Filarmonica Romana. Sentieri rutilanti tra cromatiche distanze

Articolo di: 
Livia Bidoli
Filarmonica Romana

Il concerto del 19 febbraio alla Filarmonica Romana si compone di tre momenti: il primo dedicato a Ernest Chausson, musicista gravitante a Parigi nel circolo di Franck e Massenet; il secondo è dedicato all’architetto e pittore austriaco Friedensreich Hundertwasser da Silvia Colasanti, in prima assoluta;  il terzo è invece la trascrizione di Gustav Mahler per orchestra d’archi del Quartetto in fa min. op. 95 di Beethoven.

Sul podio ed al violino solista l’eccezionale Massimo Quarta, nella prima parte armonicamente assieme alla pianista russa Lilya Zilberstein ed ai Virtuosi Italiani che stemperano moderatamente la coloritura intensa dei quattro movimenti di Chausson del Concerto in re maggiore per pianoforte,  violino e archi op. 21 (1889).

Suoni francesi dal cromatismo wagneriano attentamente calcolato si alternano a momenti intimistici che ordinano le note come fiori recisi sul nascere. Particolarmente cadenzato il primo movimento Decidé, che avanza determinato ma circospetto per poi flettersi nella Sicilienne: Pas Vite, che con un incastro di melodie brevi tesse un flo di leit-motiv proseguendo nel Grave. Il Finale: Très animé fa emergere delle corrispondenze irrisolte in picchi virtuosistici su una tela moderata che presagisce i germi di un’età delirante come quella del Jazz e già ardente come il coevo ed originario tango.

Le colorate architetture di Friedensreich Hundertwasser (1928-2000) a Vienna sono famose per risvegliare nello spirito di chi le osserva ondate di felicità, esattamente come le ondulate pareti esterne, interne, ed i pavimenti di questo inno alla progettualità irrazionale.

Il quadro scelto da Silvia Colasanti per la sua prima esecuzione assoluta commissionata dalla Filarmonica Romana è del 1997 e s’intitola Rote Zunge, Blutwege, Wasserrauch (Lingua rossa, Sentieri di sangue, Fumo d’acqua). Lei ha ripreso il titolo Sentieri di sangue dando vita ad un’elaborazione lancinante e complessa del dipinto.

Le linee rosse centrali fanno sfilare i violoncelli in primo piano in un rincorrersi stremato di tutti gli archi per una corale sincopata. I picchi si livellano poi quasi afflosciandosi e respirando a fiato grosso. Ad u n certo punto l’inizio di un discorso tra due parti che poi si confondono in effluvi sottili e lunghe staffilettate agoniche, costruiscono il piano drammaturgico sottendente a tutti i lavori della compositrice. Una musica post-moderna che divide i momenti musicali in isole teatrali che si ricompongono nella rotondità grave del finale e percorsi tutti da un minimalismo appena accennato e travolto dalle variazioni. Un lavoro d’intelletto che sprigiona intensità incandescenti nutrendosi di sobbalzi dodecafonici.

Il Quartetto in fa min. op. 95 Serioso composto nel 1810 da Ludwig Van Beethoven ed eseguito nella versione per orchestra d’archi (con linea doppia tra violoncelli e contrabassi) di Gustav Mahler, è un’opera alla quale va riconosciuta una dimensione quasi novecentesca, soprattutto per i forti contrasti del primo movimento, l’Allegro con brio. Il seguente Allegretto ma non troppo si evidenzia come il momento più espressivo sia per la delicatezza dell’orchestrazione che vira attenta in un crescendo, sia per il potente dramma lirico che va disvelandosi nei seguenti Allegro assai e Larghetto in un concertato dinamico e veloce.

Pubblicato in: 
GN8/ 21 febbraio 7 marzo 2009
Scheda
Titolo completo: 

Virtuosi Italiani
Massimo Quarta direttore e violino solista
Lilya Zilberstein piano
Cconcerto del 19 febbraio
Accademia Filarmonica Romana
Teatro Olimpico

Ernest Chausson
Concerto in re maggiore per pianoforte, violino e archi op. 21

Silvia Colasanti
Sentieri di sangue. Ascoltando Friedensreich Hundertwasser
Prima esecuzione assoluta

Ludwig Van Beethoven/Gustav Mahler
Quartetto in fa min. op. 95 Serioso

Voto: 
8