Gothic Network 23 Anno XVIII 7 aprile 2026

L'uomo che si è distaccato da se stesso, è così puro che il mondo non può sopportarlo. Meister Eckhart

  • Eberle Varion
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione  quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.

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  • Antartica
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Presentato in anteprima, nella sezione Rosso di sera, al 17° BIF&ST, il festival che si tiene a Bari nel mese di marzo, Antartica. Quasi una fiaba, è un’opera prima  di Lucia Calamaro, drammaturga di fama internazionale, vincitrice di tre Premi Ubu.

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  • L'Abbraccio
    Articolo di: 
    Daniela Puggioni

    Il 27 marzo scorso è stata presentata a Spoleto da Roberto Calai, Presidente del Teatro Lirico Sperimentale, ed Enrico Girardi, Direttore artistico Teatro Lirico Sperimentale, l’80a a Stagione lirica del Teatro Lirico Sperimentale, che si svolgerà dal 6 agosto al 28 settembre, in programma tre prime rappresentazioni assolute, quattro nuovi allestimenti e una serata liederistica.

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  • Teatro Bibiena
    Articolo di: 
    Giulio Migliorini

    Nella serata di inizio primavera - il 24 marzo 2026 alle ore 20:30 - accanto allo schiudersi delle gemme nei parchi della città Virgiliana, l’intenso canto strumentale del Quartour Hermès - Omer Bouchez ed Elise Liu ai violini, Manuel Vioque-Judde alla viola, Yan Levionnois al violoncello - e del pianista Kit Armstrong, risuona nella sala a campana del Teatro Bibiena, e gli attenti spettatori vanno col pensiero al verde ancestrale della campagna di Leoš Janáček, alla Stimmung romantica dell’elaborata Primavera schumanniana.

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  • Giancarlo Bidoli
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    C’è una letteratura italiana contemporanea che ha paura di quasi tutto ciò che appartiene alla migliore tradizione letteraria: e non è solo una questione di stile, ma anche di visionarietà, di uso dei simboli e delle metafore, e perfino della frase che voglia avere un respiro sintattico articolato. Ai periodi lunghi e ai versi ben scanditi preferisce il bozzetto, l’autofiction da corridoio, il minimalismo scambiato per pudore, la cronaca privata travestita da profondità. In questo panorama spesso denutrito, Prima del grido di Giancarlo Bidoli arriva come un libro inattuale nel senso migliore del termine, ossia quello consacrato da Friedrich Nietzsche nelle Considerazioni inattuali (Unzeigemässe Betrachtungen, 1876): non perché guardi indietro per passatismo, ma perché osa ancora affidare alla scrittura un compito forte, quasi antico, cioè dare figura all’invisibile, al perturbante, al dolore, alla colpa, al desiderio di redenzione. Già il titolo è programmatico: Prima del grido (che evoca il celebre quadro di Edvard Munch, 1893): c’è la soglia, il tremore, l’istante in cui la parola non è ancora esplosa ma si è già caricata di tutta la sua necessità. E Bidoli sembra abitare proprio quella zona: non l’urlo liberatorio, ma la pressione che lo prepara.

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