Trieste Teatro Verdi. Romeo e Giulietta in prosa e lirica

Articolo di: 
Monica Ferri
Roméo et Juliette

Sul palcoscenico del Teatro Verdi di Trieste accade qualcosa di ricercato: l’opera lirica e la prosa condividono lo stesso palcoscenico, la stessa visione registica e un unico respiro drammaturgico. Un progetto articolato che intreccia elementi inconsueti. Fino al 24 maggio 2026 l’Ente lirico ospita un inedito dittico dedicato agli amanti più celebri della storia del teatro, alternando il Roméo et Juliette di Charles Gounod al Romeo e Giulietta shakespeariano con la regia unica di Paolo Valerio. Un’operazione culturale ambiziosa e raffinata, nata dalla collaborazione fra Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia insieme a Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania e Centro Teatrale Bresciano.

Il risultato è un dialogo continuo fra linguaggi, epoche e sensibilità che si spinge fino a sfiorare un rischio: quello di smarrirsi, sopraffatti dalla complessità. Il regista veronese mette insieme il Cinquecento di Shakespeare, l’Ottocento lirico francese di Gounod e una contemporaneità, attraversata da conflitti, memorie e ferite ancora aperte, ambientata tra Trieste e Sarajevo. Ma è proprio questa tensione che lega passato e presente e rende il progetto triestino – frutto di intelligenze condivise e prospettive convergenti – interessante nella stagione tratrale italiana dove il tutto si lega grazie all’ideazione di forte coerenza visiva e simbolica.

Ne è un segno evidente già l’impianto scenico, firmato da Francesca Tunno, fondato sul riflesso di un enorme specchio inclinato – che ci apre a un secondo livello percettivo – e da un passerella mobile, che muta di funzione e significato. Due semplici elementi che, insieme allo sfondamento della quarta parete, diventano un dispositivo teatrale mobile, capace di trasformarsi da spazio bellico a luogo dell’intimità amorosa, da casa a chiesa, da Castello (di Miramare) alle macerie dei Balcani. E ancora: dagli scorci più suggestivi e romantici agli angoli piu crudi e spogli della capitale bosniaca, grazie a mutevoli curate da Alessandro Papa e Daniele Rosselli.

Un impianto evocativo, dalle prospettive multiple, fortemente straniante, grazie al riflesso dello specchio, che nelle intenzioni, esplicitate dal regista, richiama l’estetica dello scenografo ceco Josef Svoboda, fatta di effetti multimediali e integrazione tra spazio, luce (firmata dal bravissimo Claudio Schmid) e movimento, per attraversare registri differenti senza mai perdere unità.

A debuttare per prima, l’8 maggio scorso, è stata l’opera lirica. Per l’opera di Gounod, uno degli esempi più raffinati dell’opéra lyrique francese, fatta di eleganza della linea melodica e centralità dell’introspezione amorosa, il regista veronese opera una prima forzatura: sposta l’azione da Verona a Trieste, ai tempi del conflitto italo-austriaco. Apre con un vortice cinematografico tra immagini della prima guerra, pioggia battente e un mare sferzato dalla Bora. Ci porta dentro un universo vibrante e poetico per impatto e cromatismo. Tutto sembra fatto per colpire i sensi: dai colori, alle luci all’incenso usato da Fra Lorenzo, trasformando lo spettacolo in un’esperienza volutamente immersiva, prova di dialogo non semplice con la modernità della scrittura di Gounod.

Su questa linea registica la produzione triestina trova i suoi interpreti ideali nel soprano armeno Nina Minasyan, che regala una Juliette di grande purezza vocale, timbro cristallino, agilità luminosa e fraseggio elegante. L’aria del veleno, accolta da grandi applausi, è stata affrontata con tale intensità da meritarle gli applausi scroscianti, e ci restituisce una Juliette fresca e credibile. Accanto a lei il tenore messicano-americano, Galeano Salas, costruisce con la sua voce dorata un Roméo dal suono caldo e pastoso, scenicamente convincente, capace di slanci lirici intensi senza mai perdere morbidezza espressiva e precisione del fraseggio. Gli applausi scroscianti della prima confermano il successo di una coppia scenicamente e vocalmente perfettamente assortita. La coppia è affiancata da un cast di buona qualità tra cui spiccano il Mercutio elegante e autorevole di Christian Federici, applaudito al debutto nella sua città, e lo Stephano brillante di Nina van Essen.

La direzione d’orchestra è del giovane maestro Leonardi Sini, attualmente uno dei giovani talenti più interessanti e già ben accolto su palchi del calibro di Maggio Musicale Fiorentino, Tokyo, Deutsche Oper Berlin, Opera Australia e Opéra National de Paris. Sini, al debutto sul podio triestino, colpisce per attenzione e sensibilita, guidando un’Orchestra della Fondazione in gran forma e il Coro, ben preparato da Paolo Longo. Il maestro sardo valorizza le sfumature timbriche e i sentimenti della partitura di Gounod, ricercando l’equilibrio fra slancio romantico e precisione formale.

Se la lirica colpisce per ridondanza cromatica evocativa, con preciso richiamo al lirismo romantico, nella versione in prosa, in scena sino al 18 maggio, si compie una scelta radicale e si sceglie invece il rigore monocromatico per trasportarare la tragedia shakespeariana dentro l’immaginario crudo della guerra nei Balcani. Le immagini di Sarajevo, la violenza etnica, i cecchini giunti dall’estero, le macerie morali di un’Europa ferita, irrompono nel “tempio” della lirica triestina con una forza visiva brutale, pari ad un pugno nello stomaco, per denunciare tutta l’assurdita della guerra, di tutte le guerre.

L’allestimento, quasi interamente giocato sul bianco e nero, assume i contorni di un reportage teatrale sulla devastazione contemporanea. In scena la fisicità richiesta ai giovani interpreti è estrema, la recitazione nervosa e febbrile. E il cast – da Giacomo Albites Coen (Romeo) a Caterina Truci (Giulietta) passando per Pietro Sparvoli (Mercutio) e Pietro Desimio Tebaldo) – risponde con intensità e rigore, mantenendo sempre vivo il delicato equilibrio fra energia giovanile e tragedia imminente, tra l’urgenza dell’amore e il l’incombenza della morte, che questa volta arriva per mano dei cecchini.
 
Di particolare interesse anche la presenza, nella produzione di prosa, delle belle musiche originali di Valter Sivilotti, dal sapore balcanico, eseguite dal vivo dall’Orchestra del Verdi: un elemento raro nel teatro di parola, che contribuisce a rendere ancora più permeabile il confine tra i due spettacoli.

Un’operazione, nel complesso ben riuscita, che si conferma di non essere tanto un raffinato esercizio di stile quanto una riflessione sulla forza del teatro contemporaneo e sulla capacità dei classici di interrogare il presente. La tragedia di Romeo e Giulietta, attraversando Shakespeare e Gounod, si trasforma in scena in una meditazione sull’odio collettivo, sulla violenza delle appartenenze e sulla fragilità dell’amore davanti alla storia. E in quello specchio gigantesco che domina la scena finiscono per riflettersi tutte le inquietudini del nostro tempo.

Pubblicato in: 
GN29 Anno XVIII 18 maggio 2026
Scheda
Titolo completo: 

TEATRO VERDI - TRIESTE

STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2025-2026
ROMÉO ET JULIETTE
Musica di Charles Gounod
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré, tratto da Romeo e Giulietta di William Shakespeare
Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre Lyrique, 27 aprile 1867

Maestro Concertatore e Direttore LEONARDO SINI
Regia PAOLO VALERIO
scene FRANCESCA TUNNO
Costumi STEFANO NICOLAO
Luci CLAUDIO SCHMID
Video ALESSANDRO PAPA
Coreografie DANIELA SCHIAVONE

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in coproduzione con Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Personaggi e interpreti
Juliette NINA MINASYAN
Roméo GALEANO SALAS
Frère Laurent ALESSANDRO ABIS
Mercutio CHRISTIAN FEDERICI
Stéphano NINA VAN ESSEN
Capulet LUCA DALL'AMICO
Tybald GILLEN MUNGUÍA
Gertrude CATERINA DELLAERE
Le duc de Vérone FULVIO VALENTI
Pâris JORGE MARTÍNEZ
Benvolio ENRICO IVIGLIA
Gregorio NICOLÒ LAUTERI
Maestro del Coro PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

A Venerdì 8 maggio 2026 ore 20.00
D Domenica 10 maggio 2026 ore 16.00
C Giovedì 14 maggio 2026 ore 20.00
S Sabato 16 maggio 2026 ore 16.00
B Venerdì 22 maggio 2026 ore 20.00
E Domenica 24 maggio 2026 ore 16.00

ROMEO E GIULIETTA
Di William Shakespeare
Adattamento e Regia di PAOLO VALERIO

Interpreti in ordine alfabetico
ROMEO              Giacomo Albites Coen
BENVOLIO           Sebastiano Caruso
TEBALDO            Pietro Desimio
PADRE CAPULETI     Alessandro Dinuzzi
FRATE/NUTRICE      Fulvio Falzarano
LINA/YURI          Francesca Masini
MAMMA CAPULETI     Giulia Perelli
PRINCIPE/CECCHINO  Stefano Scandaletti
MERCUZIO           Pietro Sparvoli
GIULIETTA          Caterina Truci

Scene FRANCESCA TUNNO
Costumi STEFANO NICOLAO
Coreografie MONICA CODENA
Luci CLAUDIO SCHMID
Video ALESSANDRO PAPA
musiche originali VALTER SIVILOTTI

Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Konzertmeister e violino solista Stefano Furini; violoncello solista Maria Giulia Lanati; trombone solista Domenico Lazzaroni; collaboratore musicale Davide Coppola