Santa Cecilia. Quirino Principe e i segreti di Siegfried

Articolo di: 
Livia Bidoli e Teo Orlando
Quirino Principe presenta il Siegfried

Domenica 18 ottobre nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone c'è stata un'eccezionale guida all’ascolto per l’inaugurazione della Stagione Sinfonica con Siegfried di Richard Wagner, in programmazione nei giorni 21, 24 e 27 ottobre. A causa dell’assenza di Corrado Augias per indisposizione, l’evento si è svolto come un dialogo approfondito tra lo storico della musica Sandro Cappelletto e il musicologo, germanista e traduttore Quirino Principe, autore della nuova traduzione italiana del libretto wagneriano.

1. La figura tragico-grottesca di Mime e il sentimento della Paura

Sandro Cappelletto: L’incontro di oggi ci porta nel cuore del Siegfried, seconda giornata della Tetralogia L’anello del Nibelungo. Vorrei partire dal personaggio di Mime. Si tratta di una figura che fa davvero di tutto per farsi odiare dall’ascoltatore: accudisce Sigfrido solo per puro calcolo, sperando che il giovane eroe conquisti l’oro per lui con la sua spada. È così, o ci sono sfaccettature più profonde?

Quirino Principe: Mime è un personaggio straordinariamente complesso. Nella mia traduzione ho cercato di restituire tutta la sua verità umana, lontana dai cliché ottocenteschi. Mime vive nell’ignoranza dei sentimenti e dell’amore, oscillando dolorosamente tra il grottesco e la tragedia. Nonostante la sua natura meschina, provo per lui una segreta compassione. È una figura offesa ed emarginata, e l’ascoltatore – al di là della semplice antipatia superficiale – può cogliere in lui una profonda sofferenza.

Sandro Cappelletto: A questo Mime così umano e calcolatore si contrappone Sigfrido, che entra in scena gridando e trascinando un orso catturato nella foresta. È un giovane sanguigno, un “ragazzo selvaggio alla Rousseau”, cresciuto nella natura primordiale. Ma soprattutto, Sigfrido possiede una caratteristica eccezionale: non conosce la paura.

Quirino Principe: Questo lo rende un personaggio quasi spaventoso e filosoficamente alieno. La paura è un sentimento umano ancestrale; per quanto mi riguarda, ricorda la mia intera infanzia fino alla prima adolescenza. Sigfrido, non provando paura per la perdita, per la morte o per l’ignoto, appare inizialmente troppo privo di sfumature psicologiche. Imparerà la paura solo più tardi, e quell’apprendimento segnerà il suo passaggio all’età adulta e alla conoscenza.

2. La spada Nothung e l’archetipo della ricomposizione

Sandro Cappelletto: Passiamo al primo grande momento musicale e drammatico dell’opera: la forgiatura della spada Nothung. La spada si chiama così dalla radice tedesca Not, che significa “necessità”: è la spada necessaria. Nel nostro primo ascolto – tratto dalla storica registrazione romana del 1953 diretta da Wilhelm Furtwängler – ascoltiamo la gioia selvaggia del tenore eroico mentre riunisce i frammenti della lama. Wagner scrive questo testo utilizzando lo Stabreim, il celebre verso allitterativo che fluisce musicalmente con le sue consonanti. Cosa rappresenta, sul piano metaforico, la ricomposizione di questa spada?

Quirino Principe: Ognuno di noi, nella propria vita, ha una spada da ricomporre e forgiare. È un archetipo universale di rinascita e pienezza. Pensiamo al filologo che riordina i frammenti dispersi di un testo antico, o all’attore che finalmente viene riconosciuto come interprete del personaggio sul palcoscenico: in quel momento ci si sente realizzati. Sigfrido che riunisce i pezzi della spada spezzata incarna il potere della conoscenza, la sicurezza e la capacità di superare il mondo antico degli dei.

3. Wotan il Viandante, Erda e la primazia del Mito

Sandro Cappelletto: Nel prosieguo del dramma appare Wotan, il padre degli dei, che si presenta in veste di Wanderer (il Viandante). Dopo aver punito la figlia prediletta Brunilde per difendere le leggi statali a scapito degli affetti primari, Wotan ha perso la sua autorità ed è diventato un dio sofferente. Cosa ti affascina di questo personaggio?

Quirino Principe: Mi sento profondamente legato a Wotan sofferente. È una figura piena di dignità che subisce l’umiliazione e il disprezzo. In lui vedo la stessa dinamica degli eroi del cinema hollywoodiano anni ‘40 e ‘50 interpretati da Tyrone Power: personaggi giusti ed eroici che vengono temporaneamente misconosciuti prima che la verità venga allo scoperto e gli umiliatori debbano vergognarsi.

Sandro Cappelletto: Smarrito nella sua sofferenza, Wotan si rivolge a Erda, la Madre Terra. Lì troviamo tre versi celebri: “Il mio dormire è sognare, il mio sognare è pensare, il mio pensare è governare il sapere”. Nel suo saggio del 1933 "Dolore e grandezza di Richard Wagner", Thomas Mann scrisse che Wagner ha reinventato l’uomo in nome del mito. Quanto conta questa dimensione onirica e inconscia?

Quirino Principe: È fondamentale. Spesso si considera il mito come qualcosa di falso o immaginario, ma per me vale l’esatto contrario: prima c’è il mito, e poi c’è la realtà e la ragione. Tutto il destino della Tetralogia è già scritto nel mito prima ancora che la musica cominci.

Sandro Cappelletto: Questo tuo legame con la dimensione mitica e con i suoi archetipi si ricollega anche alla tua celebre curatela dell’edizione italiana del 1970 de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien.

Quirino Principe: Senza dubbio. Wagner e Tolkien condividono la medesima radice mitologica germanica. Quando Frodo incontra l’orrore sconosciuto nella sua narrazione, o quando Sigfrido affronta il drago Fafner, ci troviamo di fronte allo stesso crocevia psicanalitico. Il drago rappresenta ciò che è antiumano e spaventoso, un archetipo dell’orrore che Wagner sa evocare con maestria.

4. Fafner e la critica al capitalismo finanziario

Sandro Cappelletto: Veniamo proprio allo scontro con Fafner. Fafner è uno dei due giganti che nell’Oro del Reno ha ucciso il fratello Fasolt per tenere per sé tutto il tesoro e l’anello. Sigfrido, non conoscendo la paura, lo affronta e lo trafigge con la spada senza esitazione. Non trovi che nell’immagine di Fafner accovacciato sull’oro ci sia una straordinaria intuizione moderna?

Quirino Principe: È una critica fenomenale al capitalismo finanziario e alla rendita. Fafner non usa l’oro per produrre lavoro, valore o ricchezza condivisa; sta semplicemente seduto sopra il suo tesoro aspettando che si accumuli. La maledizione dell’oro porta solo alla morte.

Sandro Cappelletto: Prima di morire, Fafner mette in guardia il giovane sui tradimenti futuri e gli chiede il nome. Sigfrido gli risponde spiegando l’etimologia del suo nome: Sieg (vittoria) e Friede (pace). Sigfrido è la vittoria che porta la pace.

5. L’incontro con Brunilde, l’Eros e la scoperta della Paura

Sandro Cappelletto: Arriviamo così al culmine del terzo atto. Sigfrido sale sulla rocca circondata dal fuoco, trova Brunilde addormentata e le toglie l’armatura. Quando si accorge che la figura non è un guerriero ma una donna (“Es ist kein Mann!”), viene assalito per la prima volta da uno smarrimento sconosciuto: scopre la paura.

Quirino Principe: Ed è proprio attraverso la scoperta della donna e dell’amore che Sigfrido impara la paura. L’Eros è una forza travolgente e incontrollabile. Questo momento mi ricorda l’impatto magico dell’accordo del Tristan und Isolde, legato ai miei ricordi giovanili a Venezia nei pressi di Palazzo Vendramin-Calergi, dove Wagner morì. L’Eros non risponde alla ragione: è una rivelazione dell’ignoto che paralizza e trasforma.

Sandro Cappelletto: Il Siegfried si chiude con un travolgente duetto d’amore in Do maggiore tra Sigfrido e Brunilde. I due amanti cantano l’estasi dell’Eros, pur sapendo che all’orizzonte si addensano le ombre del Crepuscolo degli dèi e la rovina del mondo divino. Perché Wagner decide di chiudere così l’opera?

Quirino Principe: In quegli anni Wagner era fortemente influenzato dalla lettura di Schopenhauer e dalle vicissitudini creative che lo avrebbero portato al Tristano e ai Maestri Cantori. E non va dimenticato il rapporto complesso con Friedrich Nietzsche, che dopo il Parsifal si distaccò dal compositore. Tuttavia, oggi possiamo dire che sia Wagner sia Nietzsche rimangono due punti di riferimento indispensabili e complementari per la nostra esperienza culturale.

6. Il trionfo di Bayreuth, il Parsifal e la rottura con Nietzsche

Sandro Cappelletto: La grande affermazione pubblica di Wagner culmina nel 1876 con il primo festival di Bayreuth e la prima rappresentazione completa dell’intero Anello del Nibelungo. In questo percorso si inseriscono poi opere fondamentali come i Maestri cantori e il Parsifal. Come si colloca il Parsifal nel contesto intellettuale e personale di Wagner, soprattutto in rapporto al suo legame con Friedrich Nietzsche?

Quirino Principe: Il 1876 segna davvero il trionfo straordinario dell’intero Ring, con la prima esecuzione assoluta di Sigfrido e del Crepuscolo degli dei. Il Parsifal, tuttavia, fu un’opera che non venne apprezzata subito come meritava. Questo avvenne anche perché, nel frattempo, Wagner aveva perduto la sintonia e la confidenza con Nietzsche.

Sandro Cappelletto: Proprio all’epoca delle prime rappresentazioni a Bayreuth consumarono il loro distacco drammatico.

Quirino Principe: Esatto. Già ai tempi della prima rappresentazione a Bayreuth, Nietzsche non aveva tollerato certi aspetti di Wagner e glielo aveva espresso apertamente. Il povero Nietzsche fu imprudente e privo di una comune astuzia umana: manifestare apertamente quel dissenso gli rovinò la carriera e distrusse per sempre l’intimità con Wagner. Se all’epoca sembrò prevalere la figura spettacolare ed emozionante di Wagner, oggi possiamo dire che sia Nietzsche sia Wagner rimangono due punti di riferimento del tutto indispensabili e complementari per la nostra esperienza e la nostra vita culturale.

Sandro Cappelletto: Questa mattinata ci ha offerto una straordinaria guida all’ascolto per la nuova stagione di Santa Cecilia. Ti ringrazio, Quirino, per essere venuto da Milano e per aver condiviso con noi la bellezza e la profondità della tua traduzione.

Pubblicato in: 
GN51 Anno XVIII 26 ottobre 2026
Scheda
Titolo completo: 

Accademia Nazionale di Santa Cecilia - Roma

DOMENICA 18 OTTOBRE ORE 11
Sala Santa Cecilia (Auditorium Parco della Musica)

I segreti di Wagner
Introduzione a Siegfried
Con Corrado Augias, Sandro Cappelletto e Quirino Principe

Biglietti a € 10
Riduzione giovani, under 26 e abbonati € 8

Info: www.santacecilia.it