- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Testa o croce? Una rilettura surreale della leggenda di Bufalo Bill
Tutto funziona in Testa o croce?, il film di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis: piacevole l’idea di tirare fuori il genere western per ribaltarlo e le ballate inserite – musiche originali di Vittorio Giampietro – danno ancora più valore alla storia. Il film è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.
Dicono i registi: “Il nostro film nasce da una passione profonda per le ballate popolari, le leggende tramandate oralmente e i racconti che da bambini ci venivano narrati come se fossero verità. Storie tramandate di bocca in bocca, come le leggende di frontiera, dove la verità è sempre incerta e si trasforma, diventando mito”. E proprio questo sono riusciti a fare: affabulare chi guarda. Nonostante la durata, 115 minuti, il film scorre piacevolmente e i continui cambi di visuale ne accrescono l’interesse.
Alessandro Borghi è il vero eroe della storia? Riuscirà a salvare la giovane donna indifesa? Il cavallo trotta da solo? Chi porta in groppa?
Ah, ma bisogna iniziare dal principio: e all’inizio abbiamo, nientedimeno, Buffalo Bill – un John C. Reilly perfettamente in parte, come del resto tutti gli altri magnifici attori. Buffalo Bill è arrivato a Roma per vendere agli italiani il mito della frontiera col suo Wild West Show, fatto di colpi di fucili a salve e spettacoli di cowboy.
Il Wild West Show di Buffalo Bill è stato il punto di partenza del film, lo spettacolo itinerante che mescolava storia e finzione e costruiva miti attraverso la narrazione. Secondo i giornali dell’epoca, l'8 marzo 1890 a Roma, i butteri locali sconfissero i cowboy americani in una gara di doma di puledri. Da questo fatto, Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis hanno immaginato un film che si costruisce come racconto epico e postmoderno, dove realtà e finzione si confondono e dove la narrazione stessa diventa parte del film.
Che bellezza il bianco e nero iniziale e i titoli di testa scritti con grafia in tema. Tutto è molto curato, in questo film e si gode nel constatare il gioco di squadra, come del resto ha fatto presente l’attrice Nadia Tereszkiewicz in conferenza stampa: c’è stata molta preparazione, per esempio per le scene a cavallo e tutti hanno partecipato al lavoro collettivo, dando il loro apporto, anche di idee, al meglio. È molto gradevole per lo spettatore rendersi conto di tutto il lavoro che c’è dietro ogni scena e contemporaneamente apprezzarlo come un insieme riuscitissimo; si instaura proprio un feeling: sto al tuo gioco, mi abbandono al racconto, mi piace quello che sto vedendo, ne noto la cura e l’amore e il surreale aiuta a superare la violenza.
Il film strizza l’occhio anche al grande Cinema, per esempio con la fulva capigliatura della bellissima interprete femminile, che richiama quella di Claudia Cardinale in C’era una volta il West. Rosa sogna di fuggire in America, quella vera, non quella dei manifesti pubblicitari con i bisonti, ma il suo sogno dovrà fare i conti con la realtà. Perché, come in ogni ballata western che si rispetti, il destino lancia la moneta.
“La decisione di suddividere il film in capitoli – dicono i registi – nasce dalla fascinazione con la struttura dei Dime novels, romanzi popolari d’avventura e western che spesso riscrivevano la realtà con intenti spettacolari. Nel film, Buffalo Bill è il narratore, un narratore inaffidabile, che scrive la propria versione dei fatti. I capitoli sono quelli del suo diario, e la sua narrazione entra costantemente in conflitto con la verità del percorso di Rosa”. Nel frattempo il film ha decostruito progressivamente il personaggio maschile classico, il cowboy, l’eroe; il povero Santino, amato da Rosa è diventato un santino.



