- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
Opera al Circo Massimo. Il Gladiatore nell'arena, sontuoso cine-concerto
In un certo senso, si è tornati sul “luogo del delitto”. E per quanto riguarda l'autore del delitto, anzi, dei delitti, il nome è sempre lo stesso: Commodo, imperatore vile, sanguinario e alquanto complessato, interpretato sullo schermo da un notevolissimo Joaquin Phoenix. Tutto questo per dire che avevamo già apprezzato l'idea di portare Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott, in forma di cine-concerto, al Circo Massimo, quando ciò avvenne alla presenza dello stesso, irresistibile Russell Crowe (ossia il generale Massimo Decimo Meridio) nel giugno 2018. Un'esperienza indimenticabile. E l'abbiamo voluta pertanto bissare il 4 luglio scorso, quando il Teatro dell'Opera di Roma ha voluto riportare Il Gladiatore nell'arena, pardon, al Circo Massimo, con una formula almeno in parte simile.
Cosa è cambiato in questi anni? Di certo non il film: Il Gladiatore resta non soltanto una delle migliori pellicole di Ridley Scott, ma anche uno dei più emozionanti kolossal hollywoodiani ambientati nell'Antica Roma, intriso di valori che attraversano i secoli, con un personaggio come il suddetto Massimo Decimo Meridio ormai divenuto leggenda e un retroterra culturale solido, ben rappresentato in scena dall'anziano imperatore Marco Aurelio. Alla sua saggezza, del resto, aveva prestato il volto un altro grande attore, il compianto Richard Harris. Da allora si deve registrare, semmai, l'uscita in sala dell'atteso seguito Il Gladiatore II, ma forse qui sarebbe meglio soprassedere. A nostro parere l'ultimo capolavoro di Ridley Scott resta il sottovalutatissimo The Last Duel (2021), per quanto accolte meglio al botteghino le sue produzioni cinematografiche successive ci appaiono tronfie, incongrue; con il kitsch di fondo, le soluzioni narrative bislacche e l'approccio pacchiano alla Storia de Il Gladiatore 2 a rappresentare probabilmente il picco negativo. In quel guazzabuglio, gusto personale, a salvarsi era giusto Dondo, la beffarda scimmietta degli imperatori Geta e Caracalla. Ma solo per la simpatia.
Tornando al ben più glorioso Il Gladiatore, alcuni cambiamenti nella fruizione del cine-concerto vi sono senz'altro stati. A partire dalla presenza del sempre più corpulento e ridanciano “mattatore”, Russell Crowe, che nel 2018 si era presentato al Circo Massimo in carne e ossa, per un breve saluto, mentre quest'anno si è palesato solo attraverso un video-messaggio, regalando comunque ai presenti sprazzi di gioia e di goliardia. Sempre nel 2018 più vivace era la cornice, essendo stati convocati o comunque ammessi diversi gruppi di rievocazione storica romana, che avevano saputo aggiungere un tocco di colore alla serata. In compenso la versione più “sobria” di quest'anno ci è parsa superiore sotto il profilo tecnico e organizzativo. Migliore lo schermo, più curata l'acustica, per valorizzare ulteriormente un cine-concerto che, vista la qualità del lungometraggio e della sua colonna sonora, non manca di assicurare ogni volta un tocco di magia alla visione.
Per una tanto vibrante colonna sonora, come è noto, Ridley Scott, si era rivolto nuovamente ad Hans Zimmer, con il quale aveva già collaborato per Black Rain (1989) e Thelma e Louise (1991). Il risultato è qui di una potenza e di una grazia indescrivibili, con l'orchestrazione che assicura ritmo e vigore alle scene più epiche, non dimenticandosi però di sottolineare i momenti intimi, introspettivi, finanche mistici. Riprendiamo volentieri il concetto dal libretto stesso della serata: “Quando la musica non esprime l'esoterico o l'etereo, è saldamente radicata nella tradizione classica occidentale e fa affidamento sull'orchestrazione formale per sottolineare l'azione, la grandezza e la maestosità. Le idee vagamente wagneriane impregnano i primi scorci di Roma, rivestiti d'oro e di marmo, mentre le ombre di Holst e Strauss fanno da sfondo alle miriadi di battaglie e di scontri”.
Tale composizione, cui si è ben adattato l'affiatatissimo ensemble costituito dall'Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma, ha beneficiato per l'occasione della direzione impeccabile di Ludwig Wicki e dell'imprescindibile apporto di Lisa Gerrard, la cui voce ha saputo aprire varchi metafisici nella così furente e sognante nottata al Circo Massimo. Location, questa, che tra giugno e luglio è riuscita ad offrire al pubblico capitolino non pochi appuntamenti imperdibili, se si considerando le presenze precedenti o successive di Riccardo Cocciante, di Edoardo Bennato, di Patti Smith e dello storico Alessandro Barbero, solo per fare alcuni nomi.

