Gothic Network 48 Anno XVIII 5 ottobre 2026

  • Kochanovsky e Lugansky
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.

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  • Verity
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Quando un'autrice di best seller con ambizioni da letteratura high-brow e un regista nato in una famiglia di professori universitari di letteratura, specialista in film che uniscono il pathos del dramma e l'umorismo della commedia, decidono di coalizzarsi, il risultato può essere sorprendente. È quanto è accaduto con Michael Showalter che ha deciso di adattare un romanzo best seller di Colleen Hoover, trasformandolo in un tenebroso thriller psicologico (grazie anche alla sceneggiatura di Nick Antosca). Verity segue le vicende della famosa scrittrice Verity Crawford (Anne Hathaway) e di Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), una scrittrice afflitta da problemi economici e relazionali e che si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford per lavorare come ghostwriter per Verity. Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere gli inquietanti appunti autobiografici di Verity, Lowen si trova alle prese con le confessioni inquietanti e contorte sul marito di Verity, Jeremy (Josh Hartnett), e fatica a distinguere la finzione dalla realtà, in un gioco perverso tra manipolazione e attrazione.

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  • Hop-Frog
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Con l'aiuto di incredibili gelati che sanno tanto di Woodstock per l'amalgama dei gusti, come l'ultimo, melagrana e salvia, e di Hop-Frog, ovvero della sua ipotetica divisa da clown reale, la Loggia dei Vini di Villa Borghese - appena entrate dal cancella propspicente la Galleria Borghese, la trovate sulla fine del bel viottolo che fa da sentiero lastricato per arrivarci - riapre perfettamente restaturata da Ghella.

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  • Alzira
    Articolo di: 
    Daniela Puggioni

    Giovedì 1° ottobre si è aperto festosamente il XXVI Festival Verdi al Teatro Regio di Parma, il sottotitolo Mondi lontani allude alla scelta dei titoli, la rarissima Alzira contrapposta ai popolari e amati Aida e Nabucco. Proprio ad Alzira è stata riservata l’apertura del Festival, sul podio la prestigiosa bacchetta di James Conlon, che ha diretto la Filarmonica Arturo Toscanini, il Coro del Teatro Regio di Parma e un cast che comprendeva: Alessio Cacciamani, Alvaro, Daniel Luis de Vicente, Gusmano, Federico Bonghi, Ovando, Antonio Poli, Zamoro, Agostino Sumbacchi, Ataliba, Marta Torbidoni, Alzira, Erica Cortese, Zuma, e Long Ning, Otumbo. La regia è stata affidata a Manuel Renga con le scene e costumi di Aurelio Colombo, le luci Emanuele Agliati e le coreografie di Paola Lattanzi. Le prossime repliche di Alzira sono previste l’8 e il 17 ottobre; l’articolo si riferisce alla recita del 1°ottobre.

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  • I Puritania. aCatania copia 2.jpg
    Articolo di: 
    Roberto Begnini

    È l’ultima opera di Vincenzo Bellini e, per una di quelle coincidenze che appartengono alla storia, anche quella che ne sancì definitivamente il successo internazionale. I Puritani, rappresentati per la prima volta al Théâtre-Italien di Parigi il 24 gennaio 1835, arrivarono pochi mesi prima della morte del compositore catanese e furono accolti da un autentico trionfo. Quasi due secoli dopo tornano nella sua città natale come titolo centrale della sesta edizione del Bellini International Context, nella nuova produzione del Teatro Massimo Bellini diretta da Fabrizio Maria Carminati e con la regia di Renato Bonajuto. 

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