- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Trieste The Rocky Horror Show. Intervista a Jason Donovan
Il cantante e attore australiano Jason Donovan sarà il carismatico Frank-n-Furter nell’irresistibile e irriverente musical The Rocky Horror Show di Richard O'Brien, che farà tappa a Trieste, al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, dall’11 al 16 novembre.
Il celebre musical cult, che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, diventando un vero e proprio rito collettivo, giunge a Trieste per la decima volta nell’edizione originale inglese diretta da Christopher Luscombe.
La trama si sviluppa attraverso tutti i famosi brani musicali che hanno reso “The Rocky Horror Show” un fenomeno globale: ”Sweet Transvestite", "Science Fiction/Double Feature", "Dammit Janet" e, naturalmente, l'intramontabile "The Time Warp”.
Con una stella del pop internazionale come Donovan nel ruolo del protagonista e la consueta travolgente carica di trasgressione ed energia, l’inno alla libertà e all’espressione di sé, ironica e provocatoria di The Rocky Horror Show promette di essere ancora più sincera e rock.
Per la pop star, che affronta la tournée italiana, dopo una stagione di tutto esaurito al Theatre Royal di Sydney e nel West End londinese, è un ritorno a distanza di oltre 25 anni dall'ultima volta in cui ha impersonato il provocante e geniale scienziato extraterrestre dell’opera, uscito dalla penna di O’Brian nel 1973, divenuta poco dopo anche un film di successo diretto da Jim Sharman, con Tim Curry e Susan Sarandon.
Da allora, “The Rocky Horror Show” è diventato il musical contemporaneo ininterrottamente in scena più a lungo nel mondo. Lo spettacolo è stato visto in cinquant’anni da oltre 30 milioni di persone in più di 30 paesi ed è stato tradotto in 20 lingue, continuando a entusiasmare il pubblico nel suo tour da tutto esaurito, contando anche molte star tra i suoi interpreti, tra cui Russell Crowe, Jerry Springer, e Meatloaf.
A Trieste Donovan sarà in scena sino al 14 novembre. Nelle recite successive il ruolo di Frank-N-Furter sarà interpretato da Stephen Webb.
Lo spettacolo successivamente sarà ospite anche a Bologna, al TAM Teatro Arcimboldi di Milano e a Roma.
Il tour italiano è a cura di Alveare produzioni in collaborazione con Trafalgar Theatre Productions.
Intervista a Jason Donovan
(Disco di platino in Australia nel 1989 con Ten Good Reason, l'album fu anche il più venduto nel Regno Unito nello stesso anno. Da allora l’artista australiano ha venduto oltre 13 milioni di dischi in tutto il mondo. Nel 1991 ha debuttato nel mondo del musical nel West End londinese interpretando Joseph nel revival londinese di “Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat” e ha proseguito la carriera teatrale con grande successo in show come “Priscilla Queen of the Desert” e “Grease The Musical”) e ha interpretato Frank-n-Furter in The Rocky Horror Show per la prima volta nel 1998.
Il protagonista di The Rocky Horror Show racconta la sua trasformazione e l’emozione del tour italiano.
È uno di quegli spettacoli che il pubblico ama da generazioni, una storia che travalica il tempo e continua a conquistare platee in tutto il mondo. The Rocky Horror Show torna in scena con un protagonista d’eccezione: Jason Donovan, icona della musica pop e del teatro musicale internazionale, che veste i panni del leggendario Frank’n’Furter. Carismatico, intenso e ironico, Donovan racconta come vive questa nuova avventura sul palco — e cosa significa, per lui, riportare in vita uno dei personaggi più amati e controversi della storia del musical.
Jason, come stai affrontando il tour italiano?
Jason Donovan: Sono molto emozionato all’idea di portare questo spettacolo in Italia, dove non avevo mai interpretato The Rocky Horror Show. Significa molto per me: ho una lunga relazione con questo ruolo e vedere l’entusiasmo e l’accoglienza del pubblico italiano è davvero speciale. Sarò in Italia per la prima volta… come una vera rockstar!
Qual è il cuore di Frank’n’Furter e quanto ti ha influenzato l’interpretazione di Tim Curry nel celebre film del 1975?
Jason Donovan: Tim Curry è stato unico, irripetibile e non credo si possa fare un confronto. Il mio approccio è stato orientato a non imitare nessuno, ma entrare nella follia e nella vulnerabilità di Frank. Per me, la chiave è la sua umanità, quella parte fragile che spesso si nasconde dietro la maschera dell’eccesso.
Hai interpretato Frank per la prima volta nel 1998. Cosa è cambiato oggi nel tuo modo di vivere questo ruolo?
Jason Donovan: Beh, a parte il fatto che sono più vecchio! [ride] La prima volta avevo trent’anni, oggi mi sento più sicuro e più a mio agio come interprete. Questo è un ruolo che può essere vissuto in ogni fase della vita. Per me è fondamentale mostrare che Frank è, prima di tutto, una rockstar: imprevedibile, passionale, pieno di energia.
Come descriveresti la tua versione di Frank?
Jason Donovan: È un personaggio all’opposto di ciò che sono nella vita reale, ed è proprio questo che lo rende affascinante per me. Il mio punto di forza è la passione per questo spettacolo. Lo affronto come un concerto rock: la parola chiave è autenticità, e questa nasce dalla vulnerabilità. Voglio che ogni performance sia diversa, viva, un po’ pericolosa… perché solo così diventa davvero potente. Ogni sera è unica, e questo mi diverte moltissimo.
Cosa ti differenzia da Frank’n’Furter?
Jason Donovan: Io non mi autodistruggo come lui. Frank è egoista, io non lo sono. La canzone I’m Going Home mostra la sua vulnerabilità, ed è per me uno dei momenti più toccanti dello spettacolo. Rappresenta la sua solitudine, la sua umanità nascosta dietro l’eccesso.
In che modo la tua interpretazione rende The Rocky Horror Show ancora attuale?
Jason Donovan: Il messaggio è più vivo che mai: essere se stessi, anche se si è diversi. È uno spettacolo che parla di libertà, di esclusi, di chi non si conforma. In questa cornice gotica e ironica si racconta il sogno, la possibilità di immaginare un mondo più grande. È un invito a sognare in grande, sempre.
Nel 1998 questo musical ha avuto un impatto personale forte su di te, vero? Li hai comosciuto tua moglie….
Jason Donovan: Sì, assolutamente. Ci sono molte connessioni personali e per me questo progetto è diventato molto significativo. È impossibile ignorare il potere di un personaggio come Frank, che ti costringe a guardarti dentro.
Cosa speri che il pubblico porti con sé dopo lo spettacolo?
Jason Donovan: Spero che si diverta! Il pubblico è sempre al centro, e la connessione con loro è tutto. Vorrei che si portassero via un po’ di libertà e tanta energia. In fondo, The Rocky Horror Show è un grande gioco, ma anche una celebrazione del coraggio di essere se stessi. E forse, sì… spero che il pubblico senta che il mio vero regalo è proprio me, lì, sul palco.
Qual è stata la tua trasformazione artistica più importante?
Jason Donovan: Passare dal mondo della TV e del pop al teatro dal vivo. Salire sul palco, sentire il pubblico, vivere quell’adrenalina… è stata la più grande rivelazione della mia carriera. Il teatro ti costringe a essere autentico, e ogni sera è una nuova sfida.
C’è un ruolo che sogni ancora di interpretare?
Jason Donovan: A dire il vero, non ho mai pensato di diventare una star del musical, ma amo questo mondo. Ci sono spettacoli che adoro, come Cabaret o La fabbrica di cioccolato. Qualche anno fa ho fatto Chicago, ma credo che la mia forza sia la disciplina e la voglia di migliorarmi sempre. In fondo, ogni ruolo è una nuova scoperta.
Il rapporto unico con il pubblico di The Rocky Horror Show rende più difficile l’interpretazione?
Jason Donovan: No, al contrario. È quello che rende tutto così elettrico. Il pubblico conosce ogni battuta, ogni canzone. Questo può intimidire, ma se ti lasci andare, diventa pura energia. È come una grande festa dove ogni sera può succedere qualcosa di diverso.



