cinema

  • Millennium Actress
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Scomparso troppo presto, a neanche 47 anni, il genio dell'animazione giapponese Satoshi Kon non ha avuto il tempo di realizzare molte opere, ma ci ha comunque lasciato un pugno di capolavori. Bello perciò che periodicamente vengano riproposti in sala. Se infatti Paprika – Sognando un sogno (Papurika, 2006) è stato a memoria l'unico suo lungometraggio a beneficiare in Italia di una regolare distribuzione cinematografica, anche i lavori più datati sono in tutto e per tutto meritevoli di essere riscoperti, nonostante la loro reperibilità su altri canali, da un pubblico più ampio e  preferibilmente sul grande schermo.

  • Illusione
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Francesca Archibugi non ha bisogno di presentazioni. Con Nanni Moretti rappresenta ormai un'icona della grande costellazione del cinema borghese-intellettuale romano, colto, progressista e incline a mettere sotto processo il proprio mondo attraverso descrizioni ironiche e morali a un tempo. E anche questa volta non ci delude, proponendoci, con Illusione, un'operazione cinematografica da lettino d'analista, in cui un fatto drammatico, quasi da cronaca nera, viene subito sottratto alla meccanica del thriller puro per diventare un'esplorazione di caratteri, con zone d’ombra, fragilità psichiche e tensioni morali.

  • Obsession
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Il giovane regista americano Curry Barker, noto soprattutto per le sketch comedies, approda al lungometraggio destinato alle sale cinematografiche con Obsession, e fin dall’impianto si capisce bene dove vuole andare a parare: non è tanto un horror soprannaturale in senso stretto, quanto un film sul desiderio che si corrompe e sull’amore che diventa possesso, sulla devozione per l'altra persona che si rovescia in dipendenza e violenza. 

  • Thriller
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Dopo 17 anni è uscito il primo capitolo su un artista completo, ispirato e dotato di una sensibilità quanto di una fragilità eccezionali: Michael rappresenta il capitolo uno di una serie, di un doppio, forse un'ode plurima al talento supremo della famiglia Jackson. Michael Jackson, nato a Gary, Indiana, il 9 agosto del 1958, lui è nella memoria di chiunque, anche della generazione Z, perlomeno con una canzone, che sia Thriller, Billy Jean o Bad.

  • Resurrection
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Alquanto ignari di cinema cinese contemporaneo, siamo andati alla première di Resurrection, l'ultima fatica del giovane regista Bi Gan, con un atteggiamento misto tra curiosità e diffidenza, viste le premesse suggerite dalle note di regia, dove il film viene presentato come ambientato "in un mondo in cui l’umanità ha barattato la sua capacità di sognare con l’immortalità". E in effetti, il regista cinese costruisce un’ambiziosa odissea attraverso epoche, generi e fantasmi ispirati alla più pura poetica da cinéphile di mestiere. Il risultato è visivamente sontuoso e tecnicamente abbagliante. Ma certi toni ci sono sembrati anche eccessivi e derivativi, non sempre coerenti con la visione d'insieme. Bi Gan, già autore di Kaili Blues e Un lungo viaggio nella notte, firma così un’opera dichiaratamente smisurata: 160 minuti, sei racconti, un secolo di cinema attraversato come una camera dei sogni, un “Mostro del cinema” che vaga tra illusioni, memoria e perdita progressiva dei sensi.

  • Antartica
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Presentato in anteprima, nella sezione Rosso di sera, al 17° BIF&ST, il festival che si tiene a Bari nel mese di marzo, Antartica. Quasi una fiaba, è un’opera prima  di Lucia Calamaro, drammaturga di fama internazionale, vincitrice di tre Premi Ubu.

  • A cena col dittatore
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Il titolo italiano A cena con il dittatore (La cena in orignale spagnolo) si riferisce al film del regista spagnolo Manuel Gómez Pereira ripreso da un adattamento dell'opera teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos (Valladolid, 1942). Siamo a Madrid nel 1939, appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile il Tenente Santiago Medina (Mario Casas)  deve preparare una cena per Franco ed i suoi generali, facendo sgombrare un oespedale allestito al Palace, grand hotel lussuoso dove governa Genaro Palazón (Alberto San Juan), maître dell'Hotel raffinato e disponibile.

  • Homebound
    Articolo di: 
    Antonella D’Ambrosio

    Dal 26 marzo 2026 sarà al cinema il film Homebound del pluripremiato regista indiano Neeraj Ghaywan, le cui opere sono state riconosciute a livello mondiale per il  fervore emotivo e i potenti temi socio-politici. Eppure questo film ha tutta l’aria di essere un polpettone da libro Cuore con stereotipi che rendono la storia tragicamente prevedibile e melensa: peccato perché i dialoghi a volte sono profondi e l’amicizia tra i due ragazzi avrebbe potuto essere toccante.

  • Mio fratello è un vichingo
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L'ultimo vichingo (Den sidste Viking), ovvero Mio fratello è un vichingo, poichè in italiano hanno tradotto così il titolo del nuovo film di Anders Thomas Jensen, noto scneeggiatore e regista danese, io me lo ricordo per lo struggente Le mele di Adamo, del 2005, con protagonista Mads Mikkelsen, come questa volta, in cui interpreta il fratello "strano" di Anker, Manfred, che ad un certo punto si dissocia da sé stesso e crede di essere John Lennon.

  • Lo straniero
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    «Ogni uomo che non piange al funerale della propria madre rischia di essere condannato a morte». Così Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957 (a soli 44 anni), compendiò in modo sentenzioso Lo straniero (L'étranger), quando gli fu chiesto di firmare la prefazione all’edizione americana del suo romanzo più celebre. Pubblicato da Gallimard nel giugno del 1942, il libro si impose subito come un evento letterario. André Malraux, colpito dalla forza del manoscritto, ne intuì immediatamente la statura, decretando: «Attenzione: diventerà uno scrittore importante, a mio giudizio». Jean Paulhan, tra i più autorevoli editor dell’epoca, fu altrettanto netto: «È un romanzo di gran classe». Da allora Lo straniero ha attraversato le generazioni senza perdere nulla della sua forza di attrazione, fino a diventare un vero racconto mitico della modernità.