- Articolo di:Teo Orlando
Domenica 4 gennaio 2026 nel piccolo e raccolto Teatro Il Cantiere, situato nel cuore di Trastevere, abbiamo assistito a un incontro speciale: quello tra Marilena Paradisi e Kevin Harris, nel nome del jazz storico e dell'avanguardia contemporanea. Si presentava con una promessa impegnativa: un concerto “speciale” incentrato su improvvisazione e libertà creativa, con l’interplay come vera trama della serata. Non si tratta di etichetta di comodo: l’assetto in duo, essenziale e scoperto, impone che ogni secondo venga guadagnato con ascolto reciproco, perché senza una scaletta protettiva (o un repertorio “salvagente”) la musica vive o muore nel modo in cui due personalità riescono a farsi spazio senza schiacciarsi.
Piacenza Teatro Comunale. Tra Fede e Amore inaugura Stiffelio
Il pubblico, che gremiva il Teatro Comunale di Piacenza, è stato affascinato dalla trascinante messa in scena di Stiffelio di Giuseppe Verdi, merito di un cast eccellente nelle tre parti principali: il baritono, Vladimir Stoyanov, il soprano, Lidia Fridman, e il tenore, Gregory Kunde, formidabile protagonista, e dell’acuta regia di Pier Luigi Pizzi. Leonardo Sini ha diretto l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza.
Stiffelio, un titolo poco conosciuto e rappresentato, è un'opera lirica in tre atti composta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, rappresentata in prima assoluta il 16 novembre 1850 al Teatro Grande di Trieste. Il libretto è basato sulla commedia francese di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois, Le Pasteur, ou L'Évangile et le Foyer (1848), un testo conosciuto in Italia nella traduzione di Gaetano Vestris.
L'opera ha per protagonista un pastore protestante, Stiffelio, e affronta il tema dell'adulterio della moglie, argomento per l'epoca molto scabroso e ambientato nella contemporaneità, aspetti non graditi dal pubblico. L’opera ebbe scarso successo, inoltre le modifiche a cui le censure locali sottoposero l'opera non aiutarono la comprensione dell’argomento, che ha la sua forza negli elementi psicologici e introspettivi. Nel 1851 l'opera fu rappresentata a Firenze con il titolo Guglielmo Wellingrode e il protagonista trasformato in un primo ministro tedesco, ma l’esito non cambiò.
Tutte queste circostanze spinsero Verdi, che credeva nella validità dell’opera e non si rassegnava al suo insuccesso, a modificarla. La nuova versione, con il titolo di Aroldo fu realizzata aggiungendo il quarto atto e retrodatando l'azione al medioevo, cosa che rese la vicenda incongrua con il periodo. Quando fu messa in scena il 16 agosto 1857 al Teatro Nuovo di Rimini non ebbe un deciso successo e l’opera non girò nei teatri come il compositore avrebbe sperato.
Verdi era così convinto che Stiffelio non avesse alcuna probabilità di essere riproposto che fece i cambiamenti direttamente sulla partitura autografa, di conseguenza non esiste la partitura autografa. Erano rimasti solo gli spartiti per canto e pianoforte, ma il ritrovamento di due copie dell’originale in partitura completa, uno di Stiffelio e uno di Guglielmo Wellingrode, nella biblioteca del Conservatorio di musica di S. Pietro a Maiella di Napoli permise la prima esecuzione moderna di Stiffelio, nella revisione di Rubino Profeta al Teatro Regio di Parma il 26 dicembre 1968.
La svolta decisiva però si è avuta nel 1992, col ritrovamento, nella biblioteca privata degli eredi del compositore a Sant’Agata, di quasi tutte le sezioni mancanti della partitura autografa: dodici fascicoli di schizzi di Verdi, frammenti scartati di partitura scheletro (partitura semplificata prima dell’orchestrazione) per Stiffelio e quattro fascicoli di schizzi particolarmente importanti per il testo vocale, soprattutto quello del Finale Ultimo, perché contengono l’unica versione completamente non censurata per Aroldo. Inoltre l’autografo dello Stiffelio contiene un buon numero di aggiunte annotate con una matita colorata durante le prove della prima rappresentazione con indicazioni di tempo, di dinamica, di pizzicato ed arco, accidenti, accenti, legature e talvolta cambiamenti di note. L’edizione critica di Stiffelio pubblicata nel 2003 è stata realizzata da Kathleen Kuzmick Hansell, dopo un lungo e complicato lavoro.
Verdi tra la fine degli anni 40 e inizio’50 dell’ottocento cercò nuovi testi drammaturgici, che stimolassero la sua creatività, oltre all’amato Shakespeare, si orientò sul teatro a lui contemporaneo con protagonisti né storici, né religiosi, né mitici, ma persone normali. In Luisa Miller (1849) i protagonisti sono due giovani divisi dal censo e dalle ambizioni politiche del padre del ragazzo, in Stiffelio (1850) c’è la crisi matrimoniale tra un pastore protestante e sua moglie e infine in Traviata (1853) la protagonista è un a una prostituta. L’affascinante trilogia di teatro contemporaneo dimostra l’interesse drammaturgico non conformista nell’affrontare temi scabrosi, che gli crearono problemi con la censura e anche, nel caso di Stiffelio, l’incomprensione del pubblico.
Tornando a Stiffelio, è il nome che Rodolfo MüIler, pastore della setta degli Assasveriani, ha dovuto adottare in per sfuggire alla persecuzione nella cattolica Salisburgo. È stato accolto nel castello del Conte Stankar e ne ha sposato la figlia Lina. La vicenda del libretto scritto da Piave non menziona gli antefatti che portarono all’adulterio di Lina, la moglie, presenti nei primi due atti del testo teatrale, ma inizia con il ritorno di Stiffelio dopo una lunga assenza. Stiffelio è una persona onesta, coerente e profondamente convinta del suo credo religioso, inoltre è molto innamorato e ha una totale fiducia nella moglie. Il succedersi di vari eventi lo portano a scoprire quello che è accaduto nella rivelazione del secondo atto, quando interrompe il duello tra Stankar e l’amante della moglie, Raffaele, se per un momento pensa di battersi a duello con quello che considera un rivale, il coro proveniente dalla chiesa e Jorg, altro pastore, lo fanno desistere.
Nel terzo atto Stiffelio mette alla prova i due amanti, chiede a Raffaele, se sarebbe disposto a sposare Lina nel caso fosse libera, ma l’uomo si mostra poco incline a farlo, comunque viene invitato ad ascoltare il colloquio che Stiffelio avrà con la moglie. Stiffelio ricorda alla moglie che l’ha sposata sotto falso nome, perché perseguitato per il suo credo, per questo motivo è possibile divorziare. Lina, dopo un breve dialogo, acconsente, deludendo il marito che pensa di avere la conferma della fine del suo amore. Poi però Lina gli chiede di ascoltarla: Stiffelio disperato non vorrebbe, ma la donna insiste e pretende che l’ascolti come pastore in confessione. Lina spiega che sì, è colpevole, ma non ha mai cessato di amarlo e non vuole perderlo. Nel frattempo Stankar ha ucciso Raffaele. Stiffelio deve recarsi in chiesa per la funzione religiosa, ai piedi del pulpito vede la moglie, è sconvolto dalla sua presenza, ma si fa forza e aprendo a caso il testo trova il passo del Vangelo dell’adultera e dal pulpito la perdona.
Stiffelio è l’opera più sintetica e breve di Verdi, in cui il compositore sperimenta nuove forme musicali per la riuscita dello svolgimento della drammaturgia teatrale, non caso la sua creazione è parallela a Rigoletto, l’opera con le forme più innovative della cosiddetta Trilogia popolare. Bisogna anche ricordare l'illuminante giudizio di Silvio D’amico, fondatore dell’Accademia d’arte drammatica, che affermava che Verdi è il nostro grande drammaturgo dell’Ottocento. Dopo la sinfonia iniziale, non c’è il coro come si usava, ma l’aria di basso profondo, di Jorg, altro ministro assasveriano e assistente di Stiffelio che introduce nell’austero ambiente della setta. Il protagonista è un tenore, e, aspetto sconcertante per il pubblico dell’epoca, non ha arie vere e proprie a differenza del soprano e del baritono, nella narrazione dello strano caso fattagli dal barcarolo ci sono pertichini, interventi significativi di commento dei presenti, ma non è una vera e propria aria. Il personaggio si svela nei dialoghi, soprattutto quelli con la moglie. Per Verdi, nella sua visione del melodramma, cioè teatro in musica, la realizzazione di dialoghi efficaci nello sviluppo della drammaturgia ha una importanza decisiva, e portò a una notevole elaborazione dialogica nelle opere successive e all’adozione del declamato melodico.
Per questo motivo il lavoro del regista con i cantanti è essenziale, un regista che, ovviamente, abbia anche una vasta esperienza del teatro di prosa come è Pier Luigi Pizzi. Infatti l’accurato lavoro fatto con i cantanti ha dato i suoi frutti, coinvolgendo il pubblico in una vicenda, in cui gli aspetti psicologici e le conseguenti sfumature espressive hanno un notevole peso per delineare le motivazioni dei tre personaggi principali. L’ambientazione è stata nell’epoca in cui si svolge la trama, le scene e i costumi ideati da Pizzi hanno immerso in un ambiente di austera sacralità, che è stata evidenziata dalla scelta del bianco e nero come unici colori anche dei costumi. Ha contribuito alla riuscita dello spettacolo la scelta delle luci di Massimo Gasparon, che ha collaborato anche alla regia. La scelta della luce, che si irradia dalla statua del Cristo nel momento del perdono e invade la scena mettendo in primo piano Stiffelio e Lina, non sarà in linea con le credenze protestanti, ma è funzionale a risolvere l’ambiente emotivo della scena e a porre un interrogativo allo spettatore: ”Nel perdono di Stiffelio è stata più determinante la fede o l’amore?”
Leonardo Sini alla sua seconda esperienza con Stiffelio ha assecondato la teatralità incalzante degli avvenimenti, l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini ha ben eseguito le intenzioni del direttore e così il Coro del Teatro Municipale di Piacenza ottimamente preparato da Corrado Casati.
La parte di Stiffelio è vocalmente insolita per il tenore, perché è sviluppata nella parte bassa e centrale della vocalità tenorile, in quanto adatta a un marito non giovane che è un pastore. Gregory Kunde ha debuttato nella parte, che si aggiunta all’innumerevole varietà di personaggi da lui affrontati. L’emissione vocale è sempre limpida e sicura e ha risolto con intelligenza questo ruolo, inoltre la sua capacità attoriale affinata negli anni e la sua sensibilità di grande artista gli hanno permesso di rendere la complessità psicologica del personaggio, coinvolgendo il pubblico, che al termine gli ha dedicato una esaltante acclamazione.
Lidia Fridman, anche lei debuttante nel ruolo di Lina, lo ha affrontato con disinvoltura, non solo superando le insidie belcantiste della parte, ma anche dando intensità all’espressione del rimorso nelle arie, che sono state applaudite a scena aperta. Possiede una luminosa voce sopranile, che sa ben usare nel delineare i vari stati d’animo che il personaggio richiede e ha una naturale presenza scenica, che si impone.
Vladimir Stoyanov è stato Stankar, un ruolo di baritono nobile, che gli è congeniale e ha già ricoperto, il timbro, morbido e ricco di sfumature unito a una duttile capacità interpretativa, ha dato spessore a questa nobile e intensa figura paterna affine a quella di Miller. Una bravura che gli è stata riconosciuta con un lungo e intenso applauso alla fine dell’aria del terzo atto.
Jorg, è un ruolo, che la voce di basso bronzea e sicura di Adriano Gramigni, ha assolto con sicurezza e disinvoltura scenica. Carlo Raffaelli è stato Raffaele, una parte breve per tenore, che ha interpretato con sicurezza; bene Carlotta Vichi come Dorotea, mezzosoprano, e Paolo Nevi, tenore, come Federico di Frengel.
Il pubblico ha accolto con lunghi e scroscianti applausi tutti gli interpreti, il direttore e lo staff di Pizzi, sono stati particolarmente accesi quelli rivolti a coloro che hanno ricoperto i ruoli principali, Vladimir Stoyanov e Lidia Fridman, e per Gregory Kunde e Pier Luigi Pizzi le acclamazioni sono state appassionate e infuocate.


