- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Venezia 83. The Echo Chamber. La stanza della memoria
Questo film presentato a Venezia 83, che si è aggiudicato il Premio Mimmo Rotella, intitolato The Echo Chamber e diretto da Andrea Pallaoro sembra una lunghissima riflessione introspettiva attraverso primissimi piani e lunghi piano sequenza di un unico interno, che ci fa riaffiorare alla memoria memorie degli anni '70 e '80, come se fosse girato allora, complice l'auto del protagonista, una berlina di quegli anni.
Con Susan Sarandon nella parte di Ava, di un'anziana cantante degli anni '80 che fa uscire un ultimo album col produttore musicale Leo, interpretato da Luca Marinelli, torniamo indietro di quasi cinquant'anni come stile, à la Marianne Faithfull, - che infatti partecipa con Nick Cave con una canzone alla colonna sonora del film. Lei infatti, con la rotonda e grave voce profonda da contralto rigata dagli anni di fumo, mostra un “parlato” sulle note, quello che in tedesco si chiama Singspiel, dalle note molto scure, umbratili, con un tappeto sonoro alla Portishead.
Alicia Vikander, nel film Anne, la fisioterapeuta di Leo, che soffre di un'ernia del disco in fase terminale, è un personaggio sofferente anche lei, che in qualche modo cerca di farsi carico delle afflizioni di Leo – droga, alcool, depressione ed un'inconcludenza di fondo che toglie alla sua vita il senso centrale – è un personaggio dalla personalità indefinita, quasi un supporto all'inquietudine di Leo. Dopotutto il film gira intorno a lui, i primissimi piani del corpo tornito, gigantico rispetto a quello di Alicia Vikander, piccola e magrolina, la sovrasta. Le inquadrature allo specchio di lui, che lo riflettono come insoluto narcisista, che non affronta le sue ferite piu' profonde (come qualsiasi Don Giovanni che si rispetti, cfr. l'analisi di Kierkegaard e di Jung, senza scomodare nemmeno Freud), quelle con la madre.
Un film, quindi che, nonostante la lentezza e la regia quasi statica, riesce a far riflettere su di noi, probabilmente era quello lo scopo del regista, che sicuramente ha revisionato parte della sua vita e dei suoi timori con questo lungometraggio, che ha delle pause circospette, a suggerire degli “echi”, quelli del titolo, come in una stanza della memoria.



