati sul tessuto sonoro quasi orchestrale, veloce e poi cantabile, e lascia aggettare il ritmo ribattuto del pianoforte e il crescendo finale con la chiusura netta.

Lo Scherzo Molto vivace, con due Trii di cui il secondo sincopato, attacca con una melodia veloce del violoncello qui stupendamente eseguita, ripresa da tutti gli altri strumenti. Il moto perpetuo del pianoforte è ricalcato dagli archi, prima acuti e poi gravi. Il pianoforte interpola una melodia zampillante, stupenda nel fulgore smaltato delle note, e chiude con due note secche.

L’Andante cantabile presenta una introduzione e un tema con stupende variazioni. Epitome dell’estemporaneità romantica, in esso ascolto conversare gruppetti di strumenti come fiori in un selvatico giardino. Particolarmente toccante la quinta variazione, con la melodia del tema ripresa dalla viola e adornata dalle fioriture dal violino. Alla fine, il tema del violoncello è ricalcato dagli altri strumenti, poi ripreso dagli archi acuti con una dolcezza di luce celestiale. Il movimento si chiude con il ritmo puntato degli archi acuti e l’intervento sontuoso dal violoncello.

Il finale Vivace inizia con la melodia cantabile del violoncello, al quale rispondono gli archi. Le scale discendenti del pianoforte sono anticamera al ritmo puntato degli archi, poi al vibrante fondersi degli strumenti. Gli archi salgono magnifici in volute, nelle infiorettature del pianoforte. Ripresa la melodia del violoncello, segue un dialogo con gli archi acuti, accompagnato dalle scale discendenti del pianoforte, il quale conclude così amabile conversazione portando ad un climax, ad un incalzare del ritmo che conduce il brano e il quartetto alla conclusione.

Dopo breve e silenzioso intervallo, il quintetto per pianoforte e archi op. 44 entra nella sala come un cigno nero su luccichio d’acque, con l’assieme degli archi, che nell'Allegro brillante espone il lucente tema. Successivamente, il modulare del pianoforte ed il controcanto del violoncello e della viola, il sorprendente assieme degli strumenti tutti. La bellezza dell’interpretazione è scultorea. Ai gruppetti di note del pianoforte segue la melodia iniziata dal violoncello e ripresa dagli altri. Il drammatico suono dell’assieme si stempera rincuorante. Poi, sul grandinare di note del pianoforte, si stagliano gli interventi degli archi, in fortissimo. Il pianoforte imposta un passo drammatico, che gli archi seguono con grande cavata. Il tempo è chiuso con scala e crescendo.

Il secondo tempo In modo d'una marcia rivà alla marcia funebre dell’Eroica beethoveniana, tra l’altro collocata nella stessa posizione all’interno di quella sinfonia. La musica entra in una zona d’ombra, e la voce rotta del primo violino emerge nel clima concitato come una consolazione. I pizzicati degli archi rispondono al pianoforte, poi il quartetto canta una trenodia, con respiro elegiaco, e il tema esposto dal primo violino passa agli altri archi soli, ultimo quello più grave. Il pianoforte squarcia l’apertura drammatica degli archi, eseguendo drammatiche scale. Poi gli archi chiudono in tremolo la struggente melodia. Alla fine, tutti tornano grandiosamente alla musica di partenza, con intensità orchestrale. Il tema ripreso dal violino e da tutti trova pace nel terso sottovoce finale.

Lo Scherzo, molto vivace, con scale lucenti e due trii diversissimi, si schiude con slancio sul pianoforte e poi sugli archi che ne riprendono le scale. Il movimento lirico del primo trio, guidato dalla voce del violino, è seguito dalla concitazione di tutti gli strumenti, dal moto perpetuo, dai pizzicati. Prima della fine, scale drammatiche e ascendenti conducono al bellissimo climax.

Il finale Allegro, ma non troppo, è guidato dal pianoforte come il rondò di un concerto per piano e orchestra, e la perizia degli strumentisti è trascendentale. Ritmo sincopato degli archi e melodia ripresa dal pianoforte e poi con ironia dalla viola, sono seguiti da scale discendenti degli archi infiorate dal pianoforte. Dal suono insistito degli archi traspare il tema principale, poi ripreso dal piano accompagnato dalle note guizzanti del quartetto. La scala ascendente, col suono intenso e ribattuto degli interpreti, culmina nello staccato incisivo finale.

Il bis è una trascrizione per quintetto da un concerto per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart, con melodia modulata dagli archi su cui si inserisce il pianoforte con note staccate, la luce dei violini che ne ricalcano il disegno, morente in tremolo nella chiusura del pezzo. Anche questo Erinnerung, o Gedanken, è di certo rivolto al repertorio dell’illustre Pianista scomparso.

Grandi applausi e ripetute ovazioni per gli straordinari interpreti, chiamati più volte alla ribalta, che salutano con affetto il pubblico. Poi si esce scendendo le anguste scale, si attraversa la folla stipata nel foyer, si scorge la bellezza della volta a padiglione di un gusto antico, e la classica compostezza della facciata disegnata da Giuseppe Piermarini.

Pubblicato in: 
GN23 Anno XVIII 7 aprile 2026
Scheda
Titolo completo: 

Tempo d'Orchestra - Mantova
Teatro Bibiena
Stagione Concertistica 2025 - 2026
IN MEMORIA DI ALFRED BRENDEL 
24 marzo 2026

Kit Armstrong pianoforte
Quatuor Hermès
Omer Bouchez violino
Elise Liu violino
Manuel Vioque-Judde viola
Yan Levionnois violoncello

LEOS JANÁCEK (1854-1928)
Quartetto n. I "Sonata Kreutzer”
Adagio - Con moto
Con moto
Con moto - Vivace - Andante
Con moto

ROBERT SCHUMANN (1810-1856)
Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47
Sostenuto assai - Allegro ma non troppo
Scherzo. Molto vivace
Andante cantabile
Finale. Vivace

ROBERT SCHUMANN
Quintetto in mi bemolle maggiore op. 44
Allegro brillante
In modo d'una marcia. Un poco largamente
Scherzo. Molto vivace
Allegro ma non troppo