Trieste Teatro Verdi. Dittico di qualità tra Figaro e il Barbiere

Articolo di: 
Monica Ferri
Trieste Teatro Verdi

La nuova stagione lirica della Fondazione Teatro Verdi di Trieste si è aperta con un’operazione  ambiziosa: comporre un insolito dittico teatrale in due serate diverse per celebrare il personaggio di Figaro, vesillifero dei valori fondanti della Rivoluzione Francese, accostando due capolavori musicali: Le Nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. La prima, una nuova produzione dei laboratori del teatro triestino mentre per Il Barbiere di Siviglia si tratta di una ripresa dell’allestimento ideato nel 2018 per il Rossini Opera Festival. Due settimane intense che hanno conquistato il pubblico.

I due  monumenti assoluti dell’opera buffa europea, Le Nozze di Figaro ed Il Barbiere di Siviglia, rappresentano due estetiche musicali differenti ma dialoganti con un’unica origine: l’universo teatrale creato dalla penna brillante e rivoluzionaria di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, figura poliedrica, diplomatico e drammaturgo che ha saputo fissare per sempre il mito di Figaro e del Conte di Almaviva.

Il Barbiere di Siviglia di Rossini, scritta nel  1816, è opera buffa in due atti, su libretto di Cesare Sterbini,  che racconta i due giorni in cui Rosina viene sedotta dal Conte Almaviva, con l’aiuto di Figaro, capolavoro rossiniano con la celebre ouverture che la rende ancora oggi una delle opere più eseguite. 

Le Nozze di Figaro di Mozart. scritta nel  1786, è  commedia per musica in quattro atti, su libretto di Lorenzo Da Ponte, tratto da La folle journée ou le mariage de Figaro, che ancora risente dell’umanesimo Illuminista. Primo libretto italiano del giovane musicista salisburghese, dove tutto succede in ventiquattrore nel giorno delle nozze di Figaro e Susanna, e si  pone idealmente in prosecuzione con l’opera rossiniana che, in realtà fu scritta  trentanni più tardi.

Due opere, una stessa origine letteraria, due mondi musicali lontani che a Trieste si incontrano e dialogano. A Trieste le due opere sono state  presentate come una sorta di dittico comunicante, un esperimento tanto teatrale quanto concettuale affidato per entrambe le opere a due guide d’eccezione: il pluripremiato Pier Luigi Pizzi, regista, costumista  e scenografo, maestro indiscusso della scena contemporanea, impegnato per la prima volta a Trieste assieme al suo staff creativo, mentre la  direzione musicale è stata affidata al maestro Enrico Calesso, direttore musicale stabile del teatro lirico e raffinato interprete capace di attraversare Mozart e Rossini con medesima perizia.

Pizzi, coadiuvato da Massimo Pizzi Gasparon Contarini, che lo affianca da quasi quarant’anni, imposta la  chiave del suo progetto registico - sempre imperniato all’eleganza formale e a una teatralità stilizzata - a partire da quanto realizzato gia per il Barbiere,  sull’evidente limite imposto dalla necessità di alternare i titoli, e lo trasforma in opportunità, ideando un’unica scatola scenica per entrambi: bianca neoclassica, essenziale ma modulabile. L’impianto scenico, così astratto, diventa luogo simbolico modulabile per interni nobiliari, cortili, giardini. 

Una cornice volutamente pura, geometricamente “intransigente”, che il regista italiano utilizza come tela metafisica sulla quale innestare un sofisticato disegno luci -  prettamente zenitale ne Le Nozze di Figaro, maggiormemte espressivo per Il Barbiere di Siviglia - che  fa dello spazio scenico  una sorta di tela immaginaria sulla quale far risaltare l’umanità, sentimentale, cinica, ingannevole dei personaggi. 

A colorare  lo spazio scenico sono anche i tessuti, a partire dai costumi   ricchi di riferimenti storici ma mai decorativi firmati dallo stesso Pizzi, con cui  realizza un vero poema cromatico fatto di bianco, nero e rosso come triade simbolica ai quali si affiancano colori preziosi che spaziano dal giallo ocra al rosa cipria, dall’albicocca alla malva e pervinca, ma anche salmone, vinaccia e pure il viola in barba al veto tipicamente scaramantico in teatro. 

Una tavolozza che racconta passioni, desideri, capricci e contraddizioni umane, perché: “quando si ha per le mani musica di livello e drammaturgia di spessore - confessa lo stesso regista - la sfida si fa irresistibile”.  Così nella sua visione Pizzi esalta questa corrispondenza perche la “stoffa” dei personaggi  è la stessa: Basilio è cinico e calcolatore, Bartolo feroce e pungente, Rosina ambiziosa e strategica, Susanna menzognera e volubileAlmaviva, un irresistibile tombeur de femmes e cosi via.

Una regia che è accurata anche nei movimenti scenici, misurati, rituali, quasi coreografati, con una gestualità controllata: rimane nelle cronache l’ingresso in palcoscenico di Figaro per il Barbiere di Siviglia, esplosione di vitalità e fierezza maschile che accompagnala la celebre aria. “Largo al Factotum!” con un quasi strip- tease. Unica nota distonica, a parer di chi scrive, qualche concessione troppo pop nei movimenti sul proscenio ne Il Barbiere.

La linea registica si fa espressione non solo di misura e bellezza ma anche di una riflessione sulla continuità antropologica dei caratteri, sul filo sottile che unisce Mozart e Rossini e  sul fatto che – al di là dello stile e dell’epoca – i personaggi di Beaumarchais parlano ancora di noi. 

Dal podio il Maestro Enrico Calesso -  reduce dal successo planetario di Fedeli d’Amore di Giorgio Battistelli nel quadro di Gorizia, Capitale della cultura europea 2025 - accoglie la sfida lanciata da Pizzi con eleganza e rigore, senza perdere la resa di due mondi musicali completamente diversi. Calesso esalta con efficacia la drammaturgia musicale dei due titoli, sottolineando l’eleganza formale mozartiana e la fluidità della narrazione. La sua direzione è tutto fuorché invisibile: è un dialogo continuo con l’Orchestra, che ben risponde. Un’interpretazione che distingue con chiarezza la leggerezza dell’architettura  mozartiana dalla brillantezza ritmica rossiniana, ne evidenzia le dinamiche e cesella la ricchezza espressiva delle partiture, ponendo attenzione all’equilibrio delle sezioni orchestrali soprattutto nei celebri crescendi rossiniani. L’Orchestra sotto la sua conduzione brilla, compatta e precisa, sempre in perfetto equilibrio con le voci e con il Coro.

Il cast, tra conferme, debutti nel ruolo e punte d’eccellenza, si rivela ben equilibrato e caratterizzato nei ruoli. Incassa  numerosi applausi a scena aperta con alcune interpretazioni di rilievo, tra cui ricordiamo ne Le Nozze di Figaro quella del brillante mezzosoprano Paola Gardina, impegnata nel ruolo en travestì di un impeccabile Cherubino; vibrante e credibile, il baritono Giorgio Caoduro, un Almaviva ricco di contraddizioni, umano e incisivo; il soprano Ekaterina Bakanova, al debutto nel ruolo di Contessa, intensa, raffinata, vocalmente elegante. Bene anche  la prova nel ruolo del titolo del tenore Simone Alberghini e del soprano Carolina Lippo nei panni di una spigliata Susanna

Non incassano meno consensi nel Barbiere di Siviglia il baritono Alessandro Luongo, un Figaro di  indimenticabile energia scenica, carisma naturale, canto saldo, timbro robusto e ottimo fraseggio; il mezzosoprano Annalisa Stroppa, che al suo debutto triestino cesella un'incantevole Rosina dal timbro morbido, il basso Marco Filippo Romano, un Don Bartolo irresistibile, comico, brillante, mai eccessivo, e il tenore Marco Ciaponi che si disimpegna con sicurezza nel ruolo del giovane Conte d’Almaviva.

Complessivamente un dittico raffinato che convince, emoziona e fa riflettere. Una sfida superata che ha intrecciato estetica, drammaturgia e  filosofia teatrale, ma anche qualità vocale e musicale, costruendo un unico percorso ideale attraverso l’umanità ironica, contraddittoria, fragile dei personaggi di Beaumarchais. 

Pubblicato in: 
GN7 Anno XVIII 16 dicembre 2025
Scheda
Titolo completo: 

Teatro Verdi di Trieste
STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2025-2026

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
di Gioachino Rossini
Dramma comico in due atti su libretto di Cesare Sterbini dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais – Prima rappresentazione: Roma, Teatro Argentina, 20 febbraio 1816 – Ed. Musicali: E. F. Kalmus & Co., New York

Dal 28 novembre al 13 dicembre 2025

Maestro Concertatore e Direttore ENRICO CALESSO
Regia, scene e costumi PIER LUIGI PIZZI
Regista assistente e lighting designer MASSIMO PIZZI GASPARON CONTARINI
Assistente alle scene SERENA ROCCO
Assistente ai costumi LORENA MARIN
Maestro del Coro PAOLO LONGO

NUOVO ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

Personaggi e interpreti
Figaro ALESSANDRO LUONGO
Rosina ANNALISA STROPPA
Il Conte d’Almaviva MARCO CIAPONI
Bartolo MARCO FILIPPO ROMANO
Basilio ABRAMO ROSALEN
Berta ANNA MARIA CHIURI
Fiorello WILLIAM CORRÒ
Ambrogio ARMANDO DE CECCON
Un Ufficiale ARMANDO BADIA

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

LE NOZZE DI FIGARO
di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo da Ponte, tratto da La folle giornata o il matrimonio di Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais – Ed. Musicali: E. F. Kalmus & Co., New York

Dal 29 novembre al 14 dicembre 2025

Maestro Concertatore e Direttore ENRICO CALESSO
Regia, scene e costumi PIER LUIGI PIZZI
Regista assistente e lighting designer MASSIMO PIZZI GASPARON CONTARINI
Assistente alle scene SERENA ROCCO
Assistente ai costumi LORENA MARIN
Maestro del Coro PAOLO LONGO

NUOVO ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE

Personaggi e interpreti
Figaro SIMONE ALBERGHINI
Susanna CAROLINA LIPPO
Contessa di Almaviva EKATERINA BAKANOVA
Conte di Almaviva GIORGIO CAODURO
Cherubino PAOLA GARDINA
Don Bartolo ANDREA CONCETTI
Don Basilio ANDREA GALLI
Barbarina VERONICA PRANDO
Marcellina ANNA MARIA CHIURI
Antonio WILLIAM CORRÒ
Don Curzio PIETRO PICONE

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE