cinema

  • Sentimental Value
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Il regista norvegese Joachim Trier, che ha un cognome di tutto rispetto poichè rimanda subito al regista danese Lars von Trier (il von è stato aggiunto per caso dal nonno mentre abitava in Germania per un fraitendimento sul nome, Sven), è giunto al suo sesto film dal titolo evidentemente dedicato ai flussi emotivi: Sentimental Value, qualcosa come "valore sentimentale". Il film è stato selezionato dalla Norvegia come candidato ufficiale agli Oscar per il Miglior Casting, la Miglior Fotografia e per il Miglior Film Internazionale, dopo aver vinto il Grand Prix a Cannes e le candidature ai Golden Globe e agli European Film Awards.

  • Primavera
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L'esordio cinematografico targato Warner Bros del regista d'opera Damiano Michieletto (nato a Venezia nel 1975) avviene in una data fatidica, il Natale, la nascita di Gesù il prossimo 25 dicembre, ad inaugurare una nuova Primavera - come titola il suo film- anche per lui, sul grande schermo. La sceneggiatura di Primavera è firmata da Ludovica Rampoldi ed è liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009, pubblicato in Italia da Giulio Einaudi editore). L'interpretazione delle due parti principali di Cecilia ed Antonio Vivaldi è affidata alla giovane attrice Tecla Insolia ed a Michele Riondino per il compositore.

  • La piccola Amélie
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Il cinema, non soltanto quello di produzione strettamente giapponese, ma anche quello centrato sul Giappone (vedi il recente, delizioso lungometraggio di Wim Wenders, Perfect Days) si sta ponendo sempre più spesso quale ponte naturale tra le due culture, quella genericamente “occidentale” e quella nipponica. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. A partire ad esempio dall'intenso Ritrovarsi a Tokyo (Une part manquante) di Guillame Senez, film franco belga del 2024 focalizzato su un argomento scottante come l'affido dei figli in Giappone, questione che a livello legale dà adito a situazioni estremamente controverse, specie nel caso delle coppie di nazionalità mista.

  • Father Mother Sister Brother
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    E' molto strano scoprire che l'ultimo film di Jim Jarmusch, dal titolo Father Mother Sister Brother, desta piu' perplessità di quante vorremmo, o ci saremmo augurati. Il film che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, incentrato su tre storie separate di legami familiari, declina umanità piuttosto diverse legate da un leitmotiv: gli skaters che compaiono in ogni episodio.

  • Avatar - Fuoco e Cenere
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Con Avatar – Fuoco e cenere il regista canadese James Cameron torna sul pianeta Pandora con la sicurezza di chi conosce alla perfezione il proprio mondo e le sue potenzialità visive. Ormai la saga è diventata una trilogia: questo terzo capitolo del franchise segue di poche settimane gli eventi del capitolo precedente, La via dell’acqua: la famiglia "aliena" dei Sully (appartenente al clan Omatikaya del popolo Na'vi, noto come il "Clan del Flauto Blu") vive ancora insieme a un altro clan, quello dei Metkayina, ed è segnata dalla morte di uno dei suoi componenti principali, Neteyam, mentre all’orizzonte si affacciano nuove tribù: i nomadi del cielo, i Wind Traders, e soprattutto i Mangkwan, o Ash People. Né va sottovalutata la minaccia, mai del tutto sopita, della RDA, ossia la Resources Development Administration, la più grande e importante organizzazione non governativa proveniente dal pianeta Terra, con intenti coloniali estremi. 

  • Lupin III
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Il ladro più famoso del mondo è tornato. Oddio, oggigiorno le cronache ci mettono al corrente di ben altri “furti”. Perdonateci queste facezie. Senza un po' di satira, la realtà che al momento ci circonda potrebbe apparire insostenibile. A renderla più “digeribile” serve però anche un po' di sana evasione: un qualcosa che di sicuro potrà assicurare ai tanti appassionati di animazione giapponese Lupin III – La stirpe immortale, in sala dall'11 dicembre.

  • L'uovo dell'angelo
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Se dovessimo scegliere un elemento con cui identificare questa pellicola di Mamoru Oshii, sicuramente sarebbe un liquido: tutto scorre in questo film, dalla musica melanconica alle carpe giganti proiettate sui palazzi di un Brabante immaginariamante abbandonato dai suoi abitanti. L'uovo dell'angelo, realizzato nel 1985 e restaurato quarant'anni dopo, è un anime che ha la sua cifra nel rendere tutto fluido, ipnotico, onirico.

  • Norimberga
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Dopo aver diretto film campioni di incassi come The Amazing Spider-Man (2012), Independence Day: Resurgence (2016) e Scream (2022), James Vanderbilt – che ha il cognome della nota famiglia originaria dei Paesi Bassi ed emigrata sulle coste americane fondando un impero sul commercio via mare – ha diretto e scritto Nuremberg, film sui processi di Norimberga, in primis contro Hermann Göring, impersonato da Russell Crowe.

  • Orfeo
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Nel panorama, talora asfittico, del cinema italiano contemporaneo, può capitare che ai soliti, modesti ingranaggi produttivi si sostituisca un inatteso, occasionale colpo di genio. E se scomodare il termine “genialità” potrebbe apparire esagerato, per chi non si è ancora confrontato con il lungometraggio di Virgilio Villoresi, siamo certi che dopo la visione apparirà tutto più chiaro. Perché questo suo Orfeo è senz'altro in grado di scardinare, rivitalizzare e finanche rivoluzionare l'immaginario fantastico. Avendo peraltro tutte le carte in regola per diventare un cult movie.

  • Vita privata
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    "È stato innanzitutto il titolo di un film a ossessionarmi: Vie Privée [Un affare molto privato], preso in prestito dal magnifico film omonimo di Louis Malle" (un cult movie degli anni '60 con Marcello Mastroianni e Brigitte Bardot): così la regista francese, di origini ebraiche, Rebecca Zlotowski (nota per film di forte impatto sociale, come Grand Central e I figli degli altri) torna su uno dei suoi temi più costanti: la collisione fra identità intima e ruolo sociale, fra ciò che crediamo di sapere di noi stessi e ciò che gli altri pensano di vedere. Non è un caso che che la regista racconti di aver “vestito” mentalmente il titolo del film mutuato da Malle con storie diverse per anni: per lei era come una bambola di carta da rivestire, nella convinzione che contenesse una verità da scoprire sulla sfera intima e sulla sua controparte pubblica e professionale.