1984 Revisited. The Covid New Deal

Articolo di: 
Livia Bidoli
1984

Ieri ho ascoltato le dichiarazioni del Sovrintendente Laufenberg di uno dei grandi teatri di Germania: l'Hessisches Staatstheater Wiesbaden. Descrive la situazione attuale del suo teatro, fortunato perchè può contenere fino a 285 persone nella Großes Haus (che prima ne conteneva almeno 1500) e 77 nella piccola (fate le dovute proporzioni). Concesse calcolando il distanziamento sociale. Si chiede: gli altri artisti che non fanno parte di grandi realtà come questa – che, “proporzionalmente”, è fortunata –, come faranno?
Di questo si deve discutere e devono avere una voce.

I regimi totalitari odiano la libertà: che sia di parola, di movimento, di spirito, corporea. Loro, come ogni sadismo insegna, vi devono trattare come pacchetti da consegnare al destinatario, che sia l'ufficio di turno kafkiano; che sia un lavoro servile o dequalificato; che sia un lavoro qualificato e professionale da sottomettere con ogni mezzo al dettato totalitario.
I primi di cui si appropriano sono i giornali e le tv, i mezzi per propagandare il loro unico e permesso Verbo. Come in 1984 di Orwell, si inventa una nuova lingua (Newspeak si chiama nel romanzo orwelliano), per cui chiunque dissente viene accusato di infangare la realtà, perché la realtà la devono inventare loro e così il linguaggio. I sudditi di questo nuovo ordine (che ricalca il titolo dell'altro capolavoro distopico, quello di Aldous Huxley, che è infatti Brave New World, Il mondo nuovo) devono soltanto seguire i dettami ubbidendo e “collaborare”, esattamente come gli ebrei collaborazionisti etichettati così da Hannah Arendt nel suo capolavoro del 1961 La banalità del male, per cui si vide osteggiata dai suoi compatrioti in Israele per aver rivelato le verità più scomode del totalitarismo nazista, e non soltanto “l'eseguire gli ordini” cinico e glaciale di Adolf Eichmann mentre mandava gli ebrei ai forni sul treno per Auschwitz.

Io ho visto Auschwitz, alle 7 di mattina quando non c'era ancora nessuno: vuota, fredda e fangosa perché pioveva ed ero con un'amica polacca che ha vissuto il periodo della guerra. Senza di lei non ci avrei mai messo piede, mi metteva i brividi solo il pensiero. Campeggia una scritta più che positiva a leggerla senza il peso della storia: Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi. Mi viene in mente che l'Articolo 1 della nostra Costituzione della Repubblica Italiana ha messo il lavoro al primo posto. E penso ai negozi chiusi, alle imprese fallite in meno di 7 mesi: almeno il 30% hanno chiuso in modo permanente nei primi 4 mesi del 2020. Il lavoro di chi, dunque?
La distonia è evidente con l'Articolo 1, che deve garantire il lavoro.

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La  sovranità  appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

Noi sappiamo che i campi di lavoro erano campi di sterminio e che la “scusa” dei nazisti per giustificarli era raccontare ai tedeschi – che avevano eletto democraticamente il Partito Nazista – che gli ebrei stavano falcidiando l'economia tedesca.
Alla luce di questo, come può un popolo intero credere ciecamente nei propri governanti?
Le azioni spiegano le parole e non il contrario.

Come si può credere che ci salverà il Recovery Fund che l'Italia stessa paga per quasi la metà dell'importo? E le aziende chiuse, i negozi falliti, signifcano persone che hanno perso qualsiasi entrata economica. Fallimenti causati dalle misure prese dai governi per il covid che hanno generato in tutto il mondo 400 milioni di lavori a tempo pieno in meno: in rapporto alle ore lavorate in meno, nel secondo quadrimestre 2020, la maggior parte dei quali sono nei paesi in via di sviluppo o economie emergenti. La perdita di PIL in Italia è già a due cifre ed è fra i report più negativi.
Poi ci sono 1,6 miliardi di lavori in nero in meno nel mondo (o partite IVA, ed assimilabili) o cui hanno ridotto notevolmente gli stipendi perchè lavoravano nei settori maggiormente colpiti dai "confinamenti".

È evidente che in tutti gli altri casi di virus simil influenzali, dall'asiatica, alla russa a quella di Hong Kong, mai c'è stato bisogno di arrestare le persone nelle proprie case; chiudere le attività, in una parola, fermare il mondo.
L'indice di infezione RO, come mostra l'infografica nel link, è poco al di sopra dell'influenza mentre, comparato al morbillo, che ha RO 16, è esiziale.

Rivediamo ancora una volta il rapporto Istat sulla mortalità di quest'anno rispetto ai precedenti. I dati ISTAT ci confemano ancora a luglio 2020 che l'incremento della mortalità c'è stato solo ed unicamente durante il "confinamento". A maggio i dati erano nella media degli anni tra 2015 e 2019. Il "confinamento" e tutte le misure restrittive hanno fatto aumentare e non diminuire la mortalità, leggendo i dati Istat. Qualsiasi altra restrizione quindi è pericolosa per chiunque, e le persone fragili devono essere salvaguardate prima di tutto con cure ad ampio spettro, quindi con il rafforzamento del sistema immunitario e l'attenzione da parte del sistema sanitario, a partire dal medico di base.

In ultimo, una brutta notizia dal Quebec: in occasione del nuovo lockdown, la polizia riceverà un alert su chi terrà riunioni private illegali e potrà entrare nelle case dei sospetti. Le nuove misure proibiscono di ricevere ospiti con poche eccezioni come gli assistenti sociali o fornitori di servizi. Riunioni all'esterno sono illegali fra persone di famiglie diverse.

Il Belgio raccoglie dati resi anonimi attraverso le aziende telefoniche per il controllo dell'epidemia. Tutte le altre nazioni europee stanno facendo lo stesso: è un criterio comune che non richiede l'autorizzazione del singolo, non è consentito il rifiuto perchè resi anonimi e forniti senza tracciabilità. Le restrizioni che si stanno applicando e inasprendo sono quasi uguali alle nostre.

Pubblicato in: 
GN45 Anno XII 9 ottobre 2020