- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
Opera di Roma. Ariadne, la musica tra il sacro ed il faceto
Con una voce perfetta come quella di Angela Brower per il Compositore, torna dopo 35 anni di assenza al Teatro dell'Opera di Roma Ariadne auf Naxos di Richard Strauss con David Hermann, che firma la regia dell’opera con le scene di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour e i costumi di Michaela Barth. Il titolo straussiano in programmazione dal 1° al 10 marzo 2026 ha visto sul podio Maxime Pascal, che avevamo già apprezzato nel 2017: aveva diretto un concerto dedicato a Thomas Adès (Danze da Powder Her Face), Luciano Berio (Rendering) e Francis Poulenc (La voix humaine, con Anna Caterina Antonacci).
Ariadne auf Naxos è la più famosa delle Arianne in circolazione nei teatri: citiamo a volo d'uccello la cantata a firma Johann Adolph Scheibe cui segue la cantata del più celebre Joseph Haydn; poi quella di Georg Anton Benda, che è un testo teatrale in un atto con tre attori ed un piano. Possiamo citare poi Bacco e Arianna che è un balletto di Albert Roussel; ed il Lamento di Arianna, frammento da L'Arianna di Claudio Monteverdi, che si potrebbe completare con il tocco stilistico dei preraffaelliti con il bel quadro di Arianna a Nasso, 1877, dipinto da Evelyn De Morgan.
Ariadne auf Naxos di Richard Strauss fu scritta tra 1912 e 1916 traendola da Le Bourgeois gentilhomme di Molière e il libretto fu curato da Hugo von Hofmannsthal. L'amico Hofmannsthal per Strauss aveva già scritto quelli di Salomé (1905), di Der Rosenkavalier (1911), ed in seguito si occupò di Die Frau ohne Schatten (1919) e Die ägyptische Helena (1928). Opera breve di un prologo ed un atto, Ariadne ebbe soprattutto successo nella sua versione finale che andò in scena con successo alla Wiener Staatsoper il 4 ottobre del 1916 (la primissima a Stoccarda nel 1912).
L'opera è una sorta di metateatro composto da un preludio (Vorspiel), seguito da un atto senza soluzione di continuità), insolito per l'epoca: la raffinata ouverture orchestrale presenta tutti i temi dell’opera e ci spiega che siamo a Vienna nel secolo XVIII, nella sontuosa villa di un ricchissimo aristocratico, dove si prepara la rappresentazione dell’opera seria Ariadne auf Naxos, dedicata al mito di Arianna lasciata da Teseo sull'isola di Naxos: in forma brevis, Arianna dopo aver salvato Teseo dal labirinto di Cnosso, viene abbandonata (appunto la derivazione del lemma “piantata in asso”) sull'isola di Nasso, dove troverà Bacco che si innamorerà di lei.
L’autore dell’opera è un giovane compositore, allievo del Maestro di musica che presta servizio nel palazzo. La rappresentazione costituisce una sorta di dono generoso che il padrone vuole offrire ai suoi invitati. Gli organizzatori, e in particolare il maggiordomo, annunciano che lo spettacolo avrà una continuazione con una sorta di sequel allegro accompagnato da danze, ossia con una specie di farsa musicale.
Il compositore dell'opera si sente offeso come artista, anche perché il maggiordomo e il signore considerano i musicisti alla stregua di servitori di basso rango; tuttavia, il suo insegnante di musica lo spinge ad accettare i capricci del suo cliente, affinché egli non perda il compenso per la sua composizione. Intanto fervono i preparativi per le due rappresentazioni; il compositore rimane in particolare affascinato da Zerbinetta, colei che dirige la compagnia comica.
Gli stessi comici non sono entusiasti all’idea di esibirsi dopo un’opera “seria” e vorrebbero che la serata cominciasse con la loro pièce farsesca. Poco prima dell’inizio della rappresentazione, il maggiordomo cambia ancora una volta i suoi piani. Ora l'opera e la commedia devono essere eseguite contemporaneamente, in modo che la performance sia più breve e lasci il posto a uno spettacolo pirotecnico. Mentre il compositore avrebbe volentieri distrutto la sua opera migliore, il maestro di musica gli consiglia di operare dei tagli per salvare il tutto; dal canto suo, il maestro di danza sottolinea le capacità di improvvisazione degli attori.
Il compositore è molto riluttante a fare quello che gli altri gli suggeriscono, ma solo quando ha modo di confrontarsi con Zerbinetta può vedere la questione sotto una luce veramente diversa. Per Zerbinetta i comici dovranno intervenire in un secondo momento per rallegrare la principessa nella deserta Nasso. E confida poi al compositore che lei, in apparenza fatua e poco seria, sta cercando l’uomo della sua vita a cui giurare eterna fedeltà.
A questo punto comincia l’opera vera e propria: le tre ninfe Naiade, Driade ed Eco esprimono il loro rammarico e la loro immedesimazione simpatetica per il dolore di Arianna che è stata abbandonata su un'isola deserta dal suo amato Teseo, cui a suo tempo salvò la vita. Ora la sua unica aspirazione è la morte.
Zerbinetta e i suoi quattro compagni, Arlecchino, Brighella, Truffaldino e Scaramuccio, tentano invano di confortare Arianna sempre più in preda all'angoscia, ricordandole il valore terapeutico del tempo. Zerbinetta in particolare, che è solita passare da un amante all'altro senza preoccuparsi più di tanto, spiega ad Arianna con doviziosi particolari il suo atteggiamento rispetto ai temi dell'amore e della devozione, sottolineando come in fondo tutti gli uomini sono traditori.
Dal momento che Ariadne non dà segno di voler prendere ispirazione da ciò che Zerbinetta le sta dicendo, l’attrice rinuncia, divisa tra il suo desiderio di indipendenza e l’amore che prova per gli uomini di cui si invaghisce. Ogni nuovo amante le sembra davvero simile a un essere divino; d’altro canto, ognuno dei quattro uomini tenta di guadagnare il favore di Zerbinetta e liberarsi dei suoi rivali. Dopo che costei ha fatto la sua scelta, optando per Arlecchino, le tre ninfe annunciano l'arrivo del dio Bacco. Figlio di Giove e Semele, è appena sfuggito dalle grinfie di Circe, e quando vede Arianna crede di essere caduto ancora una volta sotto l’incanto della maga. Arianna, da parte sua, prima lo scambia per Teseo e poi pensa che si tratti di Hermes, il messaggero della morte, pregandolo di portarla con sé. Axelle Fanyo è Ariadne, già apprezzata a Roma nella prima italiana di Adriana Mater di Kaija Saariaho firmata da Peter Sellars. Attivo su palchi internazionali quali Royal Opera House, Staatsoper Unter den Linden e Finnish National Opera Tuomas Katajala interpreta invece Bacchus con grande intensità.
A quel punto i due si rendono conto ciascuno di chi sia l’altro. In realtà, Arianna e Bacco subiscono una metamorfosi: egli si rende conto di essere una divinità e lei di essere disposta ad amarlo di nuovo - come prevedeva il compositore e come Zerbinetta profetizzava che sarebbe stato. Il vero credo di Zerbinetta è quello per cui ogni nuovo amante arriva sempre come un dio (Kommt der neue Gott gegangen,/ Hingegeben sind wir stumm! – Se il nuovo dio si è avvicinato,/ci siamo offerti a lui senza parlare).
In questo caos tra opera seria e commedia dell'arte, tra baruffe col compositore offeso e sedotto da Zerbinetta, si avvicendano sul palco i personaggi tutti, riuniti dal regista David Hermann in un luogo in cui tutto viene stravolto, non solo, i sessi vengono resi ambigui con il trans – il bravo Dan Karlström nel ruolo del Maestro di Danza (Ein Tanzmeister). Il dotatissimo soprano Ziyi Dai ha svolto egregiamente il suo ruolo: la giovane soprano premiata in concorsi internazionali ha interpretato la celebre aria “Großmächtige Prinzessin” in modo ineccepibile ed è stata a lungo applaudita dal pubblico.
Il Compositore, Der Komponist, la voce del mezzosoprano Angela Brower è, meritatamente, la piu' applaudita in assoluto: voce piena, capace di interpretare tutti i colori ed il fraseggio struggente dell'aria in cui perora la sua causa: "Musik ist eine heiliger Kunst, zu versammeln alle Arten von Mut wie Cherubim um, einen strahlenden Thron, und darum ist sie die heilige unter den Künsten, die heilige Musik!" (trad. ita.:La musica è un’arte sacra, capace di riunire ogni sorta di coraggio come i cherubini attorno a un trono splendente, ed è per questo che è la più sacra tra le arti, la musica sacra!).
Ascoltata anni fa ad Aix en Provence nella stesso ruolo, è interprete di rango delle opere di Strauss, Octavian in Der Rosenkavalier e sarà Adalgisa in Norma alla Staatsoper di Berlino in maggio e subito dopo, a giugno, Dorabella alla Staatsoper di Vienna in Così fan tutte.
Buono complessivamente il resto del cast: Äneas Humm è Harlekin. Completano il cast Charles Morillon (Haushofmeister), Adrian Eröd (Musiklehrer), Matteo Ivan Rašić (Scaramuccio), Karl Huml (Truffaldino), Manuel Günther (Brighella), Michela Guarrera (Dryade), Lukáš Zeman (Perückenmacher), Dan Karlström (Tanzmeister), Giovanni Di Deo (Offizier). Jessica Ricci, Sofia Barbashova e Dayu Xu, tutti talenti del progetto Fabbrica Young Artist Program, interpretano rispettivamente Najade, Echo e Lakai.
Altrettanto favorevole il pubblico, per un'opera nel suo insieme divertente tra il serio ed il faceto, con buono ed evidente rilievo dato – tra qualche passaggio più propriamente “trasfigurato” dai pomei sinfonici dello stesso Strauss, pensiamo ad Also sprach Zarathustra, per esempio – all'atmosfera da valzer viennese coadiuvato dall'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma accuratamente diretta dal M° Maxime Pascal. che ogni tanto annoverava tocchi wagneriani.




