- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
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- Articolo di:Livia Bidoli
Con Ultimo sogno, Gianluca Magi insieme con Franco Battiato hanno dato esito ad un pensiero "aldilà" della temporaneità e della temporalità. Ovvero, in quell'altrove di cui nessuno sa e di shakesperiana memoria: i famosi versi del monologo di Amleto, ove parla di un intento al suicidio da cui si arresta poichè lo condurrebbe a quella "nowhere land" ("nessun dove", potremmo quotare con Neil Gaiman), che nessuno conosce e da cui nessuno è mai tornato. Pubblicato dai tipi delle edizioni indipendenti Piano B, ci fa piacere rifletterne insieme.
- Articolo di:Giulio Migliorini
Nella sala degli Specchi, al primo piano del Grand Hotel di Dobbiaco, il 18 luglio alle ore 15:30 assisto ad un incontro con Massimo Cacciari, filosofo e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, sul tema dell’Inizio, che si inserisce tra i concerti dell’Orchestra Beethoven di Bonn dedicati alla prima sinfonia di Beethoven e alla prima sinfonia di Mahler. Il filosofo parla di archè, come inizio e come comando, l’elemento che dà principio alle cose e anche quello che le comanda, che ne ordina e dispone il divenire. Si tratta non di un creatore, ma di un ente libero che nessuna necessità (ananke, forza suprema a cui sottostanno uomini e dei) costringe a creare. Il convegno è a cura del Prof. Federico Celestini dell'Università di Innsbruck.
- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 51° Cantiere Internazionale d’Arte, nella ricorrenza del centenario della nascita del suo fondatore, Hans Werner Henze, ha riproposto lo spettacolo inaugurale da lui ideato per il primo Cantiere, il Don Chisciotte della Mancia, opera comica di Giovanni Battista Lorenzi e Giovanni Paisiello nella versione raccontata da Giuseppe Di Leva e Hans Werner Henze nel 1976. La rappresentazione è stata basata sull’edizione critica di Andrea Zepponi con la revisione di Giuseppe Di Leva. Dopo 51 anni lo spettacolo concepito per la rappresentazione all’aperto in Piazza Grande, è stato messo in scena al chiuso del Teatro Poliziano il 18 e il 19 luglio; il presente articolo si riferisce allo spettacolo del 19 luglio con il secondo cast.
- Articolo di:Carmen Vicinanza
Il sussurro del fuoco, uscito in Italia il 7 luglio 2026 per Salani, è l'ottava e più intima opera di Javier Castillo, scrittore di gialli spagnolo che abbiamo seguito nei luoghi che lo hanno ispirato.
Il 9 giugno, sotto un cielo stellato di una nitidezza stupefacente nel Parque Nacional del Teide, ho capito perché Javier Castillo avesse scelto Tenerife come ambientazione del suo romanzo più personale. Ero lì per una sessione privata di osservazione astronomica organizzata da Penguin Random House di Barcellona, nell'ambito del tour stampa che ha portato un gruppo internazionale di giornaliste, giornalisti e content creator alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato Il sussurro del fuoco, accompagnati dallo stesso autore.
- Articolo di:Monica Ferri
Oltre due secoli di storia non rappresentano soltanto un anniversario, ma un patrimonio da reinterpretare. È con questa consapevolezza che il Teatro Verdi di Trieste ha presentato la stagione lirica e quella sinfonica 2026-2027, costruita come un dialogo continuo tra memoria e innovazione. Otto i titoli in cartellone per una stagione realizzata nel segno di una crescente apertura internazionale che rivela l’intento di rafforzare la rete di collaborazioni con i maggiori teatri italiani ed europei, valorizzare il repertorio storico della città e, allo stesso tempo, aprirsi alla contemporaneità.
- Articolo di:Livia Bidoli
Il compositore Stefano Mainetti ha presentato, lo scorso 22 giugno, il suo nuovo cd Tempo Altro edito da Da Vinci. Una raccolta di brani interpretati dal chitarrista classico Flavio Cucchi, che li ha eseguiti dal vivo durante la serata alla libreria bistrot Horafelix di Roma.
- Articolo di:Lorenzo Tozzi
All’Auditorio Rai Arturo Toscanini di Torino due assi del concertismo insieme per un programma tra il vecchio e il nuovo. I due artisti sono il quasi settantenne pianista russo Mikhail Pletnev, Premio Ciaikovsky 1978, interprete eclettico internazionalmente affermato, e il giovane, ventiduenne, violinista Daniel Lozakovich, ormai lanciatissimo, contratto in esclusiva con la prestigiosa etichetta gialla tedesca Deutsche Grammophon, il quale suona uno Stradivari del 1713. Al pubblico torinese si presentano calando come menù della serata un poker musicale di sicuro interesse che abbraccia due secoli di storia.
- Articolo di:Lorenzo Tozzi
Due cd di due etichette specializzate nelle incisioni di rarità della classica ed in particolar modo, di musica barocca. Sono Tactus e Naxos, rilevabili nei migliori negozi di musica della Capitale e delle città maggiormente fornite di questo repertorio. La prima riguarda una prima registrazione mondiale delle dodici Sonate a violino solo e basso op.1 di Pietro Giannotti. Il secondo cd, targato Naxos, è una prima registrazione moderna dei tre Concerti per pianoforte del compositore Vittorio Rieti.
- Articolo di:Livia Bidoli
Per la Da Vinci Classics un cd di un duo particolare: Simone Gramaglia alla viola e Luigi Attademo alla chitarra, per una kermesse romantica schubertiana intitolata Songs without Words (Canzoni senza parole). Il Gramaglia-Attademo Duo offre una panoramica su Franz Schubert (1797-1828) che ben immerge nel clou romantico e struggente di un compositore così intimo, eppure tanto rifulgente per le modalità espressive manifesto della sua epoca, il primo e pieno Romanticismo.
- Articolo di:Teo Orlando
C’è una letteratura italiana contemporanea che ha paura di quasi tutto ciò che appartiene alla migliore tradizione letteraria: e non è solo una questione di stile, ma anche di visionarietà, di uso dei simboli e delle metafore, e perfino della frase che voglia avere un respiro sintattico articolato. Ai periodi lunghi e ai versi ben scanditi preferisce il bozzetto, l’autofiction da corridoio, il minimalismo scambiato per pudore, la cronaca privata travestita da profondità. In questo panorama spesso denutrito, Prima del grido di Giancarlo Bidoli arriva come un libro inattuale nel senso migliore del termine, ossia quello consacrato da Friedrich Nietzsche nelle Considerazioni inattuali (Unzeigemässe Betrachtungen, 1876): non perché guardi indietro per passatismo, ma perché osa ancora affidare alla scrittura un compito forte, quasi antico, cioè dare figura all’invisibile, al perturbante, al dolore, alla colpa, al desiderio di redenzione. Già il titolo è programmatico: Prima del grido (che evoca il celebre quadro di Edvard Munch, 1893): c’è la soglia, il tremore, l’istante in cui la parola non è ancora esplosa ma si è già caricata di tutta la sua necessità. E Bidoli sembra abitare proprio quella zona: non l’urlo liberatorio, ma la pressione che lo prepara.


