- Articolo di:Cristina Moschioni
Alla Wiener Staatsoper di Vienna in Austria una nuova produzione de Le Grand Macabre, titolo raro in allestimento ovunque a firma del compositore György Ligéti (1923-2006) e libretto tratto da La Balade du Grand Macabre di Michel de Ghelderode e composto da Ligeti e Michael Meschke. In quattro soirée, quelle del 15, 20, 22 e 25 marzo 2026 con Pablo-Heras-Casado sul podio e regia e scene di Jan Leuwers.
Coro Meridies. Un concerto per ricordare Andrea Santoro
Vi sono concerti che travalicano il solo valore artistico. Come quello tenutosi nella basilica eleniana di Santa Croce in Gerusalemme di Roma lo scorso 18 ottobre per ricordare il ventennale dell’assassinio a Trabzon (Trebisonda), in Turchia, dove si era trasferito dal 2000, di don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso il 5 febbraio 2006 con due colpi di pistola mentre era raccolto in preghiera nella sua chiesa.
Per l’anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 19 ottobre del 1970 a 25 anni, il coro misto Meridies (9 donne e 6 uomini) costituito nel 1988, diretto da Carmelina Sorace con un lusinghiero curriculum di collaborazioni alle spalle, ha eseguito il 18 ottobre un repertorio variegato dal Rinascimento al contemporaneo, intercalato dalla lettura di lettere, pensieri, episodi di vita vissuta, ricordi, insegnamenti nel segno della professione di fede del sacerdote ucciso.
Il Coro Meridies ha così regalato al numeroso pubblico una densa galleria di autori, ora noti ora sconosciuti, per lo più a quattro voci, a partire dall’immancabile e nodale Giovanni Pierluigi da Palestrina (il mottetto Sicut cervus sull’anelito dell’anima verso Dio) di cui si celebrano quest’anno i 500 anni dalla nascita (1525). Tra Rinascimento e primo Barocco si muovevano poi le pagine di Michael Praetorius (l’omoritmico Es ist ein Ros enstsprungen), dell’inglese Thomas Tallis (If ye love me, ricco di risonanze interiori) e dello sloveno Jacobus Gallus (l’estatico Ecce quomodo).
Nutrita però era anche la presenza di compositori novecenteschi, dall’ungherese Zoltán Kodály (Pange lingua sull’inno di Tommaso d’Aquino) a John Tavener (il calibrato e tonalmente ambiguo The Lamb) o l’organista e direttore di coro Luigi Molfino (l’evocativo O sacrum convivium) sino al quarantasettenne scandinavo Ola Gjello (Ubi caritas che trascolora gradualmente dalla omofonia alla polifonia).
Una bella prova di duttilità da parte del Coro Meridies che si è dimostrato perfettamente intonato ed equilibrato nel risultato sonoro delle talvolta complesse architetture polifoniche sotto una vigile direzione. Applausi finali misti a commozione.



