- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Venezia Teatro La Fenice al Malibran. Pagliacci, uno squarcio di vita
Al Teatro Malibran di Venezia è andata in scena Pagliacci, l’opera più famosa di Ruggero Leoncavallo, accolta con lunghe e incandescenti ovazioni dal folto pubblico presente. Gregory Kunde, come Canio, è stato il trionfatore della serata, applausi calorosi per tutto il cast formato da: Selene Zanetti, Nedda, Dimitri Platanias, Tonio, Andrea Schifaudo, Peppe e Alberto Petricca, Silvio e Daniele Callegari, che ha diretto le ottime compagini dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice e i Piccoli Cantori Veneziani. L’opera è stata presentata nel nuovo allestimento con la regia di Andrea Bernard e con scene e costumi degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. L’opera è andata in scena al Teatro Malibran perché la sala grande del Teatro La Fenice è in ristrutturazione, sono state previste cinque rappresentazioni: dal 18 al 26 settembre, l’articolo si riferisce a quella del 22 settembre.
Per l’argomento Leoncavallo si ispirò a un delitto avvenuto a Montalto Uffugo in Calabria quando era bambino e di cui il padre era stato il giudice. Il motivo è spiegato nel Prologo che apre l’opera in cui il compositore, anche autore del libretto, afferma di non volere mettere in scena personaggi mitici o storici o immaginari, bensì persone reali con le loro aspirazioni e sentimenti.
L’autore ha cercato invece pingervi
uno squarcio di vita. Egli ha per massima
sol che l’artista è un uom e per gli uomini
scrivere ei deve. Ed al vero ispiravasi.
Un nido di memorie in fondo a l’anima
cantava un giorno, ed ei con vere lacrime
scrisse, e i singhiozzi il tempo gli battevano!
Dunque, vedrete amar sì come s’amano
gli esseri umani; vedrete de l’odio
i tristi frutti. Del dolor gli spasimi,
urli di rabbia, udrete, e risa ciniche!
Non stupisce che già in altre occasioni la messa in scena sia stata posta nel presente perché l’argomento è tragicamente attuale, la smania di possesso e non l’amore è il motore del duplice omicidio commesso dal protagonista, Canio, che uccide la moglie Nedda e Silvio, l’uomo che la donna ama. C’è anche l’odio di Tonio, che respinto da Nedda, poi la sorprende e avvisa il marito, che però non riesce a scoprire chi è l’amante e vuole sapere chi è per vendicarsi.
C’è anche l’aspetto del teatro nel teatro perché i protagonisti della vicenda sono attori girovaghi che arrivano nel paese per mettere in scena una pièce comica in cui Colombina tradisce Pagliaccio con Arlecchino, una pièce che è lo specchio della realtà drammatica. La vicenda personale prevale in scena, Canio, dopo aver insistentemente chiesto il nome dell’amante alla moglie, la uccide e quando Silvio arriva in soccorso della donna lo ammazza.
Andrea Bernard, il regista, ha pensato ad ambientare la vicenda degli attori in una sitcom comica di successo con il pubblico che acclama i suoi beniamini e chiede gli autografi, Silvio è un tecnico della troupe televisiva particolare che accentua il desiderio di Nedda di cambiare vita, presente nel testo. Per la realizzazione delle scene e dei costumi dello spettacolo il regista ha avuto la fruttuosa collaborazione degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Le luci del light designer Andrea Benetello hanno contribuito a rendere le diverse atmosfere nello svolgimento dello spettacolo.
Nella regia di Andrea Bernard è riuscito a mettere bene in luce tutti gli aspetti teatrali e metateatrali dell’opera, grazie anche all’attenzione posta nella recitazione delle comparse, dei bambini, dei coristi e ovviamente dei protagonisti. Lo spettacolo senza intervalli è risultato scorrevole e godibile, inoltre la proposta di rappresentare Pagliacci senza abbinarla a Cavalleria rusticana ha permesso di apprezzare maggiormente il capolavoro di Leoncavallo.
La direzione di Daniele Callegari è stata aderente al fluido svolgimento della vicenda evidenziando le diverse atmosfere drammatiche, dal Prologo alla festosità del pubblico, l’idillio amoroso, le musiche di danza della messa in scena comica e l’incisività nella tensione delle scene più dolorose e violente. Callegari grazie alla collaborazione degli eccellenti elementi dell’Orchestra ha potuto sfruttare acutamente la variegata tavolozza timbrica, ritmica, agogica e dinamica impiegate da Leoncavallo per dipingere i personaggi e i vari contesti drammatici. La brillante resa del Coro ben preparato da Elena Pierini e dei Piccoli Cantori Veneziani guidati da Diana D’Alessio hanno contribuito alla piena riuscita dell’esecuzione.
Un superlativo Gregory Kunde ha aggiunto un’altra perla alla sua amplissima galleria di personaggi e reso magistralmente Canio, la sua rabbia impotente e la dolorosa disillusione che la gratitudine possa diventare amore, intelligente e sensibile è stato l’impiego della voce senza cadere in eccessi truculenti. L’emissione del suono è stata limpida, magistrale l’uso del fraseggio e del legato, sicuri e luminosi gli acuti. Kunde è consapevole che tutti questi sono i mezzi necessari per rendere il personaggio che interpreta, per questo è un attore immenso e coinvolgente. Non solo il pubblico lo ha applaudito per la celeberrima aria “Vesti la giubba” ma alle incandescenti acclamazioni finali si è unito anche il Coro.
Dimitri Platanias è stato Tonio, che con il suo odio è il motore dell’azione, incisivo nel fondamentale Prologo, con il cupo timbro baritonale e la presenza scenica ha ben reso il personaggio.
Selene Zanetti si è calata con disinvoltura e sensibilità nel ruolo di Nedda, ha una limpida ed espressiva voce di soprano lirico con cui ha ben interpretato sia le scene drammatiche, che quelle sognanti e sentimentali.
Alberto Petricca ha interpretato Silvio, l’esperienza al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto si è rivelata preziosa nella maturazione professionale, con la limpida e calda voce baritonale ha delineato efficacemente il giovanile ardore del ruolo. Andrea Schifaudo ha ben centrato vocalmente e scenicamente la parte di Peppe.
Al termine dello spettacolo il numeroso pubblico presente ha lungamente festeggiato tutti gli interpreti.



