- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
Trieste Teatro Verdi. Elektra, l'incandescente visione di Filiberti
Calesso e Filiberti incendiano il Teatro Verdi di Trieste in occasione del nuovo allestimento dell’opera di Richard Strauss. Ci sono spettacoli che si applaudono e spettacoli che si imprimono nella memoria. L’Elektra di Richard Strauss - su libretto di Hugo von Hofmannsthal tratto dall'omonima tragedia di Sofocle - visto in scena al Teatro Verdi di Trieste, dopo quarantotto anni di assenza, appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Una produzione, andata in scena sino al 28 giugno, nel capoluogo giuliano che rimarrà negli annali della Fondazione lirica triestina, capace di strappare ovazioni al pubblico.
Il Verdi di Trieste mette in scena un allestimento coraggioso e raffinato, potente e di qualità, per raccontare la tragedia della figlia di Agamennone, stirpe dannata degli Atridi, una paladina della regalità offesa e della fedeltà al padre di cui si fa vendicatrice.
L’apprezzamento corale del pubblico premia la nuova e affascinante produzione del Teatro Verdi di Trieste - che ha chiuso la stagione 2025-2026 - una delle opere più sconvolgenti del teatro musicale dei primi anni del ‘900, vertice dell’espressionismo musicale di quel secolo, capace di condensare in 100 minuti una forte intensità emotiva.
In un panorama operistico spesso diviso tra conservazione o provocazione, questa Elektra trova una via autonoma e convincente: rispetta il capolavoro di Strauss e lo innerva attraverso immagini di forte impatto emotivo.
Al centro di questa riuscita impresa vi è l’esaltante conduzione orchestrale di Enrico Calesso, in profonda sintonia con la partitura straussiana, e l’allestimento visionario firmato da Marco Filiberti, alla sua prima regia lirica, che ben coniuga la potenza della partitura, l’interesse per l’inconscio e per i conflitti interiori che caratterizzava allora la cultura viennese, con una concezione scenica di straordinaria forza evocativa e coerenza stilistica.
Il direttore musicale del Verdi si conferma a suo agio con l’incandescente repertorio straussiano e firma una delle prove più belle della sua carriera. La sua bacchetta mantiene costantemente alta la tensione drammatica, riuscendo a dare coesione e fluidità a una scrittura musicale complessa, senza tralasciare l’attenzione ai dettagli di una narrazione capace di esplorare l’animo umano nelle sue emozioni più violente e dolorose tra cui spiccano vendetta, odio, passione.
Un risultato che dà prova della maturità e sensibilità interpretativa di Calesso, che riesce a regalare un suono intenso e pieno - nonostante il numero ridotto di orchestrali rispetto a quanto previsto in origine da Strauss stesso - e anche della capacità elevata dell'Orchestra del Verdi di corrispondergli per affrontare una prova di eccezionale complessità, disseminata da Strauss con rigorosa e implacabile difficoltà in ogni sezione strumentale.
La regia di Marco Filiberti non è da meno. Il regista milanese affronta l’opera di Richard Strauss per quello che è (e non è poco): un dramma psicologico crudo e violento, in cui la vendetta e la sete di giustizia si consumano in un'atmosfera di cupa ossessione. Realizza un teatro delle immagini di rara suggestione, profondamente evocativo e legato alla partitura.
Il suo stile registico calza a pennello con il clima di Elektra. La forte impronta visionaria e simbolica, che contraddistingue le sue messinscene, trasforma la storia in uno spazio mentale, sottrae l’azione a un realismo descrittivo per collocarla in un ambiente sospeso, essenziale ma pienamente evocativo.
Filiberti colloca la tragedia della figlia di Agamennone in una vicenda universale, in cui, in una risonanza universale, campeggiano le eterne pulsioni dell’animo umano. A rendere l’atmosfera del dramma onirica e perturbante, in cui si muovono le figure archetipiche, imposta spazi non pienamente definiti, appena accennati, simboli di una bellezza in decadenza, pregni di un senso di rovina.
L’idea scenografica concepita assieme a Benito Leonori si fonda su tre felici intuizioni dell’allestimento: un immenso e scintillante sipario dorato di grande bellezza che ci introduce, come una dichiarazione di intenti, in un mondo mitologico ed eterno; l’orchestra sul fondo del palcoscenico, essa stessa elemento drammaturgico assieme ai gesti armoniosi del suo direttore; l’introduzione di un proscenio che ospita una grande vasca (Agamennone fu ucciso mentre faceva il bagno) fumante di vapori, spazio rituale e al tempo stesso contenitore di memorie ed eventi, luogo di apparizioni ed evocazioni, deliri e ricordi dolorosi. Da essa emergono, come dal nostro inconscio, personaggi e fantasmi in un continuo dialogo ma anche diventa punto focale dell’azione che abbatte la quarta parete.
Una lettura chiara e raffinata la sua, estetizzante e sensuale al tempo stesso, dove il magistrale disegno luci di Alessandro Carletti, gli affascinanti costumi di Daniele Gelsi e le coreografie di Emanuele Burrafato arricchiscono con equilibrio ed eleganza la narrazione, concorrendo a costruire immagini di grande intensità drammaturgica.
Il risultato è una successione di quadri visionari, popolati da corpi insanguinati, figure spettrali e presenze simboliche che amplificano la dimensione psicologica dell’opera.
Colpisce in questo allestimento la ricerca dell’interiorità dei personaggi: la si osserva nei gesti misurati, nelle pose quasi rituali dei cantanti, a cui Filiberti imprime una recitazione stilizzata e una precisa geometria dei corpi nello spazio. Tutta l’azione esteriore dell’antica tragedia di Sofocle si trasforma così nella manifestazione del conflitto psicologico, delle pulsioni di eros e di thanatos. E anche la dimensione erotica, presente nell’ostentazione dei corpi nudi, scultorei dei doppi coreografici di Agamennone e Clitemnestra, presentati in pose plastiche, avvolte dal fumo della grande vasca centrale, non è mai decorativa, ma precisa evidenziazione della forza ambigua del potere, della morte e della colpa.
Al centro di questo universo immaginario si colloca, come si diceva, la direzione di Enrico Calesso, autentico artefice musicale della serata. Con una delle partiture più impervie dell’intero repertorio novecentesco, il maestro raggiunge un equilibrio esemplare tra violenza espressiva e trasparenza sonora. L’Orchestra del Verdi risponde con una prestazione di livello eccezionale: compatta, potente, ricca di colori e capace di restituire tanto la brutalità delle esplosioni orchestrali quanto le improvvise rarefazioni liriche che attraversano la scrittura straussiana di quest’opera.
Sul piano vocale, il doppio cast si attesta su livelli di qualità altissimi. A partire dal primo: l’Elektra di Elena Batoukova-Kerl domina la scena con impressionante intensità drammatica e sicurezza tecnica; accanto a lei brillano la Clitennestra di Okka von der Damerau, potente e magnetica, e la Crisotemide di Simone Schneider, luminosa e vocalmente impeccabile. Le tre protagoniste mantengono alta la tensione drammatica con una presenza scenica di alta classe per le quasi due ore di spettacolo.
Completano efficacemente il quadro l’Oreste di Mikhail Petrenko e l’Egisto di Alexander Schulz, perfettamente inseriti nel disegno registico e musicale. Ottimo il livello anche dei coprotagonisti a partire dal Coro femminile, preparato da Paolo Longo. Eccellente la prestazione delle cinque ancelle: Sophie Haagen, Benedetta Marchesi, Marta Lotti, Veronica Prando, Mandy Fredrich.
Il Teatro Verdi chiude così la stagione con una produzione di respiro internazionale, capace di trasformare una tragedia antica in un’esperienza teatrale totale, dove musica, corpo, luce e spazio concorrono a creare uno spettacolo di rara intensità.


