cinema

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    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Molti sono gli argomenti, e di carattere politico - sociale, sottesi nel nuovo film di Rocco Papaleo titolato Il bene comune: violenza sulle donne, prevaricazione sul lavoro, open source, se ne deduce che il regista vorrebbe una società più giusta soprattutto verso i meno fortunati. 

  • Scalfire la roccia
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Ci vanno pesanti in Iran con le donne libere e indipendenti, come è dimostrato dall’interessante documentario Cutting Through Rocks, che ha vinto il Gran Premio della Giuria nella categoria World Cinema Documentary del Sundance Film Festival 2025, in uscita in sala dall’otto marzo per pochi giorni (si spera resti grazie al gradimento del pubblico, come successo per il docu-film su Battiato).

  • Lady Nazca
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    La matematica e poi provetta archeologa Maria Reiche troverà per caso la sua strada, e la scoprirà disegnata sulla terra desertica del Perù nel 1936, a Nazca. Il film di Damien Dorsaz con Devrim Lingnau, Guillaume Gallienne e Olivia Ross, si intitola infatti a lei, Lady Nazca, la signora delle linee, ed uscirà nei cinema il 12 marzo prossimo distribuito da Officine UBU.

  • Miroirs n. 3
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Certo mettersi ad ascoltare proprio quella suite di Miroirs 3 di Maurice Ravel dopo aver visto quel film rende la mia perplessità meno fugace e forse piu' morbida, di fronte a questo film inaspettato di Christian Petzold, regista della scuola di Berlino che amo molto. Senza parlare poi del sottotitolo della suite Miroirs 3, titolo del film, ovvero Une barque sur l'océan.

  • Dead Man's Wire
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Il regista statunitense di remote origini olandesi Gus Van Sant (noto per lungometraggi come Will Hunting - Genio ribelle, Paranoid Park, La foresta dei sogni) ci propone un film di grande tensione psicologica, travestito da thriller: Il filo del ricatto - Dead Man's Wire. Il cineasta tenta un'operazione in realtà molto rischiosa, in tempi come gli attuali, nei quali lo spettatore medio è avido della visione di scene cruente e di crimini efferati, ma preferibilmente con ritmi forsennati, fino al famigerato binge-watching (che consiste nel guardare cinque, dieci o quindici puntate di seguito di un serial, preferibilmente costellato di scene di violenza): prende un fatto di cronaca realmente avvenuto nell'ormai lontano 1977, lo analizza con una sorta di lente morale, e ci costringe a stare a pochi centimetri da un dispositivo narrativo che è anche un dispositivo fisico.

  • La scomparsa di Josef Mengele
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Partiamo da una semplice, banalissima considerazione: il russo Kirill Serebrennikov è per chi scrive uno dei più significativi, brillanti cineasti contemporanei. Al netto delle possibili controversie che il suo posizionamento politico e quello relativo a determinate urgenze sociali può generare in patria o altrove. L'impressione del resto fu molto forte sin dalla visione di Izobražaja žertvu, personale rivisitazione dell'Amleto di William Shakespeare e suo secondo lungometraggio, che tra l'altro un po' a sorpresa vinse il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film alla primissima edizione della Festa del Cinema di Roma. Da allora di film ne ha realizzati diversi altri. Sebbene col rimpianto di non aver ancora intercettato La moglie di Tchaikovsky (Žena Čajkovskogo, 2022), possiamo tranquillamente affermare che almeno tre di questi ci sono parsi piccoli, sconvolgenti capolavori: Parola di Dio (Učenik, 2016), Summer (Leto, 2018) e più di tutti il destabilizzante, forsennato Limonov (Limonov: The Ballad, 2024), adattamento cinematografico dell'omonimo e parimenti esaltante best seller di Emmanuel Carrère.

  • Giulio Regeni
    Articolo di: 
    Antonella D’Ambrosio

    È in uscita come evento, solo il 2/3/4 febbraio con Fandango, il necessario e ottimo documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo sulla sconvolgente storia del ricercatore esperto del mondo arabo. Le parole del regista Simone Manetti ben ci introducono alle precise scelte registiche che fanno di questa opera un modello da seguire:  “Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.

  • Sentimental Value
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Il regista norvegese Joachim Trier, che ha un cognome di tutto rispetto poichè rimanda subito al regista danese Lars von Trier (il von è stato aggiunto per caso dal nonno mentre abitava in Germania per un fraitendimento sul nome, Sven), è giunto al suo sesto film dal titolo evidentemente dedicato ai flussi emotivi: Sentimental Value, qualcosa come "valore sentimentale". Il film è stato selezionato dalla Norvegia come candidato ufficiale agli Oscar per il Miglior Casting, la Miglior Fotografia e per il Miglior Film Internazionale, dopo aver vinto il Grand Prix a Cannes e le candidature ai Golden Globe e agli European Film Awards.

  • Primavera
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L'esordio cinematografico targato Warner Bros del regista d'opera Damiano Michieletto (nato a Venezia nel 1975) avviene in una data fatidica, il Natale, la nascita di Gesù il prossimo 25 dicembre, ad inaugurare una nuova Primavera - come titola il suo film- anche per lui, sul grande schermo. La sceneggiatura di Primavera è firmata da Ludovica Rampoldi ed è liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009, pubblicato in Italia da Giulio Einaudi editore). L'interpretazione delle due parti principali di Cecilia ed Antonio Vivaldi è affidata alla giovane attrice Tecla Insolia ed a Michele Riondino per il compositore.

  • La piccola Amélie
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Il cinema, non soltanto quello di produzione strettamente giapponese, ma anche quello centrato sul Giappone (vedi il recente, delizioso lungometraggio di Wim Wenders, Perfect Days) si sta ponendo sempre più spesso quale ponte naturale tra le due culture, quella genericamente “occidentale” e quella nipponica. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. A partire ad esempio dall'intenso Ritrovarsi a Tokyo (Une part manquante) di Guillame Senez, film franco belga del 2024 focalizzato su un argomento scottante come l'affido dei figli in Giappone, questione che a livello legale dà adito a situazioni estremamente controverse, specie nel caso delle coppie di nazionalità mista.