- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
A testa alta. Riabilitiamo l'adolescenza
Apertura al Festival di Cannes per l'opera dell'esordiente Emmanuelle Bercot, conosciuta invece come attrice : qui dirige e dirime uno spaccato dell'adolescenza più problematica con Rod Paradot (1996) che interpreta la parte di un sedicenne nato da una madre sola e giovanisima: si chiama Malony e frequenta soprattutto le aule giudiziare da quando ha 7 anni, insieme alla madre ed al fratellino piccolo. Catherine Deneuve ha un ruolo decisivo: è Madame le Juge, il giudice dei minori Florence, che lo ha in consegna per cercare di tirarlo fuori dalla brutta strada in cui si è infilato.
Tra strutture detentive chiuse, rifiuti da parte delle scuole, rapine di auto senza patente e folli corse rischiose per lui e per chi è con lui, Malony conoscerà Yann (Benoît Magimel) e Séverine (Sara Forestier), che saranno gli unici, oltre al giudice, a permanere al suo fianco nonostante sia una persona difficile, aggressiva e violenta con frequenti sbalzi d'umore e gesti eclatanti e fuori controllo.
Quel che sottolinea meglio e maggiormente Emmanuelle Bercot, con Marcia Romano anche alla sceneggiatura, asciutta e senza fronzoli, e che va dritto al punto rendendo evidente quanto la cosa più difficile per un adolescente in crrescita e con un ambivalenza di fondo nei rapporti coi genitori – l'uno scomparso e/o assente; l'altra incapace di essere responsabile di lui come di sé – è accettare l'aiuto di qualcuno: del giudice prima di tutto, ma anche della madre, dell'educatore, della ragazza che si è innamorata di lui. Insieme a ragazzi con medesimi disagi, passerà attraverso un'escalation che vediamo come perfettamente autentica e che ci chiediamo in qualche modo possa servire a scopo maieutico anche in Italia, dove, ci sembra, non si ha una visione del tutto realistica di come stiano cambiando i comportamenti degli adolescenti e di quanto possa divenire pericoloso non essere preparati per questo: sia a livello di strutture sia a livello di educatori, che spesso non vengono messi in grado attraverso anche degli strumenti efficaci di agire e con delle strategie di recupero.
Un film dove la parte del giudice, Madame Deneuve, ricopre una figura di responsabilità che dovrebbe far riflettere tutti su quanto sia difficile “sorvegliare e punire “ alla maniera di Foucault, quando, dove e con i tempi adatti ad una giustizia che pensa prima di tutto alle persone, ed alla loro riabilitazione.



