- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Vienna. Ligeti, o la profezia della fine alla Wiener Staatsoper
Alla Wiener Staatsoper di Vienna in Austria una nuova produzione de Le Grand Macabre, titolo raro in allestimento ovunque a firma del compositore György Ligéti (1923-2006) e libretto tratto da La Balade du Grand Macabre di Michel de Ghelderode e composto da Ligeti e Michael Meschke. In quattro soirée, quelle del 15, 20, 22 e 25 marzo 2026 con Pablo-Heras-Casado sul podio e regia e scene di Jan Leuwers.
“Una vita senza paura, una vita di solo piacere, è tremendamente triste”. Così György Ligeti rifletteva sulla vita. Lui che di vicende tristi e dolorose ne aveva vissute e aveva sperimentato la sensazione della fine imminente, degli ultimi istanti, della soglia sul baratro senza ritorno e aveva anche provato cosa significa superare quei momenti e ritrovarsi ancora vivi. Le grand Macabre porta in scena una situazione di questo tipo: l’annuncio dell'imminente fine totale e le situazioni che si creano e vivono in un momento così drammatico. Il libretto dell’opera è basato su La balade du grand macabre (1934) di Michel de Ghelderode, fu scritto da Ligeti in collaborazione con il regista Michael Meschke che si dedicava al teatro di figura – e nella messa in scena di Vienna vi è una citazione che rimanda a questa storia.
Il programma di sala della Wiener Staatsoper ci propone a firma dello stesso compositore la lettura del racconto della genesi dell’opera, un’invenzione di teatro musicale che costituisce un unicum assoluto della musica contemporanea. Un’opera coraggiosa come tutta la produzione musicale di Ligeti, che porta in scena la profezia di un ciarlatano o forse l'unica verità conosciuta, la prossimità della morte: una storia al limite dell’assurdo con un libretto studiato nei minimi dettagli per aderire a un tessuto musicale complesso, sfaccettato e ricco di rimandi a tutta la storia della musica e ai generi musicali. L’opera è raramente in scena nei teatri europei e in Italia si possono ricordare le produzioni al Teatro Massimo di Palermo 2024, Opera di Roma 2009, Teatro Comunale di Bologna 1979.
Le Grand Macabre di György Ligeti, nella versione dell’opera rivisitata da Ligeti stesso per il Festival di Salisburgo del 1997 – la prima assoluta era andata in scena nel 1978 a Stoccolma – viene ripresa alla Winener Staatsoper nella messinscena firmata da Jan Lauwers nel 2023, con la quasi stessa compagnia di canto e ancora Pablo Heras-Casado sul podio. Una produzione che al debutto aveva riscosso successo e quattro recite tutte esaurite. In questi giorni di marzo '26 alla Wiener Staatsoper lo stesso cast creativo porta in scena una nuova produzione de La clemenza di Tito di Mozart, direttore ancora Pablo Heras-Casado.
L’artista e regista belga Jan Lauwer è conosciuto per il suo lavoro d’avanguardia nel teatro e nell’arte figurativa. La sua compagnia teatrale Needcompany fondata nel 1986 è stata in residenza dal 2009 a 2014 a Vienna. L' Austria nel 2012 gli ha riconosciuto la massima onorificenza della Repubblica e nel 2014 ha ricevuto a Venezia il Leone d'oro per il teatro. Propone sulla scena il Principato di Breughelland (il luogo fantasistico dove si svolge l’azione) come un riverbero reale delle opere del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio (Il trionfo della morte,1562, Museo del Prado Madrid e La salita al Calvario, 1564, Kunsthistorisches Museum di Vienna) che, proiettate su pannelli verticali dai contorni irregolari, trovano corrispondenza scenica e figurativa nella regia e nella coreografia per dodici strepitosi danzatori. Una regia che evoca ma che anche molto descrive e trascina tutti i protagonisti in una vicenda che pare un brutale vortice senza senso, la corsa assurda, faticosa e senza sosta di un’umanità grottesca quasi disumana che si dimena, si contorce, corre e strepita per la propria fine. Il pubblico è trascinato a sua volta in questo "non senso" con un finale aperto che lascia ciascuno nel dubbio di come effettivamente vada a finire la folle corsa: la caduta della stella cometa profetizzata da Nekrotzar è avvenuta o no? I personaggi finalmente immobili restano in scena a cantare una passacaglia e i ballerini, testimoni e immagini di ogni emozione e aspirazione, sono risucchiati indietro dentro la tomba che aveva protetto gli amanti. Non c'è un significato certo, una morale, una proposta: c’è la vita, forse assurda, forse fortunata, forse solo illusione, la vita che si accetta come viene … la morte in ogni caso verrà, domani!
La compagnia di canto (la stessa del 2023 tranne che per il ruolo del Principe Go-Go) è omogenea, vocalmente sicura e dotata, a partire dal protagonista Georg Nigl, voce e presenza scenica potenti a esprimere la complessità del personaggio. Ma tutti i protagonisti sono bravissimi nei propri difficili ruoli vocali e nella recitazione dinamica e drammatica in costante relazione con la complicatissima coreografia. In particolare, i ruoli femminili – Mescalina di Marina Prudenskaya e Venere/Capo della polizia segreta di Sarah Aristidou – voci particolarmente centrate nei ruoli e anche nelle difficoltà del canto. La coppia degli amanti Amanda e Amando di Maria Nazarova e Isabel Signoret sono un duetto perfetto e passionale. Gli interpreti dei personaggi maschili Piet (Gerhard Siegel), Astradamors (Wolfgang Bankl), il Principe Go Go (Xavier Sabata) e i Ministri (Daniel Jenz e Hans Peter Kammerer) voci esperte in tutte le sfumature e dinamiche richieste dalla difficile partitura.
Vera star il direttore Pablo Heras-Casado che mette a disposizione della musica di Ligeti tutta la sua pluripremiata esperienza (fra cui la recentissima nomina Miglior Direttore per Oper! Award 2025) per un grande risultato: tempi e dinamiche precise, spazio alle sfumature vocali che lascia volare per poi riprendere tutto sotto controllo, in mano – dirige senza bacchetta con pochi gesti minimi, precisi. Superba la prestazione dell’Orchestra, la Wiener Staatsoper Orchester: nel programma di sala si contano 152 fra strumenti e interventi sonori fra cui “sacchetto di carta”, “ciotole di cucina”, spari, i famosi 12 clacson da automobile per la sinfonia iniziale.
La parte corale è interpretata dal Coro della Filarmonica Slovacca (che ha sede nella vicina Bratislava, segno di un clima di collaborazione culturale da Mitteleuropa), che si esibisce fuori scena e in palcoscenico nella seconda parte dello spettacolo. Prestazione vocalmente potente, tutta giocata sul ritmo, sulle variazioni di tempo; recitazione all’altezza delle notevoli esigenze della regia.
I dodici straordinari ballerini sono sempre in palcoscenico e sono tutto: scenografia, ambientazione, sentimento, emozioni e personaggi. Bravissimi per una coreografia difficile, senza nessuna ripresa, tutta incastri insoliti e diversissimi, acrobazie e assoli notevoli.
Teatro esaurito in ogni ordine di posti, poche defezioni nell’intervallo; pubblico attento e partecipe; alla fine molti applausi per tutti ma in particolare per i ballerini e il direttore.



