- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Zanabazar. Un Illuminato alla Galleria Borghese
Dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026, la Galleria Borghese di Roma ospita la mostra Zanabazar con due opere che raccontano per la prima volta, una delle connessioni piu' potenti tra Oriente ed Occidente, tra yin e yang, come le due opere in mostra presentano, a livello materiale e spirituale. Ovvero, come l'arte può farsi trait d'union anche se iconograficamente espressa in modo differente.
Dalla Mongolia al Barocco globale, è il titolo della mostra, che propone una lettura inedita delle relazioni artistiche tra Oriente e Occidente nel XVII secolo. In collaborazione con il Museo d'Arte Orientale di Torino, il museo romano presenta due opere dell'artista mongolo Zanabazar (1635 - 1723), mettendole in dialogo con il contesto del Barocco europeo e l'eredità di Gian Lorenzo Bernini, figura centrale della collezione Borghese. L'iniziativa si inserisce nel quadro di riflessione sul cosiddetto “barocco globale”, un concetto che mira a superare una visione eurocentrica della storia dell'arte per restituire la complessità di un'epoca attraversata da scambi, circolazioni e connessioni su scala intercontinentale.
Zanabazar, nominato Illuminato, quindi Budda in terra, dal quarto Dalai Lama - che significa "Oceano infinito", come ci ha spiegato il Direttore del Museo Gengis Khan Chuluun Sampildondov intervistato per l'occasione insieme alla Storica dell'Arte Darkhijav Jadqmbaa, che l'accompagna e traduce dal mongolo all'italiano.
La prima domanda che abbiamo rivolto al Direttore Sampildondov è stata riguardo la figura di questo scultore Zanabazar, le cui due opere in bronzo dorato campeggiano nel Salone Mariano Rossi, una Tara verde ed un autoritratto in bronzo dell’artista in trono, provenienti dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator, capitale della Mongolia.
Sampildondov risponde:
Undur Gegeen Zanabazar è una delle figure più influenti nella storia buddista della Mongolia. Fu il primo Bogd Gegeen, capo di Stato e capo religioso del XVII secolo. Tuttavia, come leader intellettuale, è famoso per aver guidato la nazione verso una rinascita culturale, come nel XIII aveva già fatto Kublai Khan (1215-1294), che aveva inoltre completato la conquista di tutta la Cina inziata da Gengis Khan, divenendo così il primo della dinastia Yuan a dominarla. Ed è in questo periodo che, attraverso la figura dell'imperatore, il buddismo tibetano diventa la religione principale del popolo mongolo. Financo dopo la caduta della dinastia Yuan, i principi mongoli dei vari khanati continuarono a sostenere la loro alleanza spirituale con il Tibet.
L.B. Qui in Occidente sono molto conosciute due figure, Gengis Khan come condottiero e conquistatore da una parte, per il profilo storico della Mongolia; dall'altra, per la parte letteraria, è giunto Kublai Khan, soprattutto per una poesia celebre del britannico Samuel Taylor Coleridge, figura di spicco del romanticismo inglese. La poesia è stat scritta in stato ipnagogico - tra sonno e veglia - dal poeta ed è intitolata Kubla Khan or a Vision in a Dream (Kubla Khan ovvero visione di un sogno). Scritta nel 1797 e pubblicata solo nel 1816, la poesia descrive un palazzo fantastico costruito dall'imperatore Kubla Khan a Xanadu, la capitale del regno.
In Xanadu did Kubla Khan
A stately pleasure-dome decree:
Where Alph, the sacred river, ran
Through caverns measureless to man
Down to a sunless sea.
(A Xanadu Kubla Khan costruì un palazzo di enorme delizia: dove Alfeo, il fiume sacro, scorreva/ attraverso caverne senza misura per l'uomo/fino ad un mare senza sole. Trad. mia).
Marco Polo inoltre conobbe Kubla Khan, rendendolo noto in Occidente. Possiamo stendere una linea unica attraverso la lettura dell'aspetto spirituale della Mongolia con Kubla Khan e Zanabazar?
Sampildondov. Sicuramente ci sono delle attinenze dal punto di vista dell'apertura alle arti; inoltre Xanadu era la capitale estiva della dinastia Yuan, inaugurata in Mongolia proprio da Kubla Khan, nipote di Gengis Khan (traslitterato da Chinggis Khaan), che riuscì, prima di Kubla Khan a riunire le popolazioni mongole e a fargli conquistare moltissima parte dell'Asia.
Per l'aspetto spirituale è il primo Jebtsundampa Zanabazar (1635-1723) - quindi a tre secoli di distanza - il protagonista più importante nella successiva diffusione del buddhismo in Mongolia. A differenza del periodo imperiale mongolo, quando l'alleanza settaria con i Sakya (tib. Sa skya) determinava le preferenze dei sovrani mongoli negli insegnamenti buddhisti, la questione delle affiliazioni settarie e del loro ruolo nella diffusione del buddhismo nel periodo successivo rimane ancora aperta allo studio. Tuttavia, il corpus delle opere d'arte di Zanabazar, che è stato in gran parte trascurato negli studi storici e lasciato all'attenzione degli storici dell'arte, apre nuove prospettive di ricerca. Inoltre, le sue opere raccolte – note letteralmente come “detti sparsi”, dal tibetano gsung gtor – che probabilmente contengono i suoi insegnamenti orali oltre ai suoi scritti, devono ancora essere esplorate in modo approfondito dagli studiosi.
L.B. Chi è Zanabazar e quale la pregnanza della sua figura in Mongolia?
Sampildondov. Zanabazar è il primo Bogd Gegen, il santo che risplende, maestro spirituale e politico della Mongolia dal 1638 – quando è una creatura predestinata di appena tre anni che recita a memoria i testi sacri – al 1723, avvelenato dai manciù, che lo temono, rimarrà per sempre un Illuminato, un Budda in terra.
Il suo nome significa “Lo scettro fulminante della saggezza”, in tibetano: il dio-re, discendente diretto di Gengis Khan, è inventore, matematico, poeta, scrittore, scultore – i suoi bronzi sublimi segnano l’arte di tutta l’Asia – e poi mago, architetto (a dodici anni costruisce il primo monastero, lo splendido Shankhiin khiid; è poi musicista, pittore, astronomo, economista, medico, stilista, ridisegna le kesa, gli abiti dei monaci. Linguista, inventa l’alfabeto decorativo del Soyombo, che ancora fregia la bandiera mongola.
Seguendo le vie del Medioevo fantastico (pubblicato in italiano da Adelphi), dello storico lituano Jurgis Baltrušaitis, ovvero Le Moyen Âge fantastique: antiquités et exotismes dans l'art gothique, Paris: A. Colin, 1955, sappiamo che simboli, allegorie, figure ed iconografie spesso sono comuni, come sentenziava Carl Gustav Jung proponendo la lettura dell'umana psicologia come un inconscio colletivo prodotto da archetipi presenti in Oriente ed Occidente. Questo sentiero ci conduce ad osservare le due sculture di Zanabazar, lui in trono e la Tara verde - ovvero una fanciulla sviluppata che ha in mano gli steli dei fiori che la circondano - come una sorta di Animus ed Aenima, personificazioni di quell'eterna unione tra maschile e femminile che dà il via all'umanità.


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