- Articolo di:Livia Bidoli
Di tutto il ciclo del Ring, presentato tre volte per il 150° di Der Ring des Nibelungen ai Bayreuther Festspiele dell'estate 2026, Die Walküre (La Valchiria) è generalmente la più amata dal pubblico, anche perchè, finalmente, si entra nel vivo del tessuto mitico connesso all'Umano. Nella serata del 13 agosto di esattamente 150 anni dopo, possiamo assistere a questa messinscena del primo giorno della Tetralogia wagneriana piuttosto in tumulto, che la direzione di Christian Thielemann, già dal Vorspiel, fa inebriare di immensità per il valore totale di questo Musikdrama.
W Zappatore. Risate sataniche per il ritorno di Distribuzione Indipendente
Per l’ennesima volta è bello constatare come i ragazzi di Distribuzione Indipendente sappiano dar luce, visibilità, a quei progetti cinematografici più originali e spregiudicati che le grandi distribuzioni si ostinano a ignorare. In questo preciso momento stanno dando luce addirittura alle tenebre: è infatti una sorprendente “black comedy musicale”, con l’esilarante presenza di una band satanista a zonzo per gli assolati panorami pugliesi, l’ultima chicca che gli alfieri della più autarchica e libera distribuzione italiana hanno scelto di proporre, sempre all’interno del circuito di sale alternativo che li sostiene. E si rimane piacevolmente colpiti dalle tante libertà narrative e dall’insolito humour che Massimiliano Verdesca, giovane e promettentissimo cineasta, ha saputo infondere al suo W Zappatore.
Quello che pervade il film è, del resto, un umorismo dalla tempistica tutta sua i cui punti di riferimento, a detta dello stesso autore, possono a volte coincidere con le stralunate poetiche rivelateci da registi immensi come Wes Anderson e Aki Kaurismäki: difficile non pensare a Leningrad Cowboys Go America, per esempio. Ma al posto dei Leningrad Cowboys, in quelle inquadrature frontali, statiche, che accentuano lo straniamento e la surrealtà di fondo in chiave mitopoietica, vi è la figura inconfondibile di Marcello Zappatore.
Eclettico chitarrista con espressioni laconiche perennemente stampate sul volto, Zappatore è l’irresistibile icona intorno alla quale Massimiliano Verdesca ha saputo tessere, con fare beffardo, i tanti contrasti di cui si nutre un lungometraggio ricchissimo di sorprese. Le croci rovesciate e le stimmate. Le sonorità martellanti dell’improbabile band satanista alternate alle performance di un grottesco e localissimo Elvis Presley. Le spiagge del Salento e gli interventi dell’altrettanto strampalato bagnino stile Baywatch. I giubbotti da metallaro e le signore vestite all’antica. In mezzo a tutto ciò, tante, tantissime facce da ricordare.
Bravo anche nello sfruttare certe suggestioni offerte dalle location, Massimiliano Verdesca non sì è limitato alla più famigliare dimensione dei paesaggi pugliesi, andando a pescare addirittura in Lituania una nota collinetta ricoperta di croci e oggetti votivi, che si è rivelata ideale per alcune scene allucinatorie. Ma nella storia di Marcello Zappatore, che all’improvviso riceve le stimmate e vede sconvolta la sua “tranquilla” esistenza di metallaro, vi è un’ampia galleria di situazioni e personaggi che andrebbero comunque ricordati, a partire da quel sentirsi costantemente in bilico tra le due presenze carismatiche di una così strana famiglia.
Eccezionali sia la madre bigotta e premurosa interpretata da Guia Jelo, che la nonna giovanile e anti-conformista incarnata con incredibile verve da Sandra Milo: da non perdere i loro duetti, il continuo dibattere per contendersi le attenzioni e l’affetto del ragazzo. Ed è proprio quella straordinaria apparizione della Milo, letteralmente scatenata a un concerto heavy metal, la perla destinata a far entrare il film di Verdesca nella leggenda.

