Nabucodonosor, questo è il titolo originale, anche se viene chiamato familiarmente Nabucco, l’eccellente esecuzione ha entusiasmato il numerosissimo pubblico presente. Francesco Lanzillotta ha diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, il Coro del Teatro Regio di Parma e un ottimo cast: Ariunbaatar Ganbaatar, Nabucco, Andrés Moreno García, Ismaele, Michele Pertusi, Zaccaria, Lidia Fridman, Abigaille, Laura Verrecchia, Fenena, Adriano Gramigni, Il Gran Sacerdote di Belo, Simone Fenotti, Abdallo e Maria Cristina Bellantuono, Anna. La regia, scene, costumi sono stati di Pier Luigi Pizzi. Le recite sono state previste per il 3, 11, 18 e 24 ottobre, l’articolo si riferisce allo spettacolo del 3 ottobre.
Nabucodonosor, è un dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera, tratto dal dramma omonimo di Anicète Bourgeois e Francis Cornue, fu rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala il 9 marzo 1842 e fu il primo vero successo di Verdi, solo otto recite a fine stagione, ma poi alla ripresa autunnale stabilì il record di cinquantasette repliche Fu l'impresario Merelli ad insistere affinché mettesse in musica il libretto e per il compositore fu la rivincita dopo l'insuccesso di Un giorno di Regno e il dolore per la morte della moglie e dei due figli.
Nabucodonosor non è un’opera che Verdi scrisse con intenti risorgimentali, infatti reca la dedica, a S.A.I la Serenissima Arciduchessa Adelaide d’Austria, così come la successiva opera, I Lombardi alla prima Crociata è dedicata a Maria Luigia D'Austria, duchessa di Parma, di cui il musicista era suddito. I cori Va, pensiero, dal Nabucodonosor, e O Signore, dal tetto natio, da I Lombardi alla prima crociata, tuttavia furono interpretati in senso risorgimentale dal pubblico del tempo.
Verdi fu accolto nei salotti aristocratici milanesi, in particolare quello della contessa Maffei, con cui iniziò a una lunga e profonda amicizia, fu la sua frequentazione che progressivamente sensibilizzò il giovane compositore, che aderì al movimento risorgimentale. L'opera con un contenuto veramente risorgimentale è La battaglia di Legnano che debuttò a Roma il 27 gennaio 1949, pochi giorni dopo le elezioni dei deputati all'Assemblea Costituente (21-22 gennaio), che proclamò ufficialmente la Repubblica Romana il 5 febbraio.
Tornando al Nabucodonosor l'argomento, ispirato ad un celebre episodio biblico, non era consueto in quel momento ed ebbe come modello il Moïse et Pharaon ou Le Passage de la Mer Rouge di Gioachino Rossini, già circolante nella traduzione italiana di Calisto Bassi. Verdi, infatti, ebbe una sincera ammirazione per il grande pesarese e, alla sua morte, propose quella Messa di Requiem, che poi per diversi motivi non andò in porto.
Il soggetto è noto; Nabucco sconfigge gli ebrei e li deporta a Babilonia. Qui, durante l'assenza del sovrano, Abigaille approfitta del rinvenimento del documento, che prova che è una schiava adottata dal re, non sua figlia, e della corona, offertale dal Gran sacerdote di Belo che vuole opporla a Fenena, vera figlia di Nabucco, rea di essersi convertita all'ebraismo. Arriva inaspettatamente il re, che furioso si riprende la corona e si proclama dio. Un fulmine gli strappa la corona facendolo diventare folle. Abigaille con l'inganno fa firmare a Nabucco, non solo la condanna a morte degli ebrei, ma anche quella di Fenena, a nulla servono le preghiere del re per salvare la figlia. Nabucco vede il corteo dei condannati e allora disperato prega il dio degli ebrei, riacquista la ragione e con i soldati rimasti fedeli, salva la figlia e libera gli ebrei.
Fin dall'inizio dell’opera si nota che, rispetto al modello del Moïse, la drammaturgia musicale è profondamente diversa, c'è una trascinante concitazione e una originale capacità di sintesi che permettono di rappresentare efficacemente i contrasti e gli stati d'animo dei personaggi. Nel Nabucodonosor emergono già prepotentemente alcuni caratteri che contraddistinguono il giovane Verdi, la stretta aderenza della musica alla drammaturgia, essenziale e incalzante, che si esprime attraverso le passioni conflittuali dei protagonisti
La direzione di Francesco Lanzillotta ha interpretato con intelligente passione queste peculiarità, è stata coinvolgente e potentemente drammatica, attento alla tavolozza timbrica, ha curato dinamica e agogica dando respiro e cantabilità alla musica, senza coprire le voci, ma mettendole in luce, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna ha pienamente seguito le sue indicazioni con la sua grande e nota professionalità. Un luminoso esempio, tra gli altri è stata l’introduzione all’aria “Vieni, o Levita!”, affidata ai sei violoncelli, è un raffinato brano cameristico, ispirato probabilmente all’inizio dell’Ouverture del Guillame Tell rossiniano, che anticipa altre future introduzioni, come quella della celeberrima aria di Filippo II, “Ella giammai m’amò!”.
Il coro in quest'opera è un vero e proprio personaggio, ha un peso fondamentale nello svolgimento del dramma e Verdi gli dedica una specifica attenzione musicale. Il coro “Và pensiero”, nella scena che chiude la terza parte, acutamente definito da Rossini “una grande aria cantata da soprani, contralti, tenori, bassi”, ne è un esempio celeberrimo. Il Coro del Teatro Regio di Parma, ottimamente preparato da Martino Faggiani, ne ha fornito una fulgida interpretazione ed è stato applaudito lungamente a scena aperta a alla fine dell’opera con il suo Maestro.
Ariunbaatar Ganbaatar è stato un Nabucco autorevole imperioso vocalmente e scenicamente nelle scene in cui vuole imporre la sua volontà, il suo timbro chiaro ha reso luminosi i “pianissimo”, nella ripresa del duetto con Abigaille.
Il ruolo di Abigaille calza perfettamente a Lidia Fridman, il timbro vocale rende perfettamente il desiderio di rivalsa del personaggio e l’altera prepotenza, ma è anche capace di ammorbidirlo nell’introspettiva aria “Anch’io dischiuso un giorno”. La Fridman ha affrontato l’ardua scrittura della parte con scioltezza e si è imposta anche con disinvoltura scenicamente, guidata dalla mano esperta di Pizzi Il regista, che ha anche disegnato i costumi, ha sfruttato il suo fisico da modella per farle indossare un fenomenale costume da cupa virago nella prima parte e poi uno splendido e regale abito rosso nella seconda.
Grande prova di Michele Pertusi nella sua Parma ha prestato la sua calda e morbida voce dal colore bronzeo a Zaccaria, personaggio che ha splendidamente interpretato intenso nell’aria “Vieni, o Levita!” e formidabile corifeo nell’intervento pugnace “Oh chi piange?” a cui si unisce il coro. La grande esperienza gli ha conferito anche autorevolezza nella presenza scenica con cui si impone in palcoscenico.
Laura Verrecchia, mezzosoprano, è stata Fenena, ha un limpido ed espressivo timbro che sa ben usare, lo ha dimostrato nell’aria “Oh dischiuso è il firmamento!” nonostante l’improvvisa tosse che si è manifestata alla fine. Andrés Moreno García ha ben interpretato Ismaele con la sua calda voce tenorile, Simone Fenotti è stato Abdallo, ruolo a cui ha dato spessore vocale e scenico, molto efficace l’Anna di Maria Cristina Bellantuono, bene Il Gran Sacerdote di Belo di Adriano Gramigni.
Splendida, centrata ed essenziale regia di Pier Luigi Pizzi, il suo metodo di procedere per sottrazione per eliminare il superfluo per far posto all’essenziale è stato vincente. La scena geometrica e potentemente evocativa, grazie anche alle luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, che anche collaborato alla regia, ha messo in luce l’azione teatrale. I magnifici ma lineari costumi hanno disegnato i differenti personaggi nei loro ruoli, il lavoro registico con i cantanti, il coro e le comparse è stato attento e prezioso nella cura dei movimenti scenici e ha reso la messa in scena memorabile.
Fragorosi applausi hanno accolto tutti gli interpreti con incandescenti ovazioni riservate a Ariunbaatar Ganbaatar e soprattutto meritatamente a Michele Pertusi, Lidia Fridman, Francesco Lanzillotta e Pier Luigi Pizzi con i suoi collaboratori.
Collegamenti:
[1] https://www.gothicnetwork.org/immagini/nabucodonosor-scena-di-insieme-foto-roberto-ricci
[2] https://teatroregioparma.it/categoria-spettacoli/festival-verdi/
[3] https://www.gothicnetwork.org/articoli/xxvi-festival-verdi-linferno-musicale-di-bosch-alzira