- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Oper Graz. L'inno spensierato di On the Town
La musica del giovane Leonard Bernstein con il musical On the town risplende in Austria, al Teatro dell’Opera di Graz, dove resterà in scena sino al 12 febbraio prossimo e dove ha registrato il tutto esaurito. Il Maestro Stefan Birnhuber ha diretto l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Graz, mentre la direzione del Coro è stata del Maestro Johannes Köhler. L'allestimento è stato curato da Felix Seiler.
E' andato in scena uno di quei titoli che sono rari in Italia, On the Town, musical godibilissimo scritto dal compositore americano Leonard Bernstein nel 1944 (nel link il compositore dirige tre episodi dal suo musical con la New York Philarmonic quello stesso anno), su libretto di Betty Comden e Adolph Green (gli stessi di “Singin’ in the Rain”), nato da un’idea del coreografo statunitense Jerome Robbins.
Primo grande successo dell’allora venticinquenne compositore e direttore d’orchestra, ponte naturale fra musical classico, danza moderna e jazz sinfonico, l’opera continua a trionfare in questi giorni nello storico teatro austriaco grazie al brillante allestimento firmato da Felix Seiler, in versione originale ed alcuni testi in tedesco.
Il regista teatrale tedesco Felix Seiler, classe 1982, confeziona uno spettacolo che funziona sotto ogni aspetto: ricco di glamour, curato nei dettagli, dinamico nei cambi di scena e carico di energia, conservando quel ritmo cinematografico che rende omaggio anche all’omonimo film MGM del 1949 con Gene Kelly e Frank Sinatra.
Seiler è coadiuvato nelle scene da Darko Petrovic che restituisce con leggerezza e precisione la New York degli anni Quaranta, con i suoi grattacieli imponenti, i grandi ponti in ghisa e la metropolitana, senza tralasciare i locali brulicanti di vita e musica e i suoi luoghi iconici, come la celebre Coney Island, facendola diventare la vera protagonista del musical.
On the Town è un musical in due atti che aprì la strada al successivo e celeberrimo West Side Story, scritto sempre in collaborazione con Robbins, debuttò il 28 dicembre 1944 al Teatro Adelphi di Manhattan, dove rimase in scena per due anni consecutivi con la regia di George Abbott. L’opera ha goduto negli anni di una certa popolarità nell’area di lingua tedesca, a differenza del nostro Paese, dove viene rappresentata raramente per ragioni storiche e per l’altissimo livello richiesto in termini di canto, danza e recitazione a tutto il cast.
A distanza di ottant'anni il musical continua a funzionare. In primis grazie a una trama semplice ma efficace, che il regista rispetta con intelligenza e lungimiranza: tre marinai — Gabey, Chip e Ozzie — in licenza per sole ventiquattro ore a Manhattan, non desiderano visitare monumenti o musei, ma trovare, nel brevissimo tempo a disposizione, una ragazza nella metropoli che li accompagni. Un obiettivo tutt’altro che semplice. La vicenda diventa così l’occasione per dar vita a un inno alla spensieratezza, che offre non solo motivi musicali orecchiabili, ma anche personaggi ricchi di umorismo, capaci di conquistare il pubblico, e un omaggio dichiarato alla Grande Mela.
Seiler valorizza appieno i punti di forza del musical grazie ad una efficace messa in scena, alla qualità della Compagnia stabile di canto e danza del Teatro di Graz, solida e affiatata, in grado di sostenere gli impegnativi numeri musicali (prima di conquistare Broadway come musical, On the Town era stato rappresentato come balletto da Jerome Robbins) una vocazione coreografica che resta centrale nello spettacolo. In scena. Gli interpreti, giovani e preparati, danno piena forma alle coreografie di Danny Costello, dinamiche e mai fine a se stesse.
Convincente anche l’intero cast che regala interpretazioni ben calibrate a partire da Dennis Hupka nei panni dell’ingenuo Chip, Simon Stockinger in quelli del pensieroso Gabey e Fabian Kaiser nel ruolo di Ozzie. Molto ben caratterizzate anche le tre protagoniste femminili: una grintosa Clara Mills-Karzel, nei panni della tassista affamata d’amore Hildy Esterhazy, Veronika Hörmann una brillante Claire De Loone dalla voce di usignolo, e Maria Joachimstaller, l’adorata “Miss Turnstiles” desiderata e sognata da Gabey.
Gli applausi scroscianti il pubblico li riserva anche al baritono Ivan Oreščanin, irresistibile nel ruolo en travesti della divertente e sempre ubriaca insegnante di canto Madame Dilly.
A impreziosire ulteriormente l’allestimento contribuisce poi la parte musicale con l'Orchestra dell'Opera di Graz, diretta con precisione e sensibilità dal giovane Stefan Birnhuber, capace di esaltare una colonna sonora ancora sorprendentemente attuale. La partitura di Bernstein, si sa, anche in quest’opera giovanile fonde stili musicali americani diversi — jazz, blues, elementi sinfonici e sincopi ritmiche — mescolando linguaggio classico e popolare, come nelle ballate “Lucky To Be Me” e “Lonely Town”, nel numero sudamericano “Ya Got Me”, nei ritmi boogie-woogie di “I Can Cook Too” e nella parodia d’opera “Carried Away”.
E la forza dello spettacolo si coglie fin dal travolgente numero iniziale “New York, New York”, divenuto rapidamente il brano simbolo del musical a cui fanno seguito via via i numerosi cambi di scena, che non rallentano mai il ritmo narrativo, e gustosi siparietti. Appropriati i costumi di Sarah Rolke, efficace la regia luci di Michael Grundner, così come le proiezioni di Herwig Baumgartner: il risultato è un quadro visivo d’impatto, mai eccessivo o ridondante.
Un allestimento davvero compiuto, quello visto a Graz, destinato a rimanere un punto di riferimento nel panorama dello spettacolo musicale europeo.


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