- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
Zignani e Locanto. Strawinskij, trasformista tra i balletti russi
Come pochi altri compositori Stravinskij gode di una ampia ed illuminante bibliografia. Da Adorno a Vlad e a Mila, da Vinay al fido Craft e a Boucourechliev, da Boulez a Casella, da Tintori a Pestelli, per non dire dei significativi scritti del compositore russo, pensavamo di saperne abbastanza. Escono invece ora in contemporanea, per le più attive case editrici musicali italiane, ben due volumi.
Nel primo Alessandro Zignani traccia innanzitutto un ritratto dell’uomo, eternamente esule e trasformista, anarchico “fauve” nel Sacre, restauratore del barocco nel periodo neoclassico, sedotto postumamente infine dal sovvertitore metodo dodecafonico, poi il musicologo tenta una analisi della sua sfaccettata opera. Dalla martoriata Russia alla luminosa Parigi, Stravinskij assomma in sé l’intera stagione musicale europea dal medioevo al suo tempo. Un bilancio doveroso ad oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa.
Massimiliano Locanto fissa invece la sua attenzione sull’Uccello di fuoco (1910), là dove tutto ebbe inizio, il balletto di Fokine che segnò le sue fortune ballettistiche con la compagnia di Diaghilev. Una partitura effettivamente tra la grande tradizione russa ( segnatamente il suo maestro di orchestrazione Rimski Korsakov e il non allineato Mussorgsky) e l'esplosione della personalità del compositore, come dire pagine contrastanti come il melodioso Chorovod delle principesse contrapposto alla Danza infernale del Kascei dai violenti sincopati.
L’aspetto più interessante del saggio consiste però nell’aver rivelato la modernità di questo balletto nel rinnovato rapporto tra suono e gestualità corporea. La musica, insomma, come espressione diretta del movimento. Pur ancora nell’alveo di un'estetica razionalista, Stravinskij sembra inizi maggiormente ad interessarsi all’espressione corporea ponendo la musica al centro del progetto e superando le convenzioni del balletto narrativo classico. Finalmente ecco un musicologo che analizza una musica per balletto senza prescindere dalla coreografia per la quale è stata scritta. In appendice sono inserite anche pagine dello spartito manoscritto con annotazioni servito per le prove, conservato alla Morgan Library di New York.

