- Articolo di:Livia Bidoli
Nella piazza romana della Basilica di Massenzio a Roma c'è stato un concerto memorabile lo scorso 9 luglio: il Parco Archeologico del Colosseo con vista sui Fori Imperiali ha accolto un incontro tra musica e cinema all’interno della rassegna estiva Santa Cecilia Classica Estate. Per il suo debutto sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il compositore francese Alexandre Desplat ha diretto per oltre due ore i suoi maggiori successi, tra cui le colonne sonore di film come The Tree of Life di Terrence Malick, e la musica di due dei suoi premi Oscar: The Grand Budapest Hotel e La forma dell'acqua.
Torino Teatro Astra. L'essere umano è Fratto X
La scenografia diventa un habitat e l’attore, che smette di essere attore, sembra fluttuare su un palcoscenico che a sua volta smette di apparirci tale. I riflessi deformanti dell’oramai noto Fratto_X, opera teatrale figlia del lavoro congiunto di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, hanno ancora una volta entusiasmato il pubblico di Torino durante la serie di performance realizzate dal 13 al 18 novembre al Teatro Astra.
I nuclei portanti dello spettacolo concentrano l’attenzione su diverse tematiche che sfociano inesorabilmente nell’assurdo, in quella conturbante certezza di una routine composta da meccanicismi, mancanze e mali di vivere che caratterizzano forzatamente l’esistenza di tutti. La visione negativa di fondo che traspare dall’esibizione è filtrata da una sottile ironia che spiazza e che strappa ai presenti una risata dal retrogusto mestamente amaro, in perfetta sintonia con la natura tragicomica dell’opera che ha come oggetto d’analisi un unico e inerme protagonista: l’essere umano.
La sfilata dei personaggi creati dalla coppia di artisti sarà la perfetta guida capace di condurci in questo claustrofobico mondo parallelo, nel quale ogni limite è legato alla capacità d’immaginazione dello spettatore, additato, per questo, come anello debole dell’intero meccanismo espressivo.
Il fratto diviene elemento di confronto e annichilimento. Uomo fratto uomo, uomo e uomo si semplificano e rimane solamente il fratto, un vuoto esistenziale portato all’accesso per denunciare la mancanza di senso di una società sempre più impaziente e sempre meno attenta ai contesti che la circondano.
La relazione tra uomo e macchina è un campanello d’allarme che testimonia come entrambi i soggetti, così apparentemente diversi tra loro, possano invece ritrovarsi ugualmente intrappolati nel carcere dell’automazione e degli schemi precostituiti. L’ansia di vivere si traduce in una lucida follia quotidiana, i nuclei famigliari si trasformano in gabbie di contenimento e l’individuo perde coscienza di ciò che vorrebbe essere e dire.
Tutti i personaggi convulsi e nevrotici impersonati da Antonio Rezza, diventano in un certo senso lo specchio attraverso il quale potersi riflettere, osservare e riconoscere.
Le installazioni molto essenziali vanno a comporre l’allestimento scenico in modo tale da conferire un grande senso di leggerezza alla cornice, capace così di cambiar faccia naturalmente, senza risentire dell’opprimente peso della forma e concentrandosi sulla reale sostanza della narrazione.
Altro punto di forza dello spettacolo è sicuramente l’approccio attivo con il pubblico, costretto, volente o nolente, all’interazione con l’attore, sempre più simile a un demiurgo intento a manovrare i fili dei tanti burattini che interpreta e che ha di fronte a contemplarlo.
Fratto_X è una rappresentazione feroce, che trae la propria energia dagli impulsi più ancestrali dell’indole umana e che mira a conquistare l’interesse di chi è realmente interessato a mettersi in gioco, indagando una parte di sé, forse la peggiore, per mezzo di elaborate costruzioni narrative colme di una fatale ironia dissacratoria.
La chiave di lettura è l’immaginazione, arma a doppio taglio che estrania ed isola, ma che apre anche le porte verso un mondo alternativo a quello reale, fornendo una via di fuga verso un luogo inconsistente da cui è possibile osservare, alla giusta distanza, gli schemi, tanto limitati e ridicoli, che in maniera così esemplare ci caratterizzano.
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