- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
Trieste Teatro Verdi. L'eleganza esotica de La Bayadera
Il Teatro Verdi di Trieste ha appena presentato, il 9, l'11 ed il 12 luglio La Bajadera di Emmerich Kálmán con adattamento e regia di Andrea Binetti. Proposta nell’ambito del Festival dell’Operetta 2026, La Bayadera è fra le operette che hanno contribuito a rinnovare il teatro musicale del primo Novecento ed occupa un posto particolare.
Presentata per la prima volta al Carltheater di Vienna il 23 dicembre 1921, l’opera di Emmerich Kálmán nasce in un momento di trasformazione dell’operetta viennese, che accanto all’eleganza del valzer inizia ad accogliere nuovi ritmi e una diversa sensibilità teatrale. Ambientata in una Parigi cosmopolita attratta dal fascino di un Oriente immaginario, l’opera conquistò rapidamente il pubblico europeo, imponendosi tra i maggiori successi del compositore ungherese.
La produzione del Teatro Verdi di Trieste, con adattamento e regia di Andrea Binetti, affronta questo classico con rispetto, privilegiando una lettura lineare che lascia alla musica il compito di guidare il racconto. La regia accompagna con equilibrio lo sviluppo della vicenda, senza ricercare particolari effetti o riletture contemporanee, mantenendo sempre chiara la scansione narrativa.
La storia è quella dell’incontro tra il principe indiano Radjami di Lahore e la celebre attrice Odette Darimond, diva del Théâtre Châtelet di Parigi. Da un colpo di fulmine nasce una vicenda fatta di equivoci, differenze sociali e convenzioni, nella quale il gioco del teatro nel teatro costituisce uno degli elementi più riusciti della costruzione drammaturgica.
L’impianto scenografico sceglie una strada essenziale. Le scene risultano volutamente minimali e forse, considerando il prestigio produttivo del Teatro Verdi, ci si sarebbe potuti attendere un maggiore sviluppo scenico. Questa scelta viene tuttavia in parte compensata dall’utilizzo di proiezioni fisse sul fondale che, pur nella loro semplicità, contribuiscono a definire le diverse ambientazioni e a restituire l’atmosfera esotica immaginata da Kálmán senza appesantire l’azione.
Se l’allestimento convince per equilibrio, è soprattutto sul piano interpretativo che lo spettacolo trova il suo punto di forza. Ana Petricevic, nel ruolo di Odette Darimond, offre una prova di notevole spessore, distinguendosi sia vocalmente sia per presenza scenica. La sua interpretazione evita ogni eccesso, costruendo un personaggio elegante, credibile e sempre misurato. Fin dalle prime scene riesce a imporsi come il naturale centro dell’azione, sostenendo con autorevolezza i momenti lirici e quelli più brillanti dell’operetta.
Attorno a lei il cast svolge con professionalità il proprio compito, contribuendo alla buona riuscita dello spettacolo, anche se è inevitabilmente la Petricevic a lasciare l’impressione più significativa della serata. La sua Odette possiede infatti quella naturalezza interpretativa che permette al personaggio di superare gli stereotipi dell’operetta tradizionale, conferendogli una convincente dimensione umana.
La direzione musicale di Andrea Albertin valorizza una partitura che continua a sorprendere per freschezza e varietà. Romanze, pagine corali e numeri d’insieme si alternano con fluidità, mentre le coreografie di Noemi Gaggi e Luca Miclausig accompagnano con discrezione l’evoluzione scenica, contribuendo a mantenere vivace il ritmo dello spettacolo.
A oltre un secolo dalla sua prima rappresentazione, La Bajadera conserva intatto il proprio interesse non soltanto per la qualità della scrittura musicale di Kálmán, ma anche per la capacità di raccontare, con leggerezza, temi universali come l’amore, il pregiudizio sociale e il confronto fra mondi diversi. La produzione triestina sceglie di non inseguire effetti spettacolari, puntando invece sulla solidità dell’opera e sulla qualità dell’esecuzione musicale. Una scelta che trova nella convincente interpretazione di Ana Petricevic il suo risultato più riuscito, offrendo al pubblico una protagonista capace di imprimere un segno personale a uno dei titoli più rappresentativi dell’operetta del Novecento.


