- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Stato del FUS al Teatro Vittoria
Giovedì 16 luglio 2009 un incontro al Teatro Vittoria di Roma, ore 11 per continuare la discussione sulo stato del FUS e preparare un'azione contro i tagli. Il seguente comunicato viene letto da dicembre, ogni sera, nei teatri d’Italia da molte compagnie. "A nome di tutta la compagnia e dei tecnici – prendiamo la parola con l’identità che spesso non ci viene riconosciuta: quella di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo. In Italia siamo 200.000: siamo precari, siamo intermittenti, e non tutelati in materia di diritti e di garanzie sociali.
Questo sistema già debole nella struttura rischia di essere ulteriormente danneggiato da un consistente taglio del 30% al Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, risorsa fondamentale del settore e di tutti quelli che ne fanno parte: artisti, tecnici e anche voi pubblico.
Questo significa in sintesi due cose:
1. Una riduzione immediata del mercato del lavoro. È come se il 30% della compagnia, non potesse più lavorare al nostro spettacolo.
2. Tagliare il Fus non significa automaticamente tagliare gli sprechi: tagliare senza un progetto significa mettere a rischio tutte le realtà produttive, e soprattutto le più piccole che spesso rappresentano l’eccellenza artistica italiana. Si vedranno quindi meno spettacoli, meno artisti, meno idee. Un paese che si rifiuta sistematicamente di investire nella cultura e nell’arte in realtà non risparmia ma è un paese che diventa spaventosamente più povero.
Chiediamo non solo il ripristino delle risorse destinate allo spettacolo, ma soprattutto una profonda riforma del sistema e delle regole che lo governano. Regole CONDIVISE in grado di ripensare una distribuzione più equa e trasparente dei finanziamenti secondo criteri di qualità. Che sostengano con coraggio realtà capaci di leggere il presente, forti del passato, progettando il futuro.
Chiediamo ai nostri colleghi di unirsi a noi in questa forma di protesta cercando di superare la rassegnazione e l’individualismo tipico della nostra professione - da soli siamo più fragili e ricattabili. Questo è il momento giusto per ritrovare una coscienza di categoria e di restituire dignità sociale alla nostra professione.
Una comunità che va a teatro, al cinema, che legge, è una comunità che acquisisce sempre più strumenti per scegliere, per partecipare, per immaginare.
E’ una comunità che si assume la responsabilità diretta della democrazia.
E quindi proprio a voi che vi trovate qui e che scegliete di andare a teatro, chiediamo di pensare a questa battaglia come se fosse anche una vostra battaglia."
Zeropuntotre
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